—Anche Cristo era innocente, figliuola mia; e lasciò per esempio nostro sè stesso, che bestemmiato tacque, che possente non minacciò, che moriva perdonando».

Così le diceva il frate; e dopo che l'indulgente sua pietà ebbe secondato l'affanno dell'angoscia, blandamente cominciò a svolgerla dalle cose del mondo, per fissarla unicamente nel pensiero di Quello, davanti al quale fra poco doveva comparire. Queste idee non riuscivano a lei strane e nuove; già seminate in cuor suo nella prosperità, erano rampollate fra le traversie: e la fiduciale compunzione da essa palesata la mostrò a frà Buonvicino tanto più degna di vivere, quanto meglio la trovava disposta a morire.

Facilmente il lettore potrà immaginarsi come passassero il tempo fra loro, come lo passassero dopo che si abbandonarono la prima giornata.

Un uomo, che, sfinito da lunga e dolorosa malattia, e dai tedj, sovente non meno spiacevoli, della cura e dei medicamenti, comprende o da aperte parole o dagli atti mal dissimulati dei parenti, dei circostanti che per lui è finita, che conviene disporsi al viaggio, da cui in eterno non si ritorna, sente in quell'istante rincalorirsi l'affetto della vita; e come un autore che, giunto al termine di un'opera sua, la rilegge e medita foglio per foglio, parola per parola, così egli ripassa sopra un corso di giorni ormai compito; numera ad una ad una le persone dilette, da cui fra breve sarà spiccato; ritorna sulle abitudini, sui luoghi, sulle cose che amò e che sta per lasciare: può rassegnarsi, per virtù benedirà anche il Padrone della vita e della morte, ma natura reclama i suoi diritti; e deh come ne lusinga la languida vitalità anche il più fioco raggio di scampo che gli baleni sugli occhi! Il momentaneo ristoro di una medicina, pochi minuti di sonno riposato, uno spasimo che si rallenti, una buona parola del medico, un'adulatrice congratulazione dei visitanti, gli fanno riguardare come certa la guarigione; già in sua mente ritesse la vita; quanti propositi, quante fantasie, quante opere, quanti godimenti!… Sciagurato! l'istante successivo, il male si aggrava, e lo spossamento, l'anelito, il rantolo vengono a poco a poco rimovendolo dalle affezioni, e facendogli desiderare l'indolente calma del sepolcro.

Ma chi, sano di sua persona, in tutta l'integrità delle forze del corpo e della mente, si conosce destinato a vivere ancora molti anni, sopra ai quali ha fatto un calcolo tanto più fondato, quanto egli è giovane e vigoroso, eppure ode intimarsi aver gli uomini decretato ch'egli muoja, che muoja il tal giorno, alla tal ora determinata: questo è tormento oltre il quale non sa spingersi la più tetra immaginazione. Nè questo avverrà nel fervore d'una battaglia, ove la foga, lo spettacolo, la mischia confusa, un'ira coraggiosa, una feroce emulazione inebriano i sensi e gli spiriti così, da gettar alle spalle il pericolo: ove il pericolo stesso è incerto, possibile la resistenza, la franchezza applaudita, ogni dimostrazione di timore beffata; ove il colpo giungerà repentino—se pure giungerà. Neppure è la condizione di chi trovasi in alto mare, sopra un legno che affondi, senza scorgere a tiro d'occhio una spiaggia, un naviglio. Quell'immensità medesima del cielo e delle onde sembra sostenere la speranza; l'affaccendarsi della ciurma a ristoppare, ad allegerire, a riversare l'acqua nell'acqua conforta l'immaginazione: la distraggono i tanti compagni di sventura se non altro vede unicamente la mano di Colui che padroneggia gli elementi e che ordina ogni cosa al meglio delle sue creature.

Ma qui, nella muta solitudine inosservata d'una prigione, sapere che ogni respiro avvicina alla morte: e contarne ogni passo, e non poterla nè impedire nè ritardare; e conoscere che un cenno degli uomini basterebbe a tornarti in mezzo del cammino di tua vita, ma che gli uomini hanno decretato il momento, in cui un altr'uomo, che non ti conosce, che non conosci, snuderà il tuo collo, ti saluterà amico, e per guadagnare una mercede, in un atomo ti renderà cadavere sformato!

L'umanità, nei vantati suoi progressi, ha studiato il modo di render quell'atomo men doloroso al corpo: fremette pensando che gli avi nostri ne esacerbassero gli spasimi: disputò, sperimentò qual sia men tormentoso al corpo: il soffogarne il respiro con un laccio, o il rompergli il petto colle palle, o lo spiccarne il capo: con delicata sollecitudine valutò il calibro e la scorrevolezza del capestro, il fermo polso dei prodi che mirano all'inerme petto del loro camerata, il fendente della mannaia che deve sprofondarsi in un ceppo, ma attraverso il collo di un uomo; calcolò i guizzi dell'appiccato, notò il rossore che coperse il viso di una magnanima decollata.

Miserabili! aggiungete queste atroci ironie alle troppe altre, onde mascherate d'ipocrita sensibilità l'egoismo. Miserabili! sembra troppo il dolore, dolor di un momento; se il carnefice non è abbastanza destro per lunga esperienza, se alla vittima prolunga il patire, un fremito, un bisbiglio, una indignata commiserazione si fa intendere tra la folla accorsa a vedere: Infelice! meschino! pover'anima, quanto sofferse! Pietà interessata, o piuttosto macchinale simpatia della natura alla vista delle pene di un nostro simile: pietà sconsiderata che non avverte al lento, penoso, atroce martirio dei momenti sì lunghi mentre passano sì celeri quando si contano passati, che compongono quell'uno, quei tre giorni interposti fra la sentenza e la esecuzione…

Ma quel dolore è inevitabile; ma la società ha diritto di recidere i membri infetti.

Sì? so che'l si dice; ho udito filosofi e statisti sostenerlo, filosofi e statisti impugnarlo, con ragioni per lo meno equilibrate, sicchè il dubbio stesso dovrebbe sospender l'azione. Che sarà se vi si aggiungano l'umanità e la religione: se la speranza ponga una mano su quel capo destinato al manigoldo, e mostri che si può farne ancora un cittadino, un padre, migliorandolo colle tremende lezioni della sventura, o colle amorevoli del perdono? se la fede indica una stilla di un sangue d'infinito prezzo, caduta a redenzione anche sovra quel capo che dal giudice è impassibilmente decretato alla forca, alla forca impassibilmente trascinato dal manigoldo?