Luchinus gessit et æegrum animum contra magnates, qui conversationem habuerant cum præfato domino Azone. Et dicebatur, quod id faciebat propter alterum de duobus; scilicet, aut pro co quod morti domini Marci fratris sui assenserant consulendo, aut quia, tempore domini Azonis, ipse paucum profictum ex titulo et honore habebat. Nam præfatus dominus Azo consiliariis suis multum credidit, et eum eo in infinitum facti sunt opulenti. Et pro eo dictos consiliarios male tractabat, etiamsi essent de optimatibus Mediolani. Et inter alios erat Franciscolus de Pusterla, ditior et felicior quovis Lombardo, si tamen temporalia hominem possunt facere felicem. Et quod sit rerum, audietis. Nam pulchriorem et nobiliorem mulierem Mediolani habebat in uxorem. Nobiliorem quia de Vicecomitibus; pulchriorem, quia etiam vocabatur Margarita. Et certe mirum fuit, quod nemo in luxuria erat dicto Franciscolo coæqualis, in tantum quod a prandio se levabat ut haberet coitum cum ipsa Margarita uxore. Et sic faciebat equitando, si debuisset de equo descendere, et invadere publicas meretrices. Ex ea habuerat tres filios mares, pulchriores forma aliquibus Mediolani. Et si aliter fuissent, degenerassent, quia ipsorum parentes tam vir quam mulier formosi ultra modum erant et valde pulchri. Domum autem in Mediolano habebat pulchriorem; possessiones, mobilia, in tantum quod numerus non extabat, et certe alter Job potuit dici. Sed quia ad plenum enarrare longum nimis esset, concludam, quod præfatus dominus Franciscolus accusatus fuit de quodam tractactu. Et certe potuit esse verum. Nam dicebatur, quod ipsius uxor prædicta conquesta fuerat, quod dominus Luchinus voluerat nobilitatem ipsius turpi coitu fædare. Nam præfatus dominus Luchinus extiti luxuriosus. Et quod gravius erat, propter ægrum animum, quem in eo ridebat, habebat de statu dubitare. Et certe si, prædictus dominus Franciscolus cogitata cito explevisset, de facili fuissent effectum consequuta. Sed quia tanti et potentes cives ipsi tractatui assentiebant, necessarium fuit ab aliquo publicari, et male. Quocirca dominus Luchinus multos cepit, et capti fuerunt statim decapitati, et fame aliisque tormentis necati. Et quia nimis longum esset enarrare opus, de ipsis ad præseus tacetur. Dicam, quod prædictus Franciscolus fugit, ed eum pluribus ex filiis Avenionem se reduxit. Sed quia nec ibi, nec ultra mare, nec citra permisisset cum vivere, necessarium, fuit alio divertere; nam exploratores ipsum sequebantur: et captus fuit in marinis partibus, super Portum Pisanorum, et ducti fuerunt Mediolanum. Multos alios publicatos accusavit, quos morte, peremit. Et demum ipsum et filios duos cum parentibus in Broleto decapitari fecit, et quosque tam mares quam fminas, et ipsam Margaritam consumavit, quæ propterea alia fuit Hecuba, ut legitur in processibus Trojanorum. Purgavit adeo dominus Luchinus corum contumaciam, quod credo nunquam Mediolanenses ausuros tractare (etiam quia timidi sunt a natura) contra Vicecomites.

BERNARDINO CORIO, L'Istoria di Milano.

Nel medesimo anno (1340), ancora nell'agosto, Francesco da Pusterla, il quale in Milano sopra ogni altro cittadino di ricchezze abbondava, avendo ridotto a sua divozione Galeazzo et Bernabò supradetti, insieme con Pinella et Martino fratelli de' Liprandi; Borollo da Castelletto, et un Bertoldo d'Amico, conspirarono contra di Luchino Prencipe di Milano, da gli antecessori del quale erano fatti grandi, tanto di ricchezza, quanto di riputatione, et nome. Cominciarono adunque a trattare della morte del Prencipe, onde Giuliano, fratello di Francesco, impetrando aiuto ad Alpinolo Casale, li manifestò il tutto, per esser lui suo caro amico. Costui di subito al fratello Ramengo riuelò il trattato, la qual cosa intendendo Francesco sopradetto, non essendogli Ramengo beniuolo, pensò che la cosa saria palesata al Prencipe, il perchè di subito insieme col fratello, et due figliuoli già di età perfetta, fuggì da Milano, et secretamente andò in Auignone, et Ramengo senza metterli tempo, hauuta la certezza del fratello, fece intendere a Luchino Visconte quanto contra di lui s'era ordinato. Onde Pinalla, Martino, Borollo et Beltramolo gli fece imprigionare, et posti al tormento manifestarono la cosa. Fatto dunque che hebbero il processo di tanto maleficio, gli furono confiscati tutti i suoi beni, et posti nelle carceri furono fatti gli ambi fratelli morir di fame. L'Amico, à più uituperoso fine fu reseruato. Le famiglie sue restarono in somma pouertà. Malgherita, mogliera di Francesco, germana di Luchino per esser lei sorella di Ottorino Visconte, et figliuola di Vberto, quale fu fratello di Matteo Magno, essendo stata la inuentrice di tanta scelleraggine, fu crudelmente incarcerata, et Francesco dall'altro canto per le continue insidie, in Auignone quasi non era sicuro. Et così finalmente un Milanese con simulazione fuggì da Milano et andò in Auignone; il perchè da Luchino fu messo nel bando, et lui dell'altro canto faceva venire a Francesco lettere contrafatte da parte di Mastino della Scala, che volesse andare a Verona, concio fosse che da lui sarebbe honorato con onesto stipendio. Credette Francesco alle false lettere, il perchè partendosi giunse a porto Pisano, dove la potenza di Luchino era oltra modo estimata, per difendere lui i Pisani dai Lucchesi. Quivi mandò adunque Buonincontro di San Miniato Toscano, et suo Condottiero, il quale come Francesco, ed i figliuoli furono giunti, li fece prigioni, et fra pochi giorni essendo condotti a Milano, nella pubblica piazza del Broletto furono decapitati; per impositione del Prencipe, Beltramolo sopradetto, palesamente fu il manegoldo. E dopo per essere molto odiato da Luchino, cantra del quale ancora nei tempi passati altri mancamenti hauea commesso, fu strasinato a coda di due Asini fino alle forche, fuora della città, dove senza dimandar perdono de i suoi peccati, con una catena al collo per insino dai corvi fu devorato, restò impiccato con perpetue esecrazioni d'ogni viandante.

NOTE

[1] In questo punto ci viene sottocchio una biografia dell'autore,
premessa a una bellissima edizione d'una nuova traduzione
spagnuola della sua Storia Universale, e vi leggiamo: «En
la prison, con medios que solamente los presos saben procurarse,
compuso una novela, en que, ideando un proceso de Estado formado à
Margarita Pusterla por los Visconti, revelaba las iniquidades de
los procesos politicos modernos. Esta novela ha sido colocada al
lado de la de Manzoni, y traducida en todas las lenguas: en
Francia conocemos cinco traducciones diferentes. Una novela que
sobravive al ano en que ha visto la luz, no deja de ser fenòmeno
bastante raro en el dia.»

[2] La famiglia Pusterla era d'origine longobarda, e riconoscevasi
indipendente, cioè rilevava i suoi feudi direttamente
dall'imperatore, portando in segno l'aquila imperiale nello
stemma. A queste famiglie, nel governo a comune, di preferenza
conferivansi le dignità, sì perchè non potevano spendere
largamente, sì perchè non erano legate da giuramento o da fedeltà
ad altro signore. I Pusterla in fatto ebbero altissime cariche e
civili e militari ed ecclesiastiche, e ne conseguirono ingenti
ricchezze. Fin trentacinque ville possedeano con amplissime
tenute, e quasi tutto a loro spettava il territorio di Tradate, in
libero allodio, e non per infeudazione imperiale nè vescovile.

In Milano padroneggiavano quasi tutto il quartiere di porta Ticinese, da Sant'Alessandro fino al Carrobio, e vuolsi introducessero nelle case quelle palanche e cancellate, che costumano fra la porta di via e il cortile interno, e che chiamiamo pusterle. A un dato giorno questa famiglia allestiva un enorme cavallo di legno, il quale tirato dai Facchini della Balla, a suon di strumenti procedeva pel corso di porta Ticinese fino al duomo; quivi schiudevasi come il cavallo di Troia, e ne usciva gente coi regali, di cui i Pusterla facevano omaggio alla metropolitana; terminavasi con lauti trattamenti all'innumerevole clientela.

[3] Poichè spesso ci verrà fatta menzione delle monete d'allora, giovi avvertire che l'intrinseco della lira imperiale era di grani 634 d'argento, cioè circa un'oncia e mezzo: la lira dividevasi in 12 soldi imperiali; e 32 di questi ossia 64 terzuoli formavano il fiorino o zecchino d'oro, che oggi sarebbe 10 franchi.

[4] È scomparso nei nuovi allineamenti

[5] Oggi Via Torino.