Povera martire! non hai finito di patire.

Passava ella in mezzo ai confratelli della Consolazione, quando da uno di essi, con voce sommessa ma fiera, sentì dirsi:—Margherita, ricordatevi la notte di san Giovanni».

Come la rana già morta guizza al passar della corrente elettrica, così la Margherita, che già pareva tolta dalle cose terrene, trasalì al suono di quel motto; volse lo sguardo, pieno di terribile maestà e di profondo orrore, sovra il miserabile che aveva parlato, e traverso ai fori della buffa vide fissato sopra di sè un occhio acuto come di velenoso serpente.

Quelle parole lo diedero a conoscere anche a frà Buonvicino, il quale stava a fianco della Margherita: sporse la mano a questa che, vacillando in atto di cadere, gliela ghermì collo spaventato vigore, onde, nei momenti che ci strazia un nemico, sentiamo imperioso bisogno di stringerci ad un fedele. E l'Umiliato, ponendole innanzi alla vista il crocifisso, le gridava:

—Egli morì perdonando ai suoi uccisori».

Ritenne Margherita le pupille nella devota effigie, le alzò al cielo, parve riconfortata, e raggiante del presentimento dell'immortalità, giunse sul funereo palco. Un istante appresso, il carnefice, afferratala per le nere chiome, presentò al popolo la testa recisa e boccheggiante.

Un fremito universale ruppe la taciturnità: chi diede in pianti, chi esclamò, chi intonò le preghiere di suffragio; i più vicini gridarono ai remoti e a quelli che non avevano veduto:—È morta». Allora, colla furibonda ansietà onde i cani assetati si precipitano alla fontana, furono visti alcuni correre sul patibolo, raccogliere in una scodella il sangue che sgorgava dal busto e pioveva dal capo, e fumante tracannarselo. Erano infelici, tormentati dall'epilessia, i quali credevano con tale rimedio orrendo guarire dalla più orrenda delle infermità.

Allorchè la Margherita porse il collo al fendente, frà Buonvicino, messosi con lei in ginocchio, alle orecchie, che fra poco più non udrebbero, le mormorò gli ultimi conforti; poi, con un atto risoluto, come chi finalmente esce da lunga situazione penosa, impugnato il crocifisso, levò con esso le giunte mani al cielo, le abbassò fin sul tavolato, e si lasciò cadere colla fronte sopra di esse. Il sangue di quella vittima lo spruzzò. Tutto era consumato, ed egli non si rimoveva da quell'attitudine. Fu scosso… Era morto.

Così l'angelo destinato a custodia di ciascuno, appena cessa di vivere quello al cui fianco era stato collocato dalla Provvidenza, compiuta la divina sua missione, ritorna con esso in Paradiso.

Sulla compassionevole scena tenevano fisso l'occhio due altre persone, con sentimenti, deh come diversi: Alpinolo e Ramengo, giacchè era lui appunto il confratello insultatore. Il primo, sotto all'aspetto di scellerato, copriva un generoso pentimento, un'immensa compassione, che nella fine lagrimata di quegli esseri virtuosi, gli faceva dimenticare affatto come, tra pochi momenti, avrebbe anch'egli a seguitarli di là dei confini della vita.