—Già il proverbio non falla: legar l'asino dove vuole il padrone.
—Tal quale. Gli uomini sono nati parte per obbedire, parte per comandare, dico bene? Poco su, poco giù, comandi un solo o comandino molti, le cose vanno dello stesso piede; e ad ogni modo noi, se vogliamo trarre in castello, ci convien lavorare tutta la giornata: dico bene?
—Benissimo. Quanto a me, io sto coi frati e zappo l'orto. Se oggi odo gridare Popolo e Viva Sant'Ambrogio, grido anch'io Popolo e Sant'Ambrogio; se domani urlano Viva i Visconti, ed io urlo più forte Viva il biscione.
—Bravo! così si sta amici con tutto il mondo.
—E si muore a suo letto».
Quindi si danno a fischiare una cadenza, a cantacchiare un motetto, a sollecitare i battimazza perchè lavorino, a dare uno scapellotto al fattorino impertinente, a far sentire più vivo lo strisciar delle piale, il ronzare dei tornj, l'affollare dei mantici, lo stridio delle lime e delle seghe, il picchio dei martelli: mentre la folla dei curiosi, dei ricchi, degli scioperoni, degli affaccendati, dei divoti, seguita a riempire le strade, le case, le piazze, le chiese, secondo l'usato, allegro e melanconico ciascuno secondo gli accidenti suoi proprj; e nessuno in particolare dolendosi di quello che era male di tutti.
La domenica seguente fu una memorabile solennità in Milano. Poichè i tiranni hanno l'amor proprio di volere che i loro sudditi sieno allegri—ottimo preservativo da quell'incomodo vizio del pensare—pompe e feste si ricordano ogni tratto, introdotte o praticate dai principi lombardi. A noi vaglia il ricordarne due in Milano, cominciate nel 1335 da Azone Visconti: l'annua processione del Corpus Domini, e la festa della Natività di Maria, in cui ogni città e borgo doveva, per suoi deputati, mandare a Milano la propria insegna e un drappo di seta da offrire alla metropolitana; i quali drappi, il primo anno, sommarono a centoventidue, del valore di settemila fiorini.
Alla solennità celebrata nel giugno, ove ci troviamo col nostro racconto, avea dato occasione il capitolo generale dei Domenicani, tenuto nel convento di Sant'Eustorgio, sotto alla direzione di Ugo Vantemann, sedicesimo generale di quell'Ordine recente e vigoroso; e vi fu dato compimento col trasferire il corpo di Pietro martire da Verona, stato ucciso a Barlassina da chi mal soffriva lo zelo di esso nello stabilire ed esercitare fra noi l'inquisizione contro l'eresia. Giovanni di Balduccio da Pisa, uno dei primi ristoratori della scultura, aveva in Sant'Eustorgio preparato quell'arca di sì stupendo lavoro che tutti avete veduto; e nella quale Giovanni Visconti, fratello di Luchino, in gran pontificale depose le sacre reliquie, con una sfarzosa processione, decorata da tutti i vescovi della provincia, dalla Corte, dal fior della nobiltà, dai paratici, voglio dire dalle sessanta badie d'artefici e negozianti, ciascuna con divise particolari e collo stendardo del proprio Santo protettore. Dalle città vicine, da tutto il contado accorse il popolo a folla, e tutto il dì fu uno scampanare a Dio lodiamo, e corse di barberi, e rappresentazione di misteri, e preghiere, e ubbriachezze, e una devozione, e un'allegria da non dire; poi la sera canti e suoni e luminare e fuochi di gioja—che il vulgo non distingue mai dai fuochi d'artifizio.