Con nuovo sfogo di pianto attestò ella dapprima la sua commozione: e frà Buonvicino non glielo interrompeva se non con qualche riflessione di pietà, di Dio, di perdono. Come essa potè riavere la favella, mille domande affollava intorno a que' suoi cari. Non aveva ella compreso il senso delle parole di frà Buonvicino? o nol voleva comprendere? Poteva la ragione dirle altro, se non che erano destinati al supplizio al pari di lei? Eppure voleva fare ancora illusione a sè stessa: e qual volta le correva al labbro una interrogazione precisa sulla sorte di essi, la respingeva sempre, quasi il sentirsene assicurare dovesse rompere quel tenue filo di speranza, al quale, siccome l'uomo che affoga, voleva pure tenersi appigliata in quell'estremità.
—E il mio Francesco? Tanto m'ero allegrata allorchè lo seppi salvo! Come ricadde nelle mani di costoro? non l'avevate voi avvisato di non fidarsi?… Oh quel giorno ch'io l'ho veduto a condurre! Quanto deve anch'egli aver sofferto! Eppure in tanti patimenti non s'è scordato mai di me. Se sapeste! Egli ebbe cura di raccogliere un cencio, dove io aveva cominciato a ricamare un cesto di margheritine, quando mi condussero via di casa. Egli lo raccolse, il serbò: oh queste finezze non le sa che l'amore più vero, più gentile».
Frà Buonvicino chinava la testa e taceva. Ella proseguiva:
—E vi hanno narrato di quella terribile notte? Io non so bene ancora rendermi conto di quel trambusto. Parmi, tuttavia fosse un sogno. Eppure no, no, l'ho veramente abbracciato il mio Francesco; ho portato veramente su queste braccia il mio Venturino.—Sfinita come sono, non avrei creduto mi reggesse la forza di mutare due passi; ma l'amore materno che non fa? Io lo sostenni; l'avrei sostenuto, quel povero fanciullo, camminando per molte miglia. O padre, che consolazione fu quella! che speranza! quanta vita in quei beati istanti!… e quanto fugaci!»
Sospirava, e copertasi la faccia colle mani taceva; indi abbandonandosi di nuovo agli impulsi di un cuore schietto, bisognoso di esalare in parole l'affetto che da tanto tempo vi stagnava,—Oh se sapeste (continuava) se sapeste a mezzo quanto mi hanno fatto soffrire!» E gli raccontava alcuni dei suoi patimenti, i più vivi, i più ricordati, con una melanconia profonda, eppure scevra d'ogni rancore.—Qui dentro (proseguiva) sono entrata il 20 di giugno anno passato: or siamo al primo d'ottobre: quattrocensessantasette giorni! Vi pare? non uno ne sfuggì inavvertito alla prigioniera: non uno in cui la monotonia de' patimenti quotidiani non fosse rotta da qualcuno straordinario. E qui non vedere, non ascoltar altro che oppressi o tiranni: mai una faccia amica, paziente, caritatevole: mai una parola di consolazione; mai poter credere; mai esser creduta! E neppure, vedete, neppure un poco d'aria libera da respirare.—Io che l'amava tanto! io che là in riva al mio lago… Oh voi dovete ben ricordarvene!»
E qui si gettava sulla rimembranza delle serene ore giovanili, indi ripigliava:—Ma coloro che possono, deh come non pensano al tanto che fanno patire?… Ah pur troppo ci pensano!»
Gemeva, e una nube subitanea di corruccio le conturbava la fronte. Poi sforzandosi di stornare il pensiero dai suoi persecutori, seguitava dicendo:—E il sole?… o frà Buonvicino, come deve parer bello il sole; il sole nella sua pienezza, nella libertà, su per le colline! Io non ne ho sentito che l'afa per tutta quest'estate; ed ora, in tal rezzo, già rabbrividisco dal freddo. Eppure non fa che cominciare l'ottobre. Che sarà poi in dicembre, in gennajo!»
Un sospiro gemebondo del frate fece accorgere la Margherita del vero; e cascando ginocchione, esclamò,—Ah sì! allora non ci sarò più».
Un dirotto pianto seguitò all'ineffabile espressione di queste parole, così semplici e così solenni. Tanto è bella la vita, che l'abbandonarla rincresce per fino a chi la sostenta solo di travagli e di privazioni. Non insulti il riso delle anime forti all'accoramento della mia meschina. La generosità non consiste nel disprezzare la vita, sibbene nel non commettere alcuna viltà per conservarla. Chi durò i combattimenti da cui ella era uscita vittoriosa, ne schernisca il dolore, gli altri compiangano.
—Morire! (prorompeva essa) Morire così giovane! e morire innocente!