Pur troppo dunque prevedendo l'esito, disperando d'ogni umano soccorso, volgevasi a Dio, a lui che può mitigare l'ambascia di chi patisce e la fierezza di chi fa patire. All'augusto sacrifizio dell'altare se compunto sempre si accostava, quel giorno si presentò con più intenso fervore; tremando, piangendo, pregò per le povere anime di quelli ch'erano caduti uccisi, per Alpinolo: Dio è tanto buono! tiene a calcolo anche il sospiro d'un momento: forse quel giovane sarà uscito da questa vita perdonando e perdonato, ed ora si trova ricoverato sotto le ali di Quello, delle cui misericordie non è numero. Pregò quindi pei due Pusterla, che Dio moltiplicasse a loro la pazienza; che ai loro giudici compartisse, non tanto il lume per conoscere la verità, quanto il coraggio per sostenerla. E gli parve che il Cielo nuovo pensiero gli ispirasse, un pensiero coraggioso e nobile: il ventilò: si risolse.

Altamente compreso della dignità del suo ministero, frà Buonvicino era ben lontano da quella timida prudenza, che insegna a tacere davanti al peccatore potente. Non aveva egli sottocchio le parole di Dio e gli esempj dei profeti, degli apostoli, del maggiore dei profeti, e di Cristo? il Signore aveagli detto per Ezechiello: Te posi sentinella in Israele: annunzia la mia parola. Se quando io dico all'empio, morrai, tu glielo taci, sicchè esso persiste nelle sue vie, egli morrà, nell'iniquità, e del suo sangue domanderà conto a te[30].

Per questo i Veggenti d'Israele nelle corrotte città si affacciavano gridando penitenza: e benchè il vulgo ne soverchiasse la voce, e gli oppressori intimassero silenzio, non isbigottivano, e continuavano gridando, Penitenza. Così gridava il Battista alle genti sedute nelle tenebre della morte, e portava la minaccia alla Corte del re, e n'aveva—ricompensa antica—prigione, supplizio.

Poi gli apostoli, fra la pertinace superbia de' Giudei e la spensierata lascivia delle genti, bandivano una legge di spirito, contraria alla legge della carne; instavano opportuni, importuni[31]; battuti, scherniti, uccisi, l'ultima voce loro sonava ancora una vigorosa professione della verità. Chi avesse lor detto di piegarsi ai rispetti del mondo, alle spietate necessità della politica! Non così gli aveva ammaestrati il Divino, che scese a portare la spada della parola, che predicava il regno della giustizia in faccia ai sofisti, agli ipocriti, ai forti congiurati, sebbene sapesse lo trarrebbero a morte per seduttore dei popoli e ribelle. Chi volle innestar il Vangelo sulla pusillanime prudenza dei figliuoli degli uomini, piegarlo agli interessi del secolo, a rinfrancare i prepotenti contro i deboli, dovette snaturarlo nel carattere suo principale.

Non così l'aveva inteso frà Buonvicino; onde altre volte era uscito per le vie di Milano rimproverando i disordini della plebe, gli stravizzi dei ricchi, la corruttela degli obbedienti e l'eccedere dei magistrati. Vero è che allora, quando non erasi ancora aperto questo cancro dell'indifferenza, questo ateismo pratico, la voce dei religiosi sonava venerata, perchè suggerita da intima convinzione, ed ascoltata con fede: i sacerdoti si guardavan per annunciatori di pace, come il loro capo era destinato a stare sopra i potenti della terra coll'inerme eredità di Cristo per insegnare la giustizia colà, dove tutto regolavasi a forza di spade o d'astuzia.

Traviarono? mescolarono gl'interessi della fede con quelli del secolo? Compiangiamoli: ma quale ingiustizia attribuire alla religione i disordini ch'ella appunto riprova! Benediciamo anzi la Provvidenza che, tra la ferocia di animi incomposti, tra quel cozzo degli elementi sociali, avesse stabilito un ministero di riconciliazione[32] per frenare il braccio del violento, spruzzare l'acqua della pace sui rancori fraterni, chiamare i furibondi a deporre gli sdegni nelle braccia d'un Crocifisso. Benefico potere, che interponeva il nome di Dio agli atti umani; se non altro, protestava in favore della calpestata umanità: chi oggi ne adempie le veci? Le istituzioni umane vanno soggette a speranze e timori; può la prepotenza lusingarle od atterrirle; può la scaltrezza farsele alleate; tristo chi non si affida che nella polizia e nelle bajonette, e chi a queste non sa opporre che la rivolta e l'assassinio.

Frà Buonvicino fermò dunque in animo di andar a perorare dinanzi a Luchino la causa dell'innocenza. Invocato Colui, che solo può dare efficacia alla verità, forza alla persuasione, e far dalle rupi zampillare acque vive, si diresse al palazzo, come Natan andava a rinfacciare a David il suo peccato. Le persone vulgari, che lo vedevano meditabondo e sopra sè attraversare le vie, dicevano ai loro figlioletti:—Gli è un santo: quando lo scontri baciagli la mano». I nobili, facendo tacere l'orgoglio della nascita avanti ai meriti dell'intelletto e del cuore, gli cedevano il lato rispettosi; le guardie del palazzo e gli adulatori diedero il passo, inchinandosi a colui che indovinavano come venisse a bandire la verità dove essi facevano ogni studio per palliarla; ma è privilegio della verità il rendersi venerata da coloro stessi che l'abborrono, come è privilegio della lusinghiera viltà il toccare lo sprezzo anche di quelli, innanzi a cui arde i suoi fetidi incensi.

Nell'avvicinarsi alla torre, entro cui soggiornava Luchino, quattro fieri mastini si levarono incontro al frate, con un abbajare, con un ringhio, che a stento repressero i custodi. Grillincervello, trattosi anch'egli il suo burlesco berretto, senza permettersi contro del frate i motteggi che a nessuno risparmiava, corse ad annunziarlo al Visconti, limitandosi a dire sottovoce agli altri:—Oggi il principe ha predica in camera».

Il Visconti stava in quel momento ritirato in un riposto gabinetto della sua torre, insieme con un uomo di gran barba, ravvolto in una veste nera, lunga fino ai talloni; il quale, con aria d'importanza o d'impostura (l'una somiglia tanto spesso all'altra), teneva il dito teso sopra una figura geometrica che aveva delineata, e che veniva dimostrando al principe. Un astrolabio ed una sfera armillare posti fra loro, indicavano come costui fosse un astrologo. Era di fatti quell'Andalone del Nero che ci fu nominato altre volte, non meno celebre a Milano che fosse ad Avignone quel Tommaso Pizzano, si mal a proposito consultato dal Pusterla.

Luchino, come tutti solevano nei casi più dubbj e rilevanti, aveva interrogato Andalone nientemeno che sopra un problema, a cui attendono da secoli migliaja di persone… cioè se fosse possibile congiungere l'Italia sotto un solo signore, e se egli potrebbe essere quel fortunato.