E recavasi fra le dita il rosario.
Era quel rosario, che fra Buonvicino pentito le avea donato, augurandole che un giorno potesse da quello cavare consolazioni. Quel giorno è venuto, e vere consolazioni essa ne attinge. Bacia la crocetta di legno pendente da quello, la preme sul cuore, la stringe fra le mani giunte:—è il segno delle tribolazioni santificate dalla pazienza e dall'amore; e inginocchiata si dà a ripetere la salutazione a Maria; e l'orazione insegnata da Cristo qual compendio di quanto dobbiamo sperare e domandargli. Allorchè ripeteva Perdona a noi, come perdoniamo a chi ci offese, arrestavasi per esaminare se davvero ella perdonasse:—santo precetto, ignorato, o non inteso dalla superbia del secolo, ma che pone il colmo alla perfezione, nel tempo stesso che fa un dovere la serenità dell'amore: ed a cui volle Iddio aggiungere la sanzione maggiore, il perdono ch'egli pure concederebbe a chi avesse perdonato.
Poi quando Margherita implorava da Maria che pregasse per lei adesso e nell'ora di sua morte, la materia prevaleva un tratto allo spirito, e le si affacciava alla mente quell'ora, tanto diversa da quanto fin là si era immaginato.—Chi sa? forse qui, qui sepolta in un carcere, dovrò aspettare, pigro, tormentoso l'estremo momento; e quando giungerà, non amici che mi confortino: non un occhio che mostri compassionarmi: non una voce conosciuta, che dagli spasimi dell'agonia mi richiami un istante ancora alla vita: non una mano che risponda alle lente strette della mia. Guarderò intorno, nè incontrerò che visi inconsapevoli, e quelle persone che m'hanno fatto soffrire. E quando gli occhi miei più non vedranno, una mano straniera sbadatamente me li chiuderà.
Qui un pensiero più truce le soccorreva: un morire diverso, subitaneo, violento—il patibolo, una folla indifferente spettatrice, un superbo che sorrida… Per tutta la persona un fremito le scorreva, e, come se veramente avesse quelle immagini orrende sugli occhi, li copriva colle palme e—Maria, Maria! pregate per me adesso e in quell'ora.
Per onorare la Madonna, univa la sua preghiera a quella di tutti i fedeli allorchè le squille invitavano a salutarla. E principalmente quando, la sera, parevano congedare i mortali dalle fatiche del giorno al riposo, rammemorando un altro riposo perpetuo, dove ci attendono coloro che prima di noi patirono e sperarono quaggiù, la Margherita, suffragando ai defunti, abbandonavasi nei pensieri del passato, ricordava coloro che aveva veduti staccarsi dal mondo, pregava per una madre che aveva appena conosciuta, per un padre… Oh quanto sentiva di dovere a quel padre! quanto ora gliene tornerebbe soave un detto solo, una consolazione!
Poi le cadeva in mente che forse, tra i poveri morti, v'erano altre persone a lei più vicine, uno sposo, un figlio:—Chi sa se Luchino li risparmiò?—Chi sa se già non mi aspettano all'altro mondo? E sconsolavasi, e piangeva dirotto: finchè la speranza veniva a mormorarle nell'orecchio colla voce d'un angelo—Sono vivi: li vedrai.
Ma quando?
Poichè a molte superstiziose osservazioni propende chi soffre, mille pronostici andava ella traendo dai più naturali fenomeni: un sogno era un presagio:—Quando quel ragno avrà compita la sua tela uscirò di qua entro:—Conterò venti giorni, e a capo di questi verrà qualche novità. Il finire e il cominciare d'ogni mese, d'ogni nuova settimana, e il mutare delle stagioni, e i dì foschi e i sereni, davano appiglio alla malata immaginazione per chimerizzare, per temere, per confidarsi. Principalmente all'accostarsi delle solennità, le si serena la speranza che rechino la fine di lunghi tormenti, e ne valuta a giorni ed ore l'avvicinamento;—e giungono e passano. Allora un più giulivo dar delle campane, un più frequente brulicar di persone in abito adorno, la fanno ricorrere col pensiero ai riti onde la Chiesa festeggia quei sacri anniversarj; ai tempi quando, con una pace ineffabile, ella vi assisteva; un sacerdote apriva i tesori della parola, bandendo i precetti dell'amore, della mansuetudine, della pazienza; un inno più allegro dei pieni cori, un'armonia solenne degli organi le diffondeva nell'anima una serenità, sconosciuta fra i godimenti del mondo.
Ma ora? Quei giorni in nulla sono differenti dagli altri, se non quanto li rende più melanconici il paragone. Appoggiata la testa e intrecciate le dita ai rigidi cancelli della sua prigione, abbassa lo sguardo su quei tranquilli, che con lieta premura s'avviano al tempio, alla festa, quasi voglia indovinare chi siano, di che favellino.—Questi altri tornano liberamente alle case loro.—La casa! oh quante dolcezze sono compendiate in questo nome! e quanti tormenti per chi ne è staccato da violenta mano! Vedi là quella madre col bambolo suo: forse gl'insegna le orazioni, forse gli dà un buon consiglio, un rimprovero affettuoso. Oh, anch'io una volta, aveva anch'io un fanciullo che amava me quant'io lui, che mi chiamava mamma. Oh parola di ineffabile espressione! Ed era così bello, così carezzevole, così innocente! gli angeli parevano gioire nel suo riso: i suoi baci mi facevano prelibare il paradiso. Ei sarebbe cresciuto: soave consolazione della vita mia, di suo padre… Ah forse nol vedrò più più! Deh santa Vergine! liberatemi da queste pene: tornatemi a mio marito, a mio figlio, a casa mia.—La mia casa… la casa mia!—O almeno fatemi contenta di questo! che una volta, una sola volta, io possa rivedere, abbracciare il mio bambino!»
In tal guisa la Margherita strascinò i pigri giorni dell'estate, sola, destituita d'ogni conforto, se non quello che traeva dalla sua religione e dal tempo che medica tutto.