In qual modo don Alfonso intendesse cogliere la preda, alla quale già vi siete accorti che mirava veramente, lo sapreste già, o lettori, se v'avessi detto come, fra le altre disposizioni date quella mattina, chiamò a sè il guardacaccia, ed ordinogli che mandasse tre bravi, conosciuti alla prova delle imprese rilevanti, cioè delle più scellerate, e — Si collochino (diceva) colà al lembo della collina, sullo stradello che dai mulini conduce alla Madonnina, rimpiattati dietro la macchia, e non si muovano. Tu ti terrai al fianco. Troveremo qualche ingegno di separare colui dalla sua brigata, e trarlo a quella parte. Quando io griderò A noi, essi balzino fuori: se v'è qualche servo, lo freddino: l'importanza è di assicurarsi del padrone: se lo cogliamo vivo, tanto meglio; e portarlo senza più in castello.
A questo comando, dato colla freddezza onde un ricco d'oggidì comanderebbe al cocchiere d'aggiogar i cavalli, con altrettanta freddezza il guardacaccia rispose: — Illustrissimo, ho inteso. E poi ch'ebbero accordato ogni cosa fra loro, e il padrone gli accennò che se n'andasse, quegli stette fermo guatandolo. L'intese don Alfonso, e ripigliò: — Avrete una lauta mancia.
— Grazie, illustrissimo, ripetè inchinandosi l'altro in cui andavano del pari la fierezza e l'ingordigia. Però... per regolarmi cogli uomini... qualche cosa di preciso...
— Questo, e la paga d'un anno, rispose il feudatario, gettandogli una doppia nel cappello.
E l'altro strisciando gran riverenze, — Illustrissimo, mille grazie; perchè ella vede, i vizii sono molti.
— Non dubitare; fa che la cosa riesca a disegno.
— Illustrissimo, sarà servito da par suo.
I tre ben armati presero dunque il posto indicato, ed ivi dietro un veprajo stavano, chiacchierando, celiando, sbadigliando, ad aspettare la vittima. Non sapevano quale, non lo cercavano: basta che colui che li pagava lo aveva ordinato. Indifferenza che ci pare orribile vedendola in uno o due individui, e non ci tocca allorchè la troviamo in quattro o seicentomila combattenti, che aspettano un fiato di tromba, un batter di cassa per correre a scannarsi un l'altro, senza conoscersi, senza cercare il perchè, senza sapere altro se non che furono comandati.
L'Orso di Barzago intanto non avea la mira che a separar il giovane dalla compagnia; ma per la fedeltà dei servi poco sperando riuscirvi per allora, traccheggiava confidando ottenere il suo desiderio quando, coll'occasione della merenda, avesse ridotti questi ubbriachi. La fortuna però parve mandar tempo al proposito suo; poichè, essendosi la signora voluta mettere un tratto a riposare, don Alessandro, lasciando con essa i bravi, si lanciò sulle tracce d'una lepre insieme col feudatario, non seguito anch'esso che dal guardacaccia, il quale destramente li traeva verso il luogo dell'agguato. Già ne erano lontani non più che tre tiri di fucili, don Alessandro seguitando colla sicurezza e coll'ardore della gioventù, l'altro palpitando nel pensiero dell'imminente espiazione; quando repente odono di mezzo alle piante un gagnolare, un insultarsi, un gridìo. Don Alessandro si arrestò insospettito fissando gli sguardi in faccia all'Orso, poi diede volta verso il luogo nel quale aveva lasciato la sposa, temendo non le fosse accaduto alcun sinistro. Intanto il feudatario, ben accorgendosi di dove uscissero que' gridi, sebbene non ne indovinasse il motivo, sbuffando d'ira spronò verso là donde veniva lo schiamazzo.
Cagione di questo era stato, che, mentre i bravi, o come da noi si diceva, i buli rimanevano appostando la vittima, secondo v'ho narrato, un'altra di genere diverso vi rintoppò; la Brigita ostina, che, scortata dall'amorevole Cipriano, tornava a casa.