Però la disperazione stessa ha la sua calma; e il tempo, scorrendo sopra le piaghe dell'anima, mentre le incancrenisce, fa sentirne meno vive le fitte. Già con quieta melanconia può la Margherita rivolgere per alcuni momenti il pensiero sul passato, sul presente, sull'avvenire: ogni ora del giorno le ricorda un'occupazione, a cui soleva altre volte dedicarla. Alla mattina, quando incontro alla prima luce dischiude gli occhi riposati, poichè sparve quella istantanea illusione che, sul primo svegliarsi, fa credere al prigioniero di trovarsi ancora nella sua camera, nel suo letto, pensa come occuperebbe quel giorno se fosse libera di sè. Sono placide cure casalinghe, santità di affetti famigliari, opere di pietà, doveri di religione. Qui come lo passerà? Come gli altri, inerte, lungo, pensieroso, angustiato.—Ma chi sa? forse oggi qualche bene mi succederà: se non altro un accidente che distingua la monotonia dei patimenti».
Questa fiducia l'accompagnava il mattino; vedeva il sole crescere sull'orizzonte, poi chinarsi come si era chinato jeri, e l'altro, e l'altro; e al modo stesso si ripetevano gli stessi piccoli casi, gl'insulti stessi, le stesse fitte d'ogni dì. Veniva l'ora del crepuscolo,—l'ora delle memorie e delle meditazioni; ripensava ad altri giorni, ad altre sere, le paragonava con queste, e coricavasi colla speranza medesima, colla quale si era levata; e al mattino la ritrovava ancora sullo spinoso capezzale.
La ragione—la filosofia.—Oh che sono mai le loro consolazioni quando il male stringe?
Ecco un sapiente ti grida,—Meglio il dolore che il disonore.
Oh sì: ma ciò toglie forse che il dolore prema?
—L'uomo (soggiunge un altro) è nato alle pene.
Tristo conforto una sì crudele necessità! Ma come meritò egli questo castigo del nascere? E poi, egli gira gli occhi intorno, e vede altri, colmi d'ogni bene di fortuna; prosperi gli scellerati, anche tranquilli dopo che soffocarono il grido della coscienza tra il vortice di commessi e di meditati delitti: vede esultare nella vendetta coloro stessi che lo fanno soffrire così. Perchè non hanno sortita anch'essi la loro porzione di patimenti? Qui la filosofia che cosa risponde?
Verrà un terzo, che freddamente chiede:—Il rammarico a che giova?
—Ah! lo sa troppo la infelice che a nulla giova, e questo appunto l'accòra, che, da tanta afflizione, verun frutto non venga a sè, veruno a' suoi cari.
Più risoluto intuona un altro:—Non vi è male fuorchè la colpa.