Poi, quando l'orazione le aveva tornato alcuna calma, esclamava:—Signore, sia fatta la vostra volontà».

Alfine aveva declinati gli occhi al sonno; il sonno che, a malgrado dei tormentatori, vien pure soccorrevole alle ambasce del sofferente. Candida anima! il suo angelo le svolgeva innanzi sogni, visioni di tranquilli tempi andati, consolatrici speranze. Ridestandosi le immagini contemplate nel giorno, le era d'avviso trovarsi libera, e scorazzare sicura fra i suoi, sulle rive del lago Maggiore; ed era una primavera, bella quanto mai possa vedersi: tutto fiori, tutto riso, tutto quel mistico canto onde la natura par che conviti i mortali al banchetto della gioja e della benevolenza, e la fantasia vi aggiungeva quei magici vezzi che colorano un lungo desiderio insoddisfatto. Le pareva stare colà a trastullo colle fanciulle coetanee, ma esser già madre, e mostrare a quelle il suo bambino, che tenevasi alla poppa, e sollevandone lento lento i pannolini, scopriva ad esse quel viso d'alabastro, quegli occhi azzurri come il cielo, donde le era disceso.

Ed ecco la ferisce una voce lontana, fioca,—Margherita! Margherita!»

—È mio marito (dic'ella): quanto tempo che non ne intendo la voce!
Sarà uscito di prigione, e vorrà vedere suo figliuolo. Ora vengo.
Addio, compagne; state allegre finchè io ritorni».

E così continuando il sogno, alzasi di fatto dal giaciglio, e colla sorda voce del sonnambulo, risponde:—Vengo», e si muove realmente, e sente abbracciarsi. A quel tocco, all'intendere una voce che le suona qual dovette a Lazaro quatriduano sonare quella del divino amico che dal regno dei morti lo richiamava, si sveglia anch'essa, e trovasi in braccio al suo Francesco:—in braccio ad esso, e fra loro il fanciullo. Credeva sognare tuttavia, moveasi, fregava gli occhi;—quella era pure la mano di lui che le premeva il capo contro il suo volto; erano pur quelli i suoi baci: vere lacrime sentiva scorrere infocate tra la guancia di lui e la sua.

Qual momento! Godine, infelice! godine l'ebbrezza, meritata con sì lungo soffrire; godi un lampo che folgora attraverso la notte del tuo patire:—un lampo.

—Zitta (le disse Francesco) e seguimi».

Nulla rispose la Margherita; gli tolse dalle braccia il fanciullo, e lo strinse al cuore, lo coprì di baci, lo innondò di lacrime:—O madri, voi sole sarete capaci di comprendere quell'istante. Il pargoletto non sapeva chi così affettuoso lo baciasse, lo stringesse; ma anch'egli, per quel ricambio che l'amore impone, prodigava i baci e le carezze. La Margherita, premendogli il volto contro il proprio seno, tra per amore e perchè stesse cheto, si mise sui passi del marito. Il quale, presala pel braccio, s'atteneva ad Alpinolo, che colla labarda in una mano tentando, coll'altra stava appigliato al carceriere; e questo, a passi lenti e lunghi, procedeva, col corpo aggobbato quasi per occupare spazio minore, appoggiandosi tutto sul piede posteriore, sporgendo le mani tentone, e fermandosi ogni tratto in ascolto.

Già è varcato il primo corridojo; pas ato l'uscio, entro cui dormono le guardie; traversato un andito oscuro, entrano nella cucina del carceriere, il quale rabbatte dietro di sè l'imposta, e respira, come già avesse compito il più difficile dell'impresa. Un altro usciale metteva a un cortile:—l'aprono:—là in faccia si vede una porticina;—cinque passi: uscir da quella, saltare il piccol fosso, e sono in salvo. Dalla soglia tendono l'orecchio…. tutto è silenzio. Una sentinella, sdrajata boccone sur un muricciuolo dallato, appoggiando la fronte sulle braccia, dormiva. Macaruffo l'additò ansioso a Alpinolo; ma questi, spunzonandolo, gli fece intendere a cenni che non era nulla; che dormiva sodo; niente paura, non si sveglierebbe. Escono: scendono tre gradini: la Margherita, venendo ultima con Venturino, poneva il piede sul lastrico; la luna fendeva in quello il denso velo delle nubi, e un limpido raggio mostrava uno all'altro i fuggitivi, e lasciava distinguere la povera Margherita, pallida, scarna, in un trito e lacero vestire, diffuso il crine sulle spalle mezzo scoperte, come donna che sorge allora allora dal letto, eppure bella in tanto travagliosa negligenza.

Francesco e Alpinolo volsero uno sguardo pieno di amore, di compassione, di venerazione sopra di essa: il bambino sollevò anch'egli il capo, e colla manina facendo indietro i capelli che ingombravano la vista, fissò gli occhi per veder chi fosse l'amorevole portatrice; la scôrse: la ravvisò. Che tripudio, povero fanciulletto!—O mamma! mamma!» esclamò con uno strillo acuto, a guisa di chi rivedesse vivo un suo caro, che aveva pianto estinto; e le gettò le braccia al collo.