Don Alfonso, già esacerbato dal colpo fallito, ora punto in parte così delicata, s'inviperì; e prorompendo in una salva d'improperii, che anche i nobili, negl'impeti loro, non isdegnano usurpare dalle bocche della plebaglia, da cui son tutto studio a discostarsi nel rimanente:

— Come! (gridava) anche questo? violare la caccia bandita, ed ora resistere alla mia gente? Ah, questa passa il segno, e t'avvezzerò io. Intanto legatelo a codesto ramo, e dategli un pajo di strappate di corda, finchè nomini i compagni di sue ribalderie.

Cipriano stava chiotto col capo basso, nella figura che sì spesso tocca, in questo bel mondo, all'offeso innocente davanti al potente oltraggiatore. Ma quando intese la parola di corda, si senti sdrucciolare un gelo per le reni, e — Signore... Illustrissimo... La badi a me.... Quanto alla sua livrea, da povero figliuolo, sono stati loro che mi assalirono, che maltrattarono mia sorella. Della lepre, le dirò la verità... Si... ma... è vero... c'è una vite... Questa qui è mia sorella...

Tali e somiglianti parole ciarfogliava, affoltava il povero Cipriano, ma invanamente; chè l'impassibile crudeltà del barone sollecitava con uno sguardo i cacciatori, i quali, fatti manigoldi, si difilavano contro l'ostino. Come questi vide inutile la sommessione e il pregare, còlto il momento, spiccò un lancio, e ricoverossi in un batti baleno alla Madonnina, ove stava la Brigita pallida, tramortita, colle mani giunte e gli occhi supini, moltiplicando ave marie. Qui sentendosi sicure le spalle e protetto dal luogo sacrato. Cipriano, rifatto un cuor risoluto, calcossi in testa il cappello, ripigliò le armi sue plebee, ed in suon di rabbia, gridò:

— Avanti chi gli basta il cuore.

Trarlo di là non avrebbero osato gli uomini: ma i cani, poco impacciandosi degli asili, aizzati scagliavansegli addosso, e non erano pochi. Egli rotava senza riguardo un randello, e a chi toccavano, uomo o bestia, erano sue; onde un guaire, un ringhiare di cani, un fremere di bravi, lì tra gli ordini del padrone e la venerazione del sagrato; un bestemmiare ancor più sonoro di don Alfonso, che al vedere trattati a quel modo, non solo gli uomini, ma fin le sue bestie, dimenticando ogni rispetto, spronava il cavallo addosso al miserabile, giurando gliela farebbe scontare, se avesse dovuto strapparlo d'in su gli altari.

In quella apparivano sullo spianato istesso don Alessandro e la sposa sua, accorsi al rumore. Gettarono uno sguardo su questa scena; ma ciò che più diede nell'occhio al Sirtori furono i tre scherani che, ritiratisi al cenno del padrone, postati dietro una fratta allo sbocco dello stradello sporgevano le luride facce, curiosi di vedere come finiva. La Brigita, rimasta coll'angoscia dell'agnella quando vede e sente il lupo vagolare ululando attorno al debole steccato che la protegge, appena avvisò la dama, balzò, ed a precipizio corse ad essa, gridandole colla concisione dello spavento:

— Signora, la mi salvi; cara lei, mi salvi, per amor di Dio.

Non sapeva ella chi costei fosse: ma il cuore delle donne è sempre così dischiuso alla compassione, che l'apparir di una viene riguardato dagli infelici come una consolazione, una sicurezza. Donn'Emilia in fatto, dipinta di pietà, scese di cavallo, e colla simpatia che tutti inchina alla gioventù ed alla bellezza, ma che le donne non ricusano mai a persone del loro sesso, presa fra le braccia la bella sbigottita, con parole e più cogli sguardi commosse il marito ad assumerne le difese.

Veramente, allorchè si vedono in lotta il debole e il forte, non la carità cristiana, ma certo la prudenza umana insegna a pigliare la parte del secondo e giudicar reo e ribaldo il fiacco, se non altro perchè ardisce resistere. Ma la generosità della gioventù e la franchezza d'un'anima ben educata facevano don Alessandro inchinato alla parte del paziente; al che aggiungendosi il pregare della sposa e il sinistro concetto in che era tenuto il feudatario, non esitò a chiarirsi campione di que' meschini. Colla maggior creanza di modi, venuto adunque allato a don Alfonso: