—-Sì: ogni cosa; hanno messo alla tortura il Menclozzo ed ha schiodato…

—E chi fu la spia?

—Dio lo sa! Nessuno ha parlato oggi col principe fuorchè Ramengo.

—Ramengo!» proferì Alpinolo, spalancando gli occhi con aspetto e con voce d'un terrore disperato. Dunque era un traditore quello di cui egli si era interamente assicurato! dunque di un tal precipizio era colpa la sua imprudenza! Urlando e bestemmiando sè e lui, neppur fece motto al benevolo sergente (dei ribaldi ci conservarono il nome le cronache; questo benedetto non parve degno di menzione; stile vecchio), e viepiù che di passo corse Alpinolo giù per la via dei Mercanti d'oro [20]; fu alla Balla, e fattosi alla porticina posteriore della casa Pusterla, bussò violentemente.—Oh, oh? volete sfondare l'imposta?» gridò una vociaccia di dentro; e si vide da un finestruolo da lato sporgersi una testa nera e barbosa, con due occhi sdrusciti e uno sberleffe attraverso alla gota. Costui, che chiamavasi Franzino Malcolzato, erasi acquistato pel paese un tristo nome di fastidioso e manesco, a molti appoggiando e pugni e brave coltellate, ora per conto suo proprio, ora per l'altrui, finchè fu tolto al servizio del Pusterla. Un signore anche buono tenevasi sempre agli stipendj alcuno di questi bassi scellerati, sì perchè fosse uno strumento di meno in pugno dei suoi nemici, sì anche per potersene all'uopo servire contro di essi, in tempi che la giustizia si faceva troppo spesso a punta di spade e di pugnali, o almeno a bastonate.

Quest'arnese, come vide e conobbe Alpinolo, tosto gli ebbe dischiuso.

—Dov'è il signor Franciscolo?» chiese il giovane pressato.

—È fuori.

—E Margherita? la signora?

—Attorno anch'essa.

—Ma dove, in nome di Dio?