Solo al primo albeggiare si tolse da guardare il lago; e salito a cavallo, uscì furiosamente lunghesso la riva se mai essa vi fosse approdata, se piuttosto la procella ne avesse rigettato il cadavere. Nulla vide, nulla ne intese raccontare, onde fu al colmo della soddisfazione, sperando che, com'era stato suo disegno, il lago avesse inghiottito e la vittima e le traccie del delitto. Su quei primi giorni mascherò il rimorso con una smania di operare; spedì attorno a cercare se mai il nembo o la piena avessero fatto pericolare alcuno: sotto veste di esplorare gli andamenti di certe bande che infestavano la valle San Martino, mandò di qua, di là scorridori che gli riferissero a minuto quanto udivano, ma nessuno gli fe' cenno di una donna affogata: onde esclamò:—Hai pur dato l'ultimo tuffo!—Possa la tua agonia essere stata lunga, affannosa quanto te l'auguro io, quanto la meriti! Possa io un giorno, come ho goduto, della tua morte, così godere di quella dell'infame tuo drudo!»
A chiunque abbia idea della disordinata prepotenza dei governi militari in ogni tempo, e della confusione speciale d'allora, quando, per troncare un viluppo inestricabile, fu fatto uno statuto[16] che nessuno si ricercasse per delitti commessi durante la guerra di Monza dal primo novembre 1322 all'undici dicembre 1324, sarà agevole spiegare come veruno giuridicamente chiedesse conto a Ramengo della donna scomparsa; in privato poi, coi subalterni gli valeva la superiorità per farli tacere: coi pari e coi superiori non gli mancavano sfuggite e pretesti. A Lecco diede voce che la Rosalia fosse andata a Milano: a Milano che fosse corsa ad unirsi co' suoi parenti forusciti; poi che era morta, morta lei, morto il bambino, e se ne finse accorato, celando il suo delitto sotto impenetrabili apparenze, come celato lo aveva la superficie del lago, cui unicamente l'aveva confidato.
La prima volta che di ciò fu inteso, il giovane Pusterla se ne mostrò tocco nell'anima, siccome succede allorquando vediamo peccare chi più ci pareva dabbene; allorquando vediamo chiuder il libro della vita chi non ne avea scritto ancora che pochi fogli. E non rifiniva di chiederne; e s'ingegnava di consolare Ramengo, prima colla speranza che certo ella tornerebbe al marito, al dovere: poi, dopo credutala estinta, coll'enumerarne le belle doti, e rammentare certi atti minuti, certe leggiere parole, che tra i casi ordinarj sfuggono innotati, ma che tornano a mente vivacissimi allorchè scomparve quello alla cui memoria erano attaccati.
Ma questa commiserazione, questi encomj, ben altro suono facevano a Ramengo. Non già ch'e' fosse cotanto geloso dell'onor suo che credeva oltraggiato: ma la commiserazione faceva dispetto a lui, bramoso di eccitare invidia: e nella ribalda anima sua il rimorso palliavasi sotto altri affetti, dei quali soli era capace: odio, disprezzo, vendetta.
Sebbene verun tribunale, veruna potente voce chiamasse conto a Ramengo dell'operato, sì lo interrogava fieramente una voce interna, quella che, se i gran malvagi asseriscono di non sentire più, o mentiscono, o il vero è che l'hanno soffocata sotto altre voci, principalmente sotto alla smania che gli invade di nuovi delitti. Come l'ubbriaco, allorchè il vino comincia a fargli dar volta al capo, crede ripararvi col berne del nuovo: come una donna che d'una prima infedeltà sentesi spinta a cancellare la memoria col commetterne di nuove, e sostituire la vorticosa illusione della voluttà alla severità dell'innocenza perduta e al salutare stimolo della coscienza; tale Ramengo per rapirsi allo strazio del primiero misfatto provava una diabolica necessità di consumarne di nuovi. E com'è sottilissimo l'amor proprio a trovare scuse fino alle atrocità; così Ramengo versava ogni colpa sua sul Pusterla: fingeva a sè stesso di avere amato Rosalia d'immenso amore, sinchè tra i loro cuori non si frappose quell'esecrato: esagerava le speranze che avea fondate su quel fanciullo; e col lungo fingere un tal sentimento, talvolta Ramengo ritrovava in sè un vero rammarico di avere perduta quella sposa, di cui gli ricorrevano a mente le rare doti del corpo e dell'animo, e le dolcezze ch'essa gli prometteva.
Più ancora compiangeva il perduto figliuolo: così è dolce cosa a tutti il vedersi crescere intorno un bambolo, col quale ritessere il cammino della vita: così all'ambizioso è caro il poter erigere su quello la speranza e i disegni dell'avvenire! Nè poteva Ramengo ripiegare con un nuovo matrimonio, poichè da una parte la vulgare opinione aggiungeva non so che obbrobrio alle seconde nozze e a chi le contraeva; i feudatarj ne esigevano una tassa a profitto delle loro stalle: obbrobrio che, a chi pretendesse trovar ragioni delle popolari ubbie, parrà strano davvero in tempi che nessuno se ne apponeva al concubinato, all'adulterio. Ma se questo riguardo era gittato alle spalle dai principi e dai maggiori cittadini, doveva rispettarlo Ramengo, smaniato com'era di salire, e quindi in necessità di accarezzare e i vizj de' magnati e i pregiudizj de' volgari. Dall'altra parte chiedendo una seconda sposa poteva indurre e questa e i parenti a cercare più sottilmente l'esito della prima moglie, e rimestare così una sucida pasta.
Doveva dunque dire addio alle casalinghe consolazioni, smettere la lusinga di potere, quel che a stento gli veniva fatto per sè stesso, montare sublime per via di un figliuolo. Ma, anzichè accettare ciò come conseguenza e punizione del suo misfatto, non volea vedervi che una ragione onde portare peggior odio al Pusterla, onde concentrare su lui solo tutto l'astio, che era un bisogno dell'anima sua, e che dapprima sfogava contro la povera Rosalia.
Però una vendetta subitanea e violenta poteva fallirgli, e venire punita, e non corrispondeva agli spasimi che nella sua immaginazione a lui preparava. Conservò dunque le apparenze di servitù e di amore verso i Pusterla, anzi le raffinò, come è stile dei traditori: non avresti detto potersi dare altri più zelante dell'onor di quella casa: ma intanto ne spiava ogni andamento, simile al lupo cerviero, che con lunga persistenza seguita la vittima che destinò pasto alla rabbiosa sua fame.
Corsero gli anni: al Pusterla incontrarono i casi che già accennammo, e si sposò colla Margherita Visconti. Ramengo, siccome cliente della famiglia, assistette alla pompa della benedizione conjugale: e quel sacro istante, in cui il cuore balza fra due vite, fra i desideri del passato e le promesse dell'avvenire, ricordò al feroce il momento in cui egli erasi giurato amore colla sua buona Rosalia. Vide poi la tenerezza e la felicità spargere fiori a gara intorno e sopra della Margherita: con invidioso struggimento vide il suo abborrito diventar padre d'un vezzoso fanciullo: la beatitudine che quello godeva nelle incolpate mura domestiche, gli riaprì, se mai erasi rimarginata, la ferita onde in grazia di lui dicevasi trafitto.—Ecco! a me rapita una moglie, un figliuolo: messa nell'animo mio questa procella…. tutto per colpa di lui… ed egli nel colmo d'ogni felicità! E quel bambino? Oh un figlio! se avessi io pure avuto un figlio! quanti ineffabili gaudj! quante floride speranze! Poter anch'io amare, poter destare invidia! E non l'avrò mai… mai! Colpa di chi? Ed egli lo ha… e così bello! Ha una donna… una tal donna! Oh potessi turbargli cotesti godimenti! oh potessi mescere alle sue labbra un sorso del fiele, di cui esso ha attossicate le mie!»
L'astio (tant'è versatile!) assunse perfino le apparenze di amore. Perocchè, o rimanesse veramente preso anche Ramengo alla virtù e alla bellezza della Margherita, come se un demonio s'invaghisse d'un cherubino: o non si tenesse per pagato fin a che non ricambiasse collo scorno lo scorno che dal Punteria pretendea aver ricevuto, incominciò a corteggiare la costui moglie. E prima le venne in atti ed in parole prodigando le lusinghe, da cui ella potesse argomentare come di lei vivesse passionato: spinse quindi la sfacciataggine fino al punto di richiederla apertamente di amore. La Pusterla vedevasi di così immensa distanza superiore a colui, del quale, se non sapeva tutte le nequizie, indovinava per istinto la maligna natura, che dalla sozza sua persecuzione affatto si trovava sicura, e senza farne motto a veruno, le parve assai castigarlo col disprezzo. Ramengo però non era uomo da fare come sbigottito e vinto al primo colpo: anzi viepiù s'infervorava, fosse per punta, fosse perchè, confidente nei meriti suoi, come suol essere chi non ne ha, credesse potere coll'assiduità riportare una vittoria, tanto più gloriosa quanto più difficile. Oltrechè fermamente erasi proposto di cominciare le sue vendette contro il Pusterla dal contaminarne la donna: e quando pure non vi dovesse riuscire nel fatto, anche le apparenze gli sarebbero bastate; bastato che la vulgare malignità trovasse onde appuntare la Margherita, e turbare i sonni a Franciscolo.—Ma costei (diceva tra sè) non è costei come tutte le donne? A qual di esse torna ingrato un omaggio che si presti alla loro bellezza? Oh cadrà, cadrà: venga solo l'occasione».