Nei moti del Visconti appariva la insofferenza di un linguaggio così vero, ma così inusitato, e il frate proseguiva:—Ma sia; abbiano ordito tradimenti; non è un precipizio punir l'attentato come la colpa? Quanti cuori non vi guadagnerebbe la clemenza? quanti non ne rimoverà da voi il rigore? Oh la clemenza! essa è un vanto per l'autorità benefica, è un calcolo per i malvagi allorchè suggerisce che ogni enfiato non si dee tagliare, che il rigore può imporre il silenzio, ma non infonder l'amore, unico fondamento stabile della podestà. Essa è un calcolo allorchè fa vedere quanto divario corra fra un principe benedetto dal popolo, che egli dirige da buon pastore, corregge da padre amorevole, e un altro che nol frena se non tenendogli alla gola il pugnale. Guai al giorno che quel pugnale si spuntasse! Ma questi sono discorsi di prudenza umana. Io son ministro del Vangelo, e come tale vi domando: Siete voi cristiano?»
Rizzò la testa Luchino a un'interrogazione che gli sonava potente come uno scongiuro, ma tosto armatosi dell'ironica indifferenza contro cui si spuntano e la ragione e la pietà, tentennando il capo, rispondeva:—Cristiano? io? me lo chiedete voi, o padre? voi di un convento che dovrebbe conoscermi?
—Come tale (ripigliava frà Buonvicino) fate ogni opera onde conformarvi a quel divin Modello, che non domanda olocausti ma giustizia, che al par di sè ci vuole temperati e misericordiosi. Ora egli intimò preciso, che, se il fratello ci offende non una volta, ma settanta volte sette, altrettante condoniamo; e promise misurar noi colla misura che avremmo cogli altri adoperata. E voi stesso rinnovate quel patto ogni giorno allorchè pregate che egli perdoni a voi, come voi agli offensori. Or quando ripetete questa preghiera, bagnato del sangue, anzi pur delle lagrime di un nemico, non vi ricorda che vi è un punto a cui tutte le strade mettono capo? che un giorno un giudice…
—-Lo so, lo so», interruppe Luchino, sollecito di sviare un pensiero che fa gelare il ribaldo sotto alla corazza o fra un cerchio di spade.
—Lo so: ma so ancora che l'ingiustizia invendicata provoca a nuove offese. Bello, sì, sublime è il Vangelo, ma per ridurre in pratica quella sua angelica società, converrebbe che tutti l'adempiessero».
E il frate,—Ma quando il fallo altrui potè scusare il nostro? E se tutti seguitassero cotesta vostra ragione, che sarebbe il mondo più che una spelonca di ladri? Ah! già troppo la forza ha dominio nelle cose umane; già suggellò atroci distinzioni fra gli uomini. Invece di scusarsi coll'esempio di chi travia, perchè i potenti, perchè voi non vi fate esempio agli altri; non cercate rilevare l'umana dignità abbattuta, col sostituire il diritto alla prepotenza?
—A questo modo vorreste inferire che sin ad oggi errarono quelli che punirono, errarono le leggi, errarono i nostri antichi, e quei lumi di ogni sapienza, i Romani».
E il frate di rimando:—Quelle leggi chi le ha fatte? l'uomo, abisso di contraddizione e di miseria. Ma più sopra sta un altro legislatore, infallibile, scevro da passioni e da interessi, che ha fatto legge la carità, dovere il perdono. Se le istituzioni umane vi si conformano, benediciamo il Signore. Ma se sono disformi, se i sudditi mormorano…
—E di che non mormorano essi?» interruppe Luchino.—Non udite come continui suonino i loro lamenti? Mormorano di quei gloriosi imperadori romani; mormorarono contro il gran padre mio; mormoreranno di me. Perchè dunque piuttosto non vi diffondete tra cotesti, intolleranti di ogni autorità, a predicare la somma delle virtù, la subordinazione? perchè non mostrate a codesti perpetui scontenti come il comandare sia peso assai più grave che non l'obbedire? Oh no; allora non occorrerebbero codesti panegirici della clemenza, i quali tornano conto solamente ai rei, come ai vinti il panegirico della generosità».
E col piglio fra sprezzante e scrutatore che acquistano coloro, in cui la politica soffogò l'umanità, fissava di traverso la venerabile fronte di frà Buonvicino, mortificato, ma non da riguardi umani, e più nobile in mezzo ai patimenti. Il quale proseguiva:—Se i popoli si lamentano sempre, non correte a trarre per unica conseguenza che siano dunque incontentabili. Quanto alla subordinazione, che altro facciam noi se non bandirla tutto dì fra il popolo? Oh forse la verità va riguardosa allorchè parla a coloro, coi quali può essere franca impunemente? Ma Dio ci comandò di dirla al forte; e per questo ci teniamo obbligati a predicare che, nel libro stesso ove è imposto ai sudditi di obbedire, è comandato di ricordare che tutti vengono da un padre, tutti camminano a un fine. A chi in contrario procede, quale castigo intima Iddio? che tremeranno ove non sia timore.[34] Se poi gli eccessi del capo, non dico scusino ma traviino il popolo, se questo popolo mormori, se pensi togliere l'autorità a chi ne abusa, avrà questi il diritto di vibrare la spada contro agli offensori? Non l'ha rintuzzata egli stesso il giorno che la volse a sostenere l'iniquità?