Terminato il processo segreto dalla commissione di giustizia, il voto doveva, come l'altra volta, essere esposto al consiglio generale, che rappresentava o figuravasi rappresentare il popolo milanese. E Lucio in fatti, congregatolo per ordine del signor Luchino, gli presentò il processo affinchè lo trovasse giusto, e ne ratificasse la sentenza.
La campana del Broletto nuovo, che invitava i capifamiglia a radunarsi, ad ascoltare e dir di sì, piombò sul cuore di frà Buonvicino, come un preludio di morte, come i botti dell'agonia; e abbandonata la sua cella, discese a pregare nella chiesa. Quivi si andò a prostrare davanti a quell'avello medesimo, sopra il quale erasi inchinato nel memorabile giovedì santo, in cui Dio gli aveva parlato al cuore e chiamato a penitenza ed a vita nuova. Quante cose erano mutate da quel giorno! Anche ora la Margherita stava in cima dei suoi pensieri, ma deh in qual diversa sembianza!
Meditò, pregò pei sofferenti, pei loro oppressori: somigliante ai primi seguaci di Cristo allorchè, nelle perseguitate catacombe, si raccoglievano sulle ossa dei martiri a supplicare il Signore pei loro fratelli, che in quel momento suggellavano col sangue la fede nella virtù e nella verità. Invocò lo Spirito divino perchè mitigasse colui che pur troppo aveva in sua mano la vita di quegli sventurati; perchè, se non altro dissipasse da quegli infelici lo sconforto e i dubbj desolati, se mai, come pur troppo temeva, fossero destinati a vuotare il calice sino alla feccia.
Quando la vita sua propria fosse stata in quel momento sotto alla deliberazione di un tribunale, non avrebbe frà Buonvicino fatto altrettanto fervida e passionata l'orazione, non ne sarebbe stata altrettanto penosa la incertezza. A volta a volta gli sorgeva in cuore una consolante fiducia nella bontà morale dell'uomo, nel trionfo dei sentimenti generosi, ma tosto ne ricadeva in disperato abbandono. Tutto allora fissavasi in Dio; in Dio che si farebbe sostegno e premio dell'innocenza, che non darebbe il giusto qual nuovo trofeo all'empietà: ma poi si ricordava che Dio non somiglia al fango coronato del mondo, la cui autorità cessa appena che, come l'ultimo degli schiavi, ritorni alla polvere donde è uscito, ma che il suo regno si stende oltre i confini della tomba, e di là appunto cominciano le sue retribuzioni.
Alcune ore egli era rimasto così assorto nella meditazione e nella preghiera, allorchè sentì gentilmente toccarsi la spalla. Levò lo sguardo come persona riscossa da un profondo pensiero, e vide accanto a sè un giovane in elegante vestitino succinto, metà cilestro e metà bianco, schietto, assettato in modo da dar rilievo all'adatta struttura e all'agile robustezza del corpo, su cui il farsettino e i calzonetti non facevano tampoco una piega. Appoggiando con leggiadria al fianco sinistro la mano arrovesciata, con cui reggeva il berretto di velluto, pur bianco, donde cascava con grazioso vezzo una piuma di pavone, posando la destra sur una elegante bacchetta di ebano col pomo e il calzuolo di terso argento, tenevasi esso in rispettosa distanza, con quell'atto di ossequiosa gentilezza che si imparava nelle Corti. Una grossa serpe ricamata di argento sul suo giustacuore non lasciò dubitare a frà Buonvicino che non fosse un cameriere del Visconti; e, palpitando di speranza e di timore, se gli levò incontro coll'occhio che tutta ne esprimeva l'ansietà, e disse:—Che ha a comandarmi il signor vicario?»
Al che l'altro con un inchino rispondeva:—L'eccellentissimo signor vicario presenta per mio mezzo i suoi rispetti alla riverenza vostra; ha mandato larga limosina di messe al convento, e si raccomanda specialmente alle orazioni di esso. Poi le fa sapere come a quelli che furono stamane giudicati….
—Furono dunque giudicati?» l'interruppe frà Buonvicino, impallidì, arrossì, e chinando gli occhi, con voce profonda richiese:—E come?
—Alla morte» soggiunse l'altro con una indifferenza avviluppata nella cortesia, a quel modo che insegna il bel tratto sociale.
Frà Buonvicino ebbe appena forza di ridomandare—Tutti?
—Tutti» riprese l'altro.—E il principe, in singolar testimonianza della sua stima concede a vostra riverenza di poterli assistere negli ultimi loro momenti».