Non vi è male? eppure essa lo sente, e tale che le vince le forze. Si trattasse di doglie del corpo, le tollererebbe. Fossero soltanto mali suoi! ma qui ha consorti nei patimenti le persone più caramente dilette: uno sposo, un figliuolo che nulla ha per anco gustato, e già si satolla di fiele. O filosofo, condannerai gli affetti più naturali? e come conforterai chi da questi appunto è tormentato? Gli rammenterai forse altri tempi, felicità godute? Ah taci, che il rincorrere i beni passati gli esacerba la presente condizione.

O gli ripeterai i pomposi esempj degli eroi e de' sapienti del mondo, e il generoso modo onde tollerarono i guaj, con cui sempre il mondo li ricambiò? Ma quanta parte non vi aveva l'ostentazione? L'eroe che affronta la morte in campo, sa che migliaja di spettatori lo guardano, sa che muore per la salute della patria, per una causa, che è o che crede buona; sa che la gloria di un nome eterno seguiterà al suo coraggio, mentre un eterno obbrobrio verrebbe dietro ad un istante di viltà. Chi sconta sul patibolo la colpa di aver avuto ragione troppo presto, si conosce spettacolo dell'intera società, la quale dal suo ultimo contegno giudicherà della sua dottrina; e vuole colla propria costanza suggellare la santità della causa per cui muore, e l'infamia di chi lo fa morire.

Ma qui è una sventurata, sola, senza testimonj, se non chi o per abitudine è reso incapace di compassione, o per viltà la sbeffeggia; ed ignora se, fuori di là, pur uno si ricordi che ella soffre.

—Ma ha il testimonio della buona coscienza.

Oh! l'innocente sta forse a condizione peggiore del reo: questi conosce il suo peccato, prepara le discolpe, calcola le conseguenze, se non altro dice,—L'ho meritato». La innocente invece non sa perchè tormenta; questo solo sa, di tormentare senza colpa per satollare la rabbia d'un nemico. Può l'animo non covar rancore? e il rancore non è senso spasmodico, che basta ad avvelenare sino la felicità?

Belli sono, o filosofi, i precetti vostri, banditi dalle cattedre e dai libri; eccellenti contro ai mali passati ed ai futuri; ma se il presente incalza, allora natura reclama il suo diritto, e ridendo di voi, li sparpaglia al vento.

La Margherita non ignorava queste consolazioni: che suo padre, conoscendo quanti triboli ingombrano questo breve tragitto dalla cuna alla bara, l'aveva già fanciulla premunita contro il mutarsi della fortuna; e le lezioni dei primi anni tornano vive in mente a chi è dalla sventura arrestato nel corso, e costretto a volgere un minuto sguardo sugli anni trascorsi. Ma poichè ne aveva amaramente conosciuta la vanità, altri sentimenti doveva cercare nella sua memoria e nel suo cuore, ed esclamava:—Santa religione! in mezzo al tumido spirito del secolo, tripudiante nell'ebbrezza delle passioni, nella soddisfazione del senso, nella superbia della scienza, tu comparisti ad insegnare il perdono, la pazienza: dal nascere tuo fosti nutricata di lagrime e di sangue; tra lagrime e sangue crescesti ad occupare la terra!—Oh benedetto conforto, largito dal Cielo nelle miserie che i ribaldi accumulano sulla terra!

Tutta assorta in quella, Margherita contemplava il nulla delle cose di quaggiù: come nessuno sia senza colpa in faccia a Colui, che scopre macchie negli angeli suoi, e che esercita con afflizioni anche la giusta vita per tramutarla, espiata, in una migliore. Allora essa rammentava un testimonio che, presente a ciascun sospiro, esplora il cuore e i pensieri, registra ogni lagrima per compensarla. Esulta l'empio nelle disoneste prosperità? Margherita il compiange, sapendo che altro giudice lo aspetta con altre bilance a rivedere le ragioni di chi soffre e di chi fa soffrire. Trovasi divisa dai suoi; forse mai più non li vedrà—mai più in questa vita; ma un'altra ne segue, per la quale tesorizza ogni istante di patimenti.

E quali esempj le offre questa religione? Un Dio, che veste le miserie e il peccato altrui: viene tra i suoi, e n'è ripudiato; benefica, e non trova che ingrati; sparge il vero, ed è calunniato, e la calunnia trionfa; un amico lo vende, gli altri lo abbandonano; un popolo, fra cui trascorse beneficando, lo grida a morte, e morte decreta una politica atroce mentre lo confessa innocente. Quanto lui chi soffrì? Sei tu innocente? ma chi come lui? Patisci per la giustizia? ed egli era venuto in terra a portare la verità e la libertà vera. Egli pure sentiva tutte le umane affezioni: sulla tomba di Lazzaro pianse: s'indispettì alla durezza di cuore dei Giudei: anelò mangiare la pasqua coi fratelli: gemette sui preveduti guaj della patria; antivedendo la passione, venne tristo fino alla morte, pregò che quel calice gli fosse levato; quando ne sorbiva le ultime stille, si querelò col Padre che l'avesse abbandonato;—e spirò, e lasciava detto che, chi non togliesse la croce sua, non era degno di lui.

E sua madre? quanto più grande, più innocente e santo ella conosceva il divin Figliuolo, tanto più acuto coltello le trapassò l'anima, dal povero tugurio dove appena aveva come ripararlo nascente, fin quando esangue se lo vide deporre fra le braccia. Il mondo la saluta regina dei dolorj, donna dei tribolati. Come un amico partecipe delle umane angoscio, la invocava Margherita nella semplicità del suo cuore:—Tu pure fosti madre: fosti tu pure calunniata; vedesti il Figliuol tuo in mano dei malvagi. O Maria, prega per me, prega per loro.