Quelle interrotte parole spiegarono al Pusterla ciò che gli avevano già fatto presumere quella foga, e il trarre dei soldati, e il martellare delle campane. Ma se l'impetuosità abituale, cresciuta all'eccesso per l'angustia presente e pel feroce rimorso, non lasciava ad Alpinolo trovare un partito allo scampo, Francesco, più calcolato, lo ravvisò, e girata la briglia verso il convento di Brera, ivi si rifuggi.

I conventi (e chi nol sa?) erano asili inviolabili, come le croci, come i sagrati, come le chiese, come i palazzi del Comune: rimedi infelici ad infelici legislazioni, ma che facevano meno sciagurato nell'applicazione il desolante eccesso delle pene minacciate, il precipizio onde i magistrati le applicavano, e la furia vendicativa dei prepotenti. In Brera dunque, ancorchè potesse essere stato veduto entrare, Franciscolo doveva tenersi sicuro; onde Alpinolo, allorquando lo vide scavalcare colà, respirò, come una madre che veda tornar sicuro nella camera un fanciulletto, il quale per isconsiderata vivezza erasi condotto a passeggiare sull'orlo d'un tetto. Precipitossi dunque a terra, baciò il limitare, poi abbracciando le ginocchia al suo signore, e bagnandole di copiose lagrime, si accingeva a contargli la colpa sua e il tradimento di Ramengo, quando il Pusterla lo interruppe dicendogli:

—Va, e salva Margherita».

Spaventosa allora balenò alla mente di Alpinolo l'idea che la Margherita potesse anch'ella correre pericolo, e questo dubbio ne moltiplicò l'angoscia. Un piloto che adoperi a rimettere a galla un naviglio, dalla sua inesperienza trascinato nelle secche; un famiglio che aiuti a spegnere l'incendio, da esso incautamente suscitato; un amoroso che voglia trarre l'amata donna da deplorabile situazione, ove esso l'ha sconsigliatamente ridotta, non operano con tanta ansietà, con quanta Alpinolo. Il meno che pensasse era il proprio pericolo; e, o fosse che le guardie poco badassero a questo giovane, scambiato per nulla meglio che un ordinario scudiero, fosse che la confusione di quel parapiglia lo giovasse, fosse quel concorso di circostanze che chiamasi fortuna, fatto sta che egli riuscì, sempre correndo a fiaccacollo presso al palazzo dei Pusterla. Quando vide la folla maggiore intorno a quello, gli brillò un raggio di speranza: confidò che i Milanesi vorrebbero salvare i loro concittadini e benefattori, e cominciò ad alzare il grido di—Viva la libertà!» La turba dava luogo a questo cavalcante infuriato, ed udendone il grido, guatavansi uno in faccia all'altro, e chiedevano:

—Cosa vuole colui?

—Che diamine urla?

—Viva la libertà? Deve essere qualche pazzo. Largo, largo, dategli il passo».

Sciagurato! Alpinolo arrivò al vicolo Pusterla nel momento appunto che i soldati eransi tolta in mezzo la Margherita, e se la portavano incatenata. Al colmo della rabbia e del dolore, precipitossi verso di quelli, e non trovandosi allato la spada, volea cominciare a menar le pugna, persuaso di essere assecondato dalla turba, che credeva lo avesse seguito; ma volgendosi indietro per rincorarla, si trova solo: non un viso di amico, non una simpatia di indispettito; nei più una vile e stupida curiosità: negli altri un'inerte compassione. Quasi vergognoso di stare più oltre fra una razza sì codarda, già si avventava per morire tra le alabarde mercenarie, allorchè dietro agli altri vide quel mascherato, nel quale già i lettori hanno riconosciuto Ramengo. Tenevasi egli, come abbiamo detto, il figliuolo del Pusterla, lieto nell'atroce cuore di farne uno strumento di squisita vendetta, comunque la cosa andasse a finire; e se pur non potesse cogliere l'abborrito Pusterla, consolandosi almeno di rapire a questo le inenarrabili gioje della paternità, che per cagione di lui credeasi avere egli stesso perdute. Strillava Venturino, invocando sua madre; ma ruvidamente gli turava la bocca Ramengo, e a volta a volta, gli percotea la vita e il capo, senza quasi che alcuno ponesse mente ad esso, intenti com'erano alla maggior pietà della madre.

Ben vi pose mente Alpinolo, il quale pur troppo accorgendosi di non poter essere per nulla d'ajuto alla Margherita, si spinse addosso allo sconosciuto, gridando:—Lascia, lascia!» Questi non rimase ad aspettarlo, ma via spronò pei tortuosi chiassuoli di colà intorno. Sentendosi però già sopra il giovane, e sperando accalappiarlo colle usate frodi, si fermò, e mostrando chiamarlo a sè,—Almeno (disse con aria sospettosa e con voce alterata) almeno questo l'ho salvato».

Tanto bastò perchè Alpinolo sospendesse il suo furore, e credendolo un amico, gli dicesse:—Porgilo a me, porgilo a me, che lo renda a suo padre.