Egli, assaporando quella pace di Dio che oltrepassa ogni intendimento, per alcun tempo attese alle cure comuni del nuovo suo stato; risolto poi di ordinarsi prete, sì per esercizio di pazienza, sì per acquistare una cognizione, buona a tutti, indispensabile a un sacerdote, prese ad esemplare la Sacra Bibbia. Oh allora, che pascolo trovò all'intelligenza e al cuore! Oltre la rivelazione delle superne verità, quanto conforto ne trasse a' suoi casi, quante consolazioni! quanto impulso al bene! Nei canti dei profeti sentiva continuo l'amor di patria, ond'esso aveva caldo il petto; la sventura v'è ogni tratto ricreata di speranze; l'ingiustizia che signoreggia, o manifesta, o colla maschera del diritto, trova colà un continuo appello ad altri giorni, ad altro giudice; concordia, amore, eguaglianza, giustizia, animano da capo a fondo quel libro, nel cui studio frà Buonvicino, accorgendosi quanto gli uomini ne deviassero operando a fini personali anzichè al bene comune, dividendosi in oziosi che godono e faticanti che stentano, in ribaldi che ingannano e sopraffanno, e leali che beneficano e soffrono, non che prendere odio per gli uni, disprezzo per gli altri, gli abbracciava tutti in generosa benevolenza, e nell'intento di amicarli, di concordarne gli sforzi a quella che è prima condizione di ogni sociale progresso: la moralità.
Molto durò, discosto da ogni pratica di gente; cominciò poi ad uscire predicando, e allora gran fama si levò, non tanto della sua bravura, come della grande sua bontà. Diffondevasi tra il popolo, massime della campagna; giacchè pel popolo, diceva egli, pei poveri specialmente, ha parlato Cristo, fra vulgari scelse i seguaci suoi, le primizie della Chiesa. Ne istruiva dunque l'ignoranza sulla eguale origine degli uomini, sulla comune destinazione; mostrava donde veniamo; dove si va; i più semplici doveri, le più schiette virtù di padri, di figli, di sposi, di operaj, erano perpetuo suo tema; ingenuo e fin vulgare nel dir suo, sminuzzando il pane della parola secondo la capacità; facendosi, come Eliseo, piccolino per ravvivare le piccole membra.
Passava quindi in concetto di santo, poichè, sebbene non fosse andato pellegrino al Monte Gargàno, a Roma, in Terrasanta, sebbene non facesse di quei miracoli, di cui smoderata era allora la frequenza, operava il miracolo più insigne, quello di rendere buoni gli uomini colla voce e coll'esempio. E poichè allora pur troppo fra quelle razze ineducate succedevano frequenti battibugli di contumelie e peggio, tutto egli davasi nel ricomporre la concordia, e mirabili effetti otteneva di conversioni.
Molti potrei raccontarne, se non udissi alcuno de' miei lettori domandarmi se questa sia una leggenda di santi. Dirò dunque soltanto come una volta (questo accadde in Varese mentre egli trovavasi colà nella Cavedra, casa del suo Ordine) uno dei Bossi ed uno degli Azzati, primarj borghesi, erano venuti a parole, dalle parole ai fatti, e dietro loro una turba parteggiante minacciava un sanguinoso scompiglio.—Bisogna chiamare fra Buonvicino», suggerì alcun prudente. Così fanno; egli accorre, procura mitigare gl'irritati, rammentando le promesse e le minacce di Cristo che ci vuole umili al pari di sè; ma il Bossi, che era dei due il più tracotante e bizzarro, cieco nella collera, volse il furore contro il frate, e bestemmiando Dio, le chieriche, le cose più riverite, cominciò a picchiarlo.
Picchiare un religioso era tenuto tale sacrilegio, che gli astanti parte si ritrassero come atterriti, parte si accingevano a volerne vendetta.
E frà Buonvicino, su quel primo momento, sentendo più l'impulso delle antiche abitudini, che non la legge d'abnegazione, che erasi da sè medesimo imposta, afferrato l'assalitore, l'ebbe sbattuto a terra, e alzava il pugno contro di esso; ma l'ira diede luogo subitamente; rientrò in sè; mise un sospiro, quasi dolente che l'antico uomo ad ora ad ora ricomparisse; sollevato il temerario, se gl'inginocchiò davanti, e incrociando le braccia sul petto, con umiltà tanto più sincera quanto che era generosa, gli disse: «Perdonatemi! non sapevo quel che facessi».
L'atto pio commosse il prepotente, il quale cadde egli medesimo ai piedi dell'offeso, chiedendo a gran voce perdono, misericordia; e tornato a coscienza, diventò esempio di quelle cristiane virtù, di cui la somma è la carità.
Nè meno famoso venne frà Buonvicino a Milano. In quei tempi che tutto andava per collera e fazioni nella Chiesa, nel foro, nelle scuole, nei conventi, nel campo, i contendenti si ingegnavano di trarre il frate dalla loro. Nel più vivo erano le questioni teologiche, se la luce apparsa sul Taborre fosse creata od increata: se il pane che mangiavano e la tunica che vestivano Cristo e i suoi fosse loro proprietà o di uso soltanto; se gli angeli e i santi godessero della beatifica visione della divinità, ovvero stessero sotto l'altare di Dio, cioè sotto la protezione e consolazione dell'umanità di Cristo, fino al dì del giudizio. Ma qual volta alcuno volesse metter Buonvicino sul ragionarne, e risolvere tra il dottor Angelico, il dottor Sottile, e il dottor Singolare, esso rispondeva che il nostro non è il Dio delle contese, che vuolsi studiare nella religione per rendere un ossequio ragionato, non per introdurre la superbia dell'umana sapienza nelle cose che il savio venera tacendo.
Che ne avvenne?
Sulle prime, tutte le parti egualmente il disapprovarono, e chi il chiamò pusillanime cristiano, chi troppo cieco credente. Egli non rispose, continuò, e, come accade sempre, tutte le parti egualmente finirono per rispettarlo. Piuttosto avendo conosciuto i vizj della città, penetrato nelle sale dei grandi come nelle officine del fabbro, e sotto la trabacca del soldato, sapeva dove occorressero i rimedj: alla libertà del paese, guasta non tanto dalla prepotenza de' dominatori, quanto dalla corruttela dei dominati, trovava ottimo ristoro predicare il Vangelo, scuola della libertà vera, vera opposizione e alla tirannia dei capi e alla sfrenatezza dei soggetti; vera soluzione del più importante problema sociale, quello di render soddisfatti coloro che non posseggono, assicurando il riposo di quei che posseggono. Per tal modo riusciva caro ai sofferenti che sollevava con superne consolazioni, e riverito dai potenti, i quali, nell'uomo probo, non ligio ai superbi loro capricci, sono costretti a venerare l'imperio della nobile virtù.