— Sarà un aggiungere un nuovo al cumulo degli obblighi che tengo scritti nell'archivio della memoria, rispondeva con nuove riverenze don Amadio, e guardandogli dietro mentre procedeva, esclamava: — Che buon signore!

Il qual buon signore s'avviò per la strada che doveva tenere don Alessandro, mostrando esservi portato dal caso. Veniva questi a cavallo colla sposa, messo anch'egli in mezzo a quattro galuppi, senza cui, in virtù della pace dominante, non sarebbe andato attorno un gentiluomo, fosse pure di quei buoni. Come distinse l'altra comitiva, chiese egli da' suoi uomini chi fossero. Questi non glielo celarono, e lasciarongli intendere esservi poco da fidarsi. Il giovane fece loro riflettere come l'Isacchi non conducesse che poca gente da caccia, senz'armi di offesa; e come d'altra parte si trovassero a tal punto, ove il mostrarsi insospettiti non gioverebbe allo scampo, e potrebbe far nascere di fatto il pericolo. Seguitò dunque la via, solo raccomandando ai seguaci di tenersi all'erta, e non perderlo mai d'occhio per qual fosse ragione.

Don Alfonso, come prima scòrse il Sirtori, brillò in modo, che il guardacaccia disse sommessamente ai camerata: — Ha l'occhio d'un astore quando ha veduto la starna. Venuti poi vicini, il feudatario si fece incontro all'altro, tutto amichevole e manieroso e — Qual buon vento conduce da queste bande il mio padrone e la gentilissima sua damina?

— Anzi il suo debole servitore rispose il giovane, e vie più rassicurato dal cortese accoglimento, gli espose la ragione del pellegrinaggio.

— Oh non si dirà mai, replicò l'Isacchi, che una tal coppia abbia onorato di sua presenza la mia giurisdizione senza aggradire l'ospitalità che può nel suo castello, offerire un romito campagnuolo.

E perchè don Alessandro se ne scusava, allegando il bisogno d'essere al più presto di ritorno, — Già, già (soggiungeva quegli con un ostentato sorriso), due sposi novelli si fanno rincrescere di passare una nottata sotto altro baldacchino. Certo però non vorranno farmi rifiuto di quel che posso offrir loro, una partita di caccia. Qui il mio guardiano ha notato la pesta di un porco selvatico e, se c'è, lo vogliamo scovare.

La caccia era passione così universale dei ricchi, l'esibizione vestiva tale aspetto di sincerità, che sarebbe parso un fallo a don Alessandro di non tenere l'invito. Presto dunque furono loro presentati spuntoni, balestre, falchi de' meglio addestrati, e si misero alla caccia, finchè capitarono alla bettola di Cipriano, dove, se vi ricorda, gli abbiamo lasciati. Dalla quale mentre si partivano, don Alfonso misurò d'un occhio scrutatore i bravi di don Alessandro, i quali, col non discostarsi mai dal costui fianco, pareva gli guastassero il disegno: poi chinatosi all'orecchio del guardacaccia, gli susurrò: — Sarà tua cura avvinazzare gli uomini di costui.

Il bravaccio rispose inchinandosi: poi tornati al corso, riuscirono anch'essi vicino alla Madonnina d'Imbevera: — Ecco appunto il posto della mia disgrazia. Nel rimirare questi luoghi, vengo trovando nella mente certe idee smarrite, come quando si raffigura un amico della prima fanciullezza. Quel tabernacolo, oh lo riconosco. Guarda, Emilia. Qui era appoggiata la lettiga, giusto al piè di quella grand'albera. Veniva un'acqua a secchi. Io, per non udire, per non vedere i tuoni, i baleni quasi continui, acquattavo il capo in grembo a mia madre; ed ella, povera mamma! mi accarezzava, mi confortava. Quando a un tratto si odono delle moschettate, un dàgli, dàgli, un allarme: sporgiamo il capo: ecco venire incontro... che guardature! Folti ciuffi, cascando dalla fronte, velavano ad essi tutta la faccia, che rischiarata ad ogni tanto dai lampi, somigliava veramente a quella di demonii. Parmi tuttora avergli sugli occhi, e forse, vedendoli, li ravviserei.

Il guardacaccia (e sapeva ben lui il perchè) voltava a dar degli ordini: donn'Emilia, compatendo allo sposo, non teneva gli occhi asciutti: il feudatario, bramoso di metter fine a quel discorso, — Oh via! (esclamò) la sua tenerezza le fa onore, ma ora siamo a divertirci. Bando alle melanconie. All'erta: lanciate i cani.

Diede fiato al corno, spronò, imboscossi, e dietro a lui si sparpagliarono tutti per la boscaglia.