—E quel frate (riflettevano altri) se era sì dolce di cuore non dovea far quel mestiero di assistere i giustiziati. Manca gente avvezza a queste funzioni? Si sa: non tutti son buoni per tutto».

Un altro intanto aggiungeva:—Che cosa poi saltasse in mente a quel disciplino di non voler lasciare, come dice il mio padrone, libero corso alla giustizia, vattela accatta.

—Avrà creduto di far un'opera di misericordia», rispondeva lo scaccino della Passerella.

—Oh, sta a vedere! (tornava su il primo) Che ci ha a fare la misericordia coll'impedire che si ammazzi? Opera di misericordia è seppellire i morti, dico io.

—Per me (udivasi qualche giovane) è la prima che ne vedo di queste, ma sarà anche l'ultima. Gesummaria! alla notte mi tornerà sempre sugli occhi quella figura, quel tronco, quel sangue…» e rabbrividendo si copriva il viso.

—Tutto sta ad assuefarsi» rispondeva un uomo maturo.

Ma questa era la ciurma, ignorante e brutale a segno da trarre curiosa a tali miserie. Che se la storica verità ci costrinse a rivelare, pur troppo al vero, quel vulgo, ci è di soddisfazione l'assicurare come la razza dei generosi non fosse scarsa, frammezzo agli insultanti dominatori e ai vili depressi; sconosciuta da questi, sospetta a quelli, ma destinata a far fede della virtù, allorchè i casi umani trarrebbero qualcuno a rinnegarla indispettito. Con fremito virile, e con dignitoso compatimento, riguardarono essi quel caso come un pubblico lutto, una lezione, un avviso; parte abbandonarono la città, perchè non sembrassero tampoco colla loro presenza autorizzare l'assassinio legale; alcuni vestirono a lutto; altri manifestarono anche in aperte voci l'indignazione, ed erano gli stessi che avevano disapprovato il Pusterla finchè lo credettero cospiratore.

Le madri poi, le buone madri lombarde, narrando quel caso ai raccolti figliuoli, e commovendoli a pietà, facevano loro suffragare i poveri condannati, e ripetevano:—Preferite di esser la Margherita sul patibolo, che non Luchino sul trono».

Così quel giorno tutti parlarono della meschina, del frate, del disciplino; molti ne discorsero anche il domani, più pochi il terzo dì; poi nuovi mali, nuovi casi, nuovi supplizj vennero ben tosto a far dimenticare quei primi, a destare nuove curiosità, nuova compassione, nuove ciancie.

La scena si fu alla Corte, allorquando, ritornato Luchino a Milano, Grillincervello si pose dinanzi a lui ad atteggiare quel supplizio, ora contraffacendo con attucci e moine la rassegnata devozione della Margherita e la profonda pietà di fra Buonvicino,—tanto è facile volgere in riso le cose più serie e le più sante!—ora smaniando e armeggiando come aveva fatto Ramengo, eccitando al riso la brigata, e riscotendo gli applausi di quelli che ne erano stati testimonj oculari, e che esclamavano:—E' fa tal quale».