LA CATASTROFE.
Come gli antichi adornavano di fiori le vittime che conducevano a scannare sugli altari, così un costume universale copre di cortesie l'uomo che deve essere abbandonato alla giustizia, cioè al carnefice. Anche la Margherita, la vigilia della sua morte fu tolta dalla tana entro cui da mesi languiva, e collocata in una stanza, meno lurida, che serviva di chiesino. Anche questa era angusta, ma elevata e ariosa; una finestruola ingraticolata di ferro dava la vista sopra la campagna; un materasso, un tavolino, un ginocchiatojo e due sedili ne formavano tutto l'addobbo; un altare posticcio con due candelieri di legno faceva ricordare quelli, su cui i primi cristiani immolavano l'ostia incruenta nelle perseguitate catacombe.
Ivi la Margherita passò la notte—l'ultima sua notte—in preghiere e meditazioni. Pensava alle cose del mondo: tutto le rammentava che doveva lasciarle fra poco, ma vi si era ella forse attaccata più di quello che fosse necessario per conoscerle e trascurarle? Pensava ai suoi cari, e consolavasi di doverli presto rivedere in paradiso. Rincorreva il suo passato; non le pompe e gli illustri natali e la decantata bellezza e le magnificenze invidiate le tornavan ora in mente, ma lacrime terse, opportuni consigli, pietà profusa, ingiurie perdonate, risparmiati disgusti, li conosceva un tesoro riposto e vicino a fruttare.
Quello spiro d'aria più fresca, che suole mettersi sull'avvicinare dell'alba, la riscosse con un brivido molesto: e le corsero al labbro queste parole:—Che freddo avrà il mio Venturino colà alla campagna aperta!»
Erano voci strappatele dall'istinto, che la ragione trovava vaneggianti, ma non provava per assurde. Affacciossi quindi alla finestruola, e pose mente al primo biancheggiare dell'alba, colà verso i monti della bergamasca; un cielo limpido, soave, d'un tremulo sereno, qual suole nelle prime mattine dell'ottobre invitare ai passeggi, alle caccie, alla giuliva faccenda delle vendemmie. Dappertutto alla pompa dell'estate era succeduta la fantastica pacatezza dell'autunno. Una rugiada biancheggiante luccicava sugl'incurvati steli delle erbe nei prati intorno, e sulle tremule foglie dei pioppi che in lunghi filari stendevansi per la campagna, agitandosi e sibilando come sentissero la vita, come salutassero l'avvicinarsi del sole, così caro dopo le notti già lunghe e più che fresche.
La Margherita si affissò in quello spettacolo:—L'ultima aurora che io vedo!»
Così ogni cosa le rammentava come tutto fosse sul punto di finire; il rammentava a un'anima, che dalla nascita porta in sè l'orrore della distruzione, il desiderio della immortalità.
Ma a che vorrei io provarmi di ridire che cosa passasse nell'anima di essa? quante memorie e affetti e tormenti e desiderj e pensieri terreni e celesti si affollassero, si mescessero nella sua mente? Mille e mille soffersero, se non in quel grado, però a quel modo: l'uomo li compianse, e ne crebbe il numero.—Affrettiamoci alla fine.
Non appena albeggiò, frà Buonvicino presentossi all'uscio della cameretta, e ritenne il piede sulla soglia in riverente e pietoso silenzio contemplando la Margherita che pregava.
La lanterna, ch'egli recavasi in mano, lasciando lui e tutto il resto nel bujo che colà entro dominava ancora, raccoglieva i raggi sopra la Margherita, la quale così pareva alcuna cosa più che mortale. Erasi ella inginocchiata sul nudo pavimento, china la fronte sopra le mani giunte, e queste, appoggiate sur una sedia, avevano intrecciato fra le dita un rosario di cui stringevano la crocetta:—quel rosario stesso, quella croce, che con sì paziente cura avea frà Buonvicino medesimo intagliati nei primi giorni di sua conversione, e che aveva a lei presentato mentre dimorava in una ricca casa, cinta da ogni maniera di agiatezze e di eleganze, applaudita, contenta, fortunata, con a fianco il marito e sulle ginocchia un bambino, il quale cianciugliando la chiamava madre. Ed ora? quel marito, quel fanciullo erano sotterra, e fra pochi istanti ella pure sarebbe precipitata con loro. Osservandola frà Buonvicino con questi o simili pensieri, più e più gli si affondava l'occhio, si affilavano le scarne guancie, simili a un ruscello, ove l'assidua vampa del sole disseccò ogni umore, non lasciando che l'arido solco. Attento in lei, non ardiva turbare quello stato, che somigliava a calma. Anzi sarebbesi detto che ella dormiva, se tratto tratto un guizzo convulso, che le correva dal capo alle piante, non avesse dato troppo segno che ella vegliava, pativa.