Si mossero eglino di fatto, e tolsero in mezzo Alpinolo, il quale allora, dato nelle furie, cominciò a menar calci e pugni, mordere, graffiare, sinchè, sferratosi, riuscì a strappar di mano ad uno la mazza ferrata, e disposto a far le forze estreme, cominciò con essa a lavorare di qualità, che mal per chi l'accostava. I soldati, che, da quella notte in poi, sapevano come pesassero le costui braccia, impacciati anche dall'angustia e dal barcollamento del palco, davano indietro, intanto che Ramengo, collocatosi in mezzo della scaletta, come per abbarrarla del suo corpo, gridava in risposta al conestabile:—A chi mascalzone? Mascalzone sei tu, tedesco venduto! Io, sai chi sono io?» E stracciandosi d'in sul viso il cappuccio, si scopriva esclamando:—Sono Ramengo da Casale; impara a rispettarmi!»
L'alterazione prodotta della maschera e da una situazione così strana, non aveva lasciato che Alpinolo riconoscesse alla voce chi fosse il suo protettore. Ma come lo intese nominarsi, come, sospendendo un terribile colpo su cui abbandonavasi a due mani, si volse, e raffigurò quella faccia, la faccia che gli era fitta nella memoria siccome quella di un demonio, si tramutò a guisa di un uomo, il quale mentre accarezza e palpa il suo fido cane, tornato dopo lunga assenza, ascoltasse taluno gridargli:—Bada che è rabbioso».
Slanciò la mazza sul palco, e cogli occhi stralunati, colle braccia e gli indici protesi rigidamente verso di lui, profferì:—Ramengo! voi mio padre!» Mandò un urlo disperato, levò la faccia al cielo, colle mani fra gli irti capelli, indi, invano rattenuto da quell'altro, che a guisa di energumeno smaniando, divincolandosi, pregava, bestemmiava, chiedeva perdono, corse egli stesso a furia, a sottoporre il capo al fendente.
Un minuto dopo, il disciplino tenevasi boccone, abbracciato ai piedi di un cadavere, seguitando a prorompere in urli, in pianti, in imprecazioni—ma chi l'avrebbe compassionato? era una spia.
I confratelli della Consolazione intonarono la preghiera dei defunti, e levando il feretro, più carico del preveduto, si avviarono a Santa Marta per darvi sepoltura. Il popolo, rispondendo a quelle preci, sfollava dalla piazza e si diramava anch'esso, per le varie stradelle, cedendo il passo a nuovi curiosi, che a fiotti si avvicinavano al patibolo per vedere, se non altro, gli apparati e gli avanzi, ed informarsi di quell'ultima scena. Poi ritornarono ciascuno alle occupazioni della giornata, fra le quali più di uno usciva tratto tratto esclamando con un sospiro:—Povera signora!»
—Un bel colpo!» diceva un altro.—La non deve aver patito nulla. Non si può dire che i nostri signori non ci mantengono uno dei carnefici meglio esercitati.
—Hai visto (aggiungeva un terzo) con che divozione, prima di sottoporre la testa, ella baciò il Crocifisso?
—E non volle (replicava un altro) che il boja le levasse il fazzoletto dal collo».
Qualche femminetta soggiungeva:
—Ma! a quest'ora la sarà in purgatorio a mondarsi dei suoi peccati. Il
Signore è misericordioso.