Gelarono tutti a quel grido, essa gli turò colla mano la bocca:—invano! era tardi.
La sentinella riscossa alzò il capo, vide gente, balzò in piedi.—Ajuto! gente! all'armi!» Non finì di urlare queste parole, che Alpinolo, dirupatosegli addosso, in men ch'io lo dica gli ebbe spiccato il capo di netto; poi, colla sciabola insanguinata alla mano, accennava agli atterriti che fuggissero, campassero; egli starebbe alla porta per impedirne l'uscita ad altri, finchè essi guadagnassero tempo.
Tutto inutile! Il grido d'all'arme era giunto agli altri soldati; da ogni parte traevano con lance, con fiaccole, gridando, minacciando. Alpinolo, col furibondo coraggio di una tigre che difende i suoi parti, cominciò a menare prima la spada, poi la lancia, infine il troncone di questa, col potere che aveva maggiore, sicchè ne stramazzò tanti quanti ne colse. Ma arrivatogli alle spalle Sfolcada Melik, gli girò sul caschetto un sodo colpo di mazza, che lo fece, tutto grondante del sangue suo e dell'altrui, ruzzolare come morto ai piedi della Margherita. Li baciò col labbro convulso Alpinolo; poi, alzando su di essa lo sguardo ondeggiante, esclamò:—Perdonatemi».
Macaruffo in sulle prime volle mostrare d'essere accorso anch'egli allor allora, e sguainando la coltella che teneva alla cintola, con parole fiere rivolto ai fuggiaschi, gridava a testa:—Ah cani! indietro, o vi scanno tutti. Di queste s'ha da farne a me? di queste?»
Ma dovette accorgersi che il ripiego non valeva, e poichè il Melik, bestemmiando in suo tedesco e menandogli di piatto la sciabola sulle spalle, gli diede la funesta certezza d'essere scoperto, gettato l'arma e la fierezza, si prostrò a terra, e colle braccia aperte e sollevate badava a strillare:—O Signore! o Vergine benedetta! pietà! misericordia! ho moglie! ho figliuoli!»
La Margherita intanto erasi abbracciata col marito: le loro lacrime si confondevano: i vagiti del fanciullo rompevano l'aria, ma nell'ansietà di quel terribile istante nulla si dissero, se non che Francesco esclamò:—O mia buona Margherita!» la parola così cara a quella infelice già nei prosperi suoi giorni, oche egli pronunziò con un tono da esprimere a un tempo amore, speranza, disperazione, una scusa, una preghiera, una domanda, una risposta, un giuramento.
Tutta ne comprese la forza Margherita, e ne trasse una stilla di ineffabile consolazione anche in quello spasimo orrendo, anche fra le urla e gli schernevoli insulti dei soldati mascalzoni, che a forza li dividevano e li ricacciavano nelle loro prigioni.
CAPITOLO XX.
UN FRATE E UN PRINCIPE.
Frà Buonvicino, come l'altra notte, avea serenato, aspettando coi cavalli al noce in Quadronno; perocchè le regole del suo Ordine erano aliene da ogni severità, e per poco che l'abuso le avesse rilassate, non si faceva caso che alcuno stesse anche tutta la notte fuori di convento. Aveva, dissi, vegliato in aspettazione, pregando, e talvolta abbandonandosi a una gioconda speranza che il Signore darebbe favore all'innocenza, tanto da operare un miracolo per trarre la Margherita in libertà; immaginava la gioja di sapere in salvo persone tanto care, il contento di rivederle una volta ancora, e poi mandarle dove fossero sicure dalla tirannia. Ma queste lusinghe davano tosto luogo a un arcano spavento, ai calcoli desolati della ragione: e figurandosi tutti i pericoli possibili, gelava, sudava, e buttavasi colla faccia sulla terra, supplicando Iddio che li salvasse: Iddio che solo il poteva.