Fra il generale rimescolamento di quella funesta giornata, che debolmente noi ci provammo di ritrarre, e che non può essere adeguatamente compreso da chi non esca affatto dalle costumanze d'oggidì, tutte quiete, tutte regolate, coperte, personali, per trasportarsi in quelle d'allora, piene di pubblicità, di vita, di spettacolo, di frastuono. Alpinolo, a maniera di disperato, cacciandosi per le vie di Milano, cercava il Pusterla, ne domandava a quanti conoscenti incontrasse, batteva anche ad alcune case, ma nessuno gliene sapeva dar contezza: i più anzi lo credevano delirante, e rispondevano:
—Il Pusterla? Oh sì! gli è lontano delle miglia più di quattro», giacchè solo a pochissimi era noto come egli fosse ritornato in città.
Così cercando senza curare del proprio pericolo, riuscì Alpinolo sulla piazza dei Mercanti, e la vista di quel luogo, di quei portici gli esacerbò il cordoglio; insaccò poi per l'angusta callaja di Santa Margherita di Gisone, e venuto al luogo, che chiamavano le Case Rotte pei rottami che vi si vedevano del diroccato palazzo dei Torriani e del loro giardino, quivi appunto incontrò il Pusterla.
La storica verità ci ha pur troppo costretti ad avvertire i lettori come egli, non soddisfatto nei tranquilli godimenti, cercasse un tumulto di affetti in indecorose passioni. Il mondo lo sapeva e non gliene faceva colpa, sì perchè corrotti erano i tempi, sì perchè egli era uomo ricco, giovane, bello; qualità che, non so per qual bizzarra ragione, sogliono far perdonare simili e peggiori traviamenti. Lo strano poi si è che questi traviamenti servivano ai maligni di testo per beffarsi della Margherita, quasi che uno potesse rimanere disonorato dalle colpe altrui: quasi non tornasse a maggior lode di quella virtuosa l'irreprovevole modo ond'ella si conduceva verso sè stessa e verso il marito.
E appunto il Pusterla, non sapendo durare un intiero giorno pacifico nel suo palazzo, era uscito per salutare qualche amica sua, ed anche per dare una volta nella città, come chi toglie congedo da un suo diletto, che per un pezzo non dee rivedere.
E fu ventura. La Margherita, che era andata a fare del bene, capitò nei manigoldi; suo marito, che andava per tutt'altro, li schivò:—tanto s'inganna chi aspetta quaggiù il compenso delle azioni.
Ma ravvolto in una veste comune, senza divisa, e col cappuccio in sugli occhi, neppure Alpinolo non l'avrebbe conosciuto, s'egli medesimo, ponendosi col cavallo attraverso alla corsa di quell'infuriato, non gli avesse chiesto:—Ove, così a precipizio?»
Non ho parole per descrivere il sentimento che Alpinolo provò nel ravvisarlo; e senz'altro rispondere, afferratagli la briglia del cavallo:—Fuggiamo», gli disse.
Non ebbe tempo l'altro di chiedere perchè; e secondando quell'imperio di spaventato, giù a spron battuto volse con esso per la via, che allora affatto ristretta serpeggiava tra monasteri e chiese, ora spaziosa e a filo signoreggia, fiancheggiata da caffè, da palazzi, e dal teatro della Scala; varietà di secoli. Ma giunti là dove questa è tagliata da un'altra via, che da dritta metteva ad altre chiese e monasteri, da mancina ad un antico olmetto che le dava il nome, ecco venire soldati da ambe le parti; onde più e più stimolando al corso gli alenati cavalli,—Corriamo (ripeteva Alpinolo), spronate; oh potessimo raggiungere la porta!»
Ma come furono in vista della postierla, videro difesa anche questa da un drappello sulle armi; talchè disperato, il giovane cominciò a strapparsi i capelli a ciocche, a bestemmiare gli uomini e Dio, e più non avvisando modo a campare, si volse tutto affannoso a Franciscolo dicendogli:—Siete perduto… cercano di voi… tutto è scoperto… vi vogliono morto».