Questa era donna Emilia che conosciamo; colla quale erasi egli congiunto da poco più d'un mese: nè tra le beatitudini della luna di miele aveva egli cercato notizie de' casi antichi di sua famiglia. Ove bene gli avess'egli conosciuti, sarebbesi dato a credere che tant'anni trascorsi, ed il cessare, non che le offese, ma quasi l'esistenza d'una delle parti, dovesse avervi posto sopra una pietra. La gioventù è confidente perchè buona, e perciò spesso o facilmente ciurmata. Come saprebbe essa immaginare e la diuturna e sottile atrocità, di cui pur troppo è capace il vendicativo? come nè tampoco supporre la natura di certi spiriti, de' quali è un privilegio l'esecrare le persone senza conoscerle, è un dogma il voler male a quelli che fecero male?

Pertanto, venuto don Alessandro alla campagna colla nuova sposa, eragli sorto in animo il desiderio di visitare i luoghi di quelle prime dolorose ricordanze, versare una lagrima sulla zolla ove sua madre avea versato il sangue.

Una sera a don Alfonso si presenta il guardacaccia. Quest'era un bresciano, pezzo d'uomo alto e membruto, fin dalla prima gioventù manesco, accattabrighe, coltellatore, che sbandito dal suo paese con dieci o dodici omicidii sull'anima, e una grossa taglia sul capo, era entrato già da molti anni a' servigi di don Alfonso, al quale faceva, secondo le occorrenze, da cacciatore, da bravo, da mezzano, da spia, da boja.

Questo arnese si presenta dunque al padrone, e gli riferisce come domattina il signor Sirtori passerà da quelle parti per condursi nel bosco d'Imbevera non sapeva a che fare.

Tripudiò a tale notizia il feudatario, non altrimenti di un bracco allorchè, vedendo il padrone pigliar fucile e carniera, s'accorge che deve uscire alla caccia. Tolto al tedio iracondo dalla fiducia di una imminente vendetta, quella notte non seppe l'Isacchi trovar requie; entrava, usciva senza ragione: stette lungo tempo passeggiando sopra un terrazzo; ma sebbene avesse in prospetto la pacifica amenità del Pian d'Erba illuminato dalla luna, la quale dava un luccicare d'argento alle tranquille acque dei laghetti non vi poneva egli mente; e colle braccia incrociate al petto e lo sguardo a terra, trascorreva pensoso, di tempo in tempo applaudiva a sè stesso, poi dava ordini, poi interrogava, poi tornava a starsi solo: — tanto irrequieto l'avea reso il veder presso al compimento un disegno anni ed anni meditato.

Prima dell'alba fu in piedi, e comandato che tutto fosse lesto per la caccia, si rinchiuse nella propria camera; rimossa la tappezzeria, che mascherava un usciuolo a fior di muro, lo aperse; entrò in un gabinetto, e trattasi di seno una piccola chiave, fece con quella scattare un lucchetto che teneva il catenaccio d'una ribalta ferrata; aprì questa, e con attenzione cansando la soglia, fattosi qualche passo innanzi, gettò dentro un pane, che risonò sopra un pavimento profondo, e gridò giù: — Te' miserabile. Oggi ti darò compagnia.

Ribattè la botola, inanellò il paletto, tese ancora il parato e venuto in camera, gettassi sopra un inginocchiatojo, che stava nel vicoletto del letto, e fra il crocefisso e la piletta dell'acqua santa alzò il raso nero che velava un teschio posato sopra un bacile d'argento, e fissatolo un tratto come uomo meditabondo, cavò dal petto il medaglione d'oro, paterna memoria, che portava sospeso ad una catenella, ove era infilata insieme la chiavetta testè adoperata. Baciò l'effigie scolpita sulla medaglia, e recatasela fra le mani giunte così pregò:

— Beata vergine patrona mia! se mai esaudiste le preghiere di me povero peccatore, oggi ascoltatemi benigna. Datemi grazia di far buona caccia, sicchè io renda giustizia al mio progenitore, e liberi la promessa data al moribondo mio padre. Pur troppo mi posso rimproverare d'aver recato offese a voi ed al vostro divin Figliuolo. Ma se oggi mi propiziate quel Dio che punisce la colpa dei padri fino alla terza generazione, voglio rimettermi a vita esemplare; se fui sempre divoto al vostro nome diverrò più ancora, e comincerò l'emendazione mia collo sciogliere il voto che già vi feci e che ora rinnovo. Sì, madre misericordiosissima, aiutatemi oggi e se dovessi imporre un pedaggio, se dovessi assaltar alla strada per trovarne il denaro, innalzerò un ricco tempio sopra la benedetta vostra immagine d'Imbevera.

Ribaciò l'effigie, se la tornò in seno; preso quindi dal ginocchiatojo un uffiziuolo, ne sciolse le borchie d'argento, e volle tentare un modo d'oracolo, che egli soleva ne' casi importanti, cioè aprirlo alla ventura; e dalle prime parole che gliene cadessero all'occhio argomentare del come gli succederebbe il suo pensiero.

Gli occorsero quelle d'un salmo penitenziale: Dominus de cœlo in terram adspexit, ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret filios interemptorum[2]; e, come sogliono i passionati oltraggiosi, ricordando le offese ricevute, non le recate, riconobbe il suo avo in quell'incatenato, sè nel figlio dell'ucciso di cui qui si accenna; parvegli la profezia che più quadrasse colla domanda fatta in pensiero. Onde con effusione baciata una Madonnina sul frontispizio del libretto, sorse pieno di confidenza. Sotto alla casacca di velluto affibbiossi un leggiero corsaletto di maglie d'acciajo flessibili; alla gorgiera, increspata a cannoncini e fortemente insaldata, pose un rinforzo metallico; si legò alla cintola un eletto pugnale; calzò usatti da caccia; sul capo un caschetto senza piume, e scese. Tutto era a ordine. Monta un destro ginnetto spagnuolo, toglie sul guanto imbottito della sinistra il falcone, e tra un suono di corni, uno squittire e scodinzolare di bracchi e di segugi, si avvia.