I cronisti, da cui ricaviamo tutta questa serie abbastanza sconnessa di fatti, sebbene in alcune particolarità usino troppo più licenza che nol comporti la raffinatezza degli orecchi moderni, qui non discendono a chiarire la cosa; nè altro appare, se non che Ramengo si avvicinò alla Margherita; e quanto insolente si comportasse il possiamo argomentare da ciò, che ella, tutta gentile e temperata che era, lo percosse d'uno schiaffo.
Per un'anima bieca che, simile ad un vaso fetido ove si corrompe anche la rugiada che vi caschi, convertiva in occasioni di scelleraggine fino i più soavi affetti, non domandate se questa fu profonda, immedicabile ferita. Nol rimorse la propria colpa: solo vide l'orgoglio suo oltraggiato, il contaminato onor suo: la sete di vendetta, che già lo stimolava contro dal Pusterla, altrettanto e più fiera s'accese ora contro della donna di lui:—Sì, sì; un colpo solo le farà scontare tutte. Orgogliosa! ti avrà a tornare a mente la notte del San Giovanni!»
Di questo accidente la Margherita non credette opportuno far cenno al marito: infatti a che pro? quanto a sè, tenevasi più che abbastanza sicura contro un essere tanto spregevole: dal manifestarlo allo sposo potevano nascere e turbazioni e guai vicendevoli. Ramengo però da quell'ora non osò comparire in casa i Pusterla; le prime volte che si avvenne in Franciscolo, il cansò studiosamente; ma dal modo con cui egli si comportava seco qualora lo trovasse in altre case, o nelle comparse, o sotto ai coperti, ebbe a chiarirsi che nulla sapeva dell'occorso; si rassicurò, non si mitigò. Prese anzi maggior corruccio dal conoscersi disprezzato, e nè tampoco creduto degno di ira: e poichè l'odio dei tristi grandeggia di tutta l'altezza onde il nemico sovrasta ad essi, gli pareva non aver bene di sè, finchè coloro non avessero redento col sangue i fattigli oltraggi. Sulla casa ove più non ardiva portare i passi, teneva aperti gli occhi indagatori: già vedemmo con quali seduzioni lusingasse Luchino a voler contaminare la bella donna: sapendo poi la ruggine che era tra il Pusterla e i Visconti, confidava non tarderebbe l'occasione di rovinarlo. Un'accusa è così presto trovata!
Quasi un anno era passato dal caso che vi raccontai, ed il prossimo ritorno della solennità di San Giovanni aveva rincrudita in Ramengo la mal saldata piaga. Le disposizioni dei cittadini per festeggiare quella notte, da cui tre giorni appena li dividevano, i preparativi delle donne, il tripudio con cui ne ragionavano i fanciulli, pei quali un dì festivo è un avvenimento, suscitavano in lui una maggiore furia di dispetto. Or pensa, lettor mio, se a gran disegno gli venisse l'imprudente colloquio di Alpinolo, il quale gli poneva in mano uno stilo avvelenato, onde colpire non la sola Margherita e il consorte di essa, ma quegli altri amici, ch'egli esecrava appunto perchè amati da loro; e nel tempo stesso gli lastricava la via di sollevarsi nel favore del principe con questa prova di zelo. Ambizione! l'idolo suo: e per raggiungerlo v'era di mezzo la testa dei suoi nemici.
Recatosi dunque alla Corte, e ottenuto accesso al signor Luchino, gli rivelò la gran trama, e ben crederete che trovò i colori più neri per aggravare la colpa e l'idea del pericolo. Il tornare secreto del Pusterla a Milano, abbandonando la sua destinazione, già dava titolo a sospettare: fresca era la memoria di Piacenza, perduta da Galeazzo, (noi l'abbiamo accennata parlando di frà Buonvicino), appunto per maneggi d'un marito oltraggiato: Luchino poi e sapeva di meritar l'odio di molti, ed agognava l'occasione di punire su Margherita le virtuose ripulse. Quando il tristo può ritrovare un pretesto onde, sotto velo di giustizia, mascherare l'iniquità, non ha egli il suo voto?
Dalla relazione di Ramengo appariva che i primi da cogliere dovevano essere o il Basabelletta o Alpinolo: e secondo le deposizioni di questi, regolarsi per gli altri. Ma Alpinolo era conosciuto come un fiero, che avrebbe resistito a qual volessero maggiore tormento, anzichè peggiorare in nulla la causa dei suoi benefattori: avrebbe anzi voluto in ogni guisa scaricarli, a costo della propria vita: vita d'uomo oscuro, e quindi di poca importanza. Parve dunque miglior consiglio porre lo mani addosso al Basabelletta; poco interesse aveva costui a tacere: e la corda gli strapperebbe quante confessioni bastassero per procedere, non importa se giustamente, ma legalmente, contro degli altri che più stavano a cuore.
Coll'abituale suo passo violento, e balestrando gli occhi in qua e in là, attraversava Alpinolo la piazza del Duomo, sempre infervorato nelle medesime fantasie; allorchè ode chiamarsi con voce sommessa e incalzante. Si volge, e ravvisa uno dei sergenti del capitano di giustizia, col quale egli soleva non di rado trovarsi in radunanze popolari, al giuoco, negli spettacoli, sulla taverna, luoghi che Alpinolo bazzicava per moltiplicare a sè ed alla buona causa amici e fautori tra la plebe e tra la gioventù. E gli giovò: poichè colui, passandogli a fianco, con aria di misterioso sgomento, gli disse:—Seguimi»; e senza mostrare che fosse fatto suo, piegò verso il Broletto nuovo, e quivi ridotti in uno di quei chiassuoli, badato ben bene che nessuno gli ponesse mente,—Va, (disse ad Alpinolo con voce affannata) va, e fuggi, e fa fuggire subito il Pusterla.
—Ma perchè?
—Il signor Luchino manda ordine che siano incarcerati lui, la moglie, tutti voi altri.
—Ha forse scoperto?…