Sbucarono così sul piazzuolo che girava davanti alla Madonnina. Coll'ansietà onde il fantolino, inseguito da un ringhioso cagnaccio, ricovera al grembo della madre, la Brigita corse al tabernacolo, prostrandosi ginocchioni. Colà pure tentò ripararsi Cipriano; ma non appena fu al largo, un di coloro gli tolse l'avvantaggio, sicchè egli rimase framezzato. Non intendevano già ammazzarlo; non n'erano comandati: e s'erano messi a quella baruffa piuttosto per chiasso che altrimenti. Ma quando ne toccarono alcune saporite dal randello di quel gagliardo, che non sapeva prendere da celia gl'insulti tentati verso la sua buona sorella, non l'ebbero più da riso, e pieni di mal talento giurarono fargliela pagare. Batti dunque ch'io ti batto, uno contro tre. Cipriano si trovava nelle male peste.
Anche l'asilo del luogo sacro, ove la Brigita erasi ridotta, secondo le idee di que' tristi proteggeva contro la violenza bensì, non contro la lascivia. Onde, nel mentre che due tenevano ciascuno per un braccio agguantato il fratello, il Guercio, che era fra essi il più laido d'animo come di figura, saltò verso la fanciulla a molestarla con parole scomposte e scomposti atti. La meschina, accoccolatasi, raggricchiata, stretta stretta alla parete della Madonnina, colle braccia incrociate sul seno e la faccia tra quelle appiattata come poteva, gridava:
— O Signore! ajuto! Cipriano... o Cipriano, soccorrimi!... Caro voi, lasciatemi stare... Vi prego, per vostra madre, per vostra sorella... No, no... per carità... sono una povera ragazza, abbiatemi compassione... state quieto... Oh! cara Madonna!... Oh anime del purgatorio!... vi dirò il rosario tutti i lunedì finchè campo... No, no... ajuto, ajuto!
E Cipriano vedeva. Indarno procurava sviticchiarsi da coloro: pestava i piedi, imperversava, gagnolava, stiacciava come una civetta in collera, stralunava gli occhi al cielo, urlava — Sta cheto, mostaccio da forca. Se ti posso arrivare! Guarda che t'ammazzo... e non poteva farne altro. Anzi i buli, mescendo giuraddii e sghignazzi, gli facevano tratto tratto sentire come pesassero le loro minacce.
A questi strilli, a quel diavolezzo, accorse dapprima la canatteria che l'accrebbe, poi cacciatori da diverse bande, infine don Alfonso istesso. L'apparir suo nulla di bene prometteva a Cipriano: pure v'ha dei momenti, in cui è di consolazione anche un disastro, purchè ci tolga all'affannoso presente. Di fatti, appena il padrone comparve, i buli, tanto umili coi superiori quanto erano prepotenti cogli inferiori, lasciarono i due martiri, e cavate le berrette, si ritrassero insieme, coll'abjezione che nasce dall'abitudine della servilità. Cipriano, riposte anch'egli le sue armi e trattosi il cappello, stette ad occhi bassi, e per un istante si fece un silenzio cupo, siccome all'avvicinare del terremoto; finchè don Alfonso, flottando e con piglio quanto più si poteva severo, gridò a quei tre:
— Così s'adempiono i miei ordini, canaglia? Animo, al posto, e me ne renderete ragione.
Non pareva vero a Cipriano che l'Orso sgridasse i suoi uomini per una cattiva azione, e risorto da morte a vita, andava fra i denti raccapezzando un ringraziamento da recitargli. Ma come in chi abbia sorbite alcune stille di belladonna, alla dormigliosa vista si presentano gioconde figure, che a poco a poco si tramutano in mostruosi sembianti, alla guisa stessa il povero villano ebbe tutto a rimescolarsi, quando, alzati gli occhi, scorse il torvo cipiglio del feudatario, che col tono istesso di minaccia, gli parlò:
— E quanto a te, mascalzone petulante, che ardisci opporre la forza alla mia livrea, l'avrai da fare con me.
Cipriano intontito biascicava una risposta, una scusa, quando per trista giunta vide fissati sopra di sè i torti occhi del guardacaccia. Avrebbe allora voluto sobbissarsi, e voltava la faccia, stringevasi nelle spalle: ma invano; chè quegli, fattosi più dappresso e battendogli una palmata sulla spalla:
— Olà! (gridò) non m'inganno: tu sei uno di quelli che l'altra settimana andava ammazzando lepri pel bosco. Indi con uno sgrigno satanico replicando la battuta: — Ora t'ho còlto (proseguiva) e il tuo salario, come t'ho promesso, ti verrà prima del sabato.