Margherita, già non crederete che egli la dimenticasse; più non si dimentica quando si è amato così. Nè della donna sua temeva egli lo spregio: non ne aveva egli veduto le lagrime in quel terribile momento? La ricordava sempre come la persona più cara che avesse lasciata in un mondo da cui si era diviso. Per lungo tempo ne schivò affatto la vista; la prima volta che osò domandarne conto a Francesco Pusterla, che, come altri amici, veniva tratto tratto a salutarlo, quel nome, quasi avesse dovuto bruciargli le labbra, tornò più fiate a morirgli in gola: pur finalmente lo pronunziò con un rossore, con un tremito convulso di tutta la persona.
Al fine la materia restò domata dallo spirito, e quando Franciscòlo gli parlava della sua domestica felicità, sentivasi inondato, non più da invidia, ma da tutta pura compiacenza. Nelle orazioni sue, la persona prima e più caldamente raccomandata, era la Margherita, senza che per questo il pensiero disviasse dal Creatore alla creatura: anzi, una dolce speranza il lusingava, che le espiazioni sue, le sue preghiere dovessero acquistare alla Margherita una serie di felicità.
Non doveva essere esaudito, perchè la felicità vera non è germoglio di queste glebe terrestri.
Allorchè si sentì sicuro di sè, tornò una volta a casa della signora Pusterla; ripassò con altro cuore su quel ponte, sotto quegli atrj, su per quelle scale: entrò nel memore salotto; e vi trovò la Margherita che fanciulleggiava col suo Venturino.
Qual momento fu quello pei due amanti! Ma l'una e l'altro vi si presentavano col vigore acquistato in lunga risoluzione virtuosa.
Frà Buonvicino ragionò di Dio, della fralezza dell'uomo; toccò del passato come una rimembranza cara e dolorosa; chiese perdono; si staccò dalla cintola un rosario di grani di cedro a faccette, su ciascuna delle quali era intarsiata una stella di madreperla, e con pendente una croce, allo stesso modo lavorata. Era paziente fatica del suo ritiro, e consegnandola a Margherita,—Tenetela per mia memoria. Possa questa un giorno venirvi di consolazione! e nel recitarne le orazioni, pregate Dio per un peccatore».
Queste parole, quell'atto non furono senza lacrime dell'uno e dell'altra. Margherita si strinse al seno e premette alle labbra quel dono, che assumeva un carattere sacro innanzi all'intelletto, nel mentre al cuore lasciava indovinare quante volte frà Buonvicino dovette pensare a lei nel lungo tempo duratovi intorno.
Quel rosario, quella croce, doveano mischiarsi, deh come! nelle avventure di quella infelice!