— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe farla ugualmente?

Cum quibus? domandava il curato, fregando tra loro i polpastrelli dell'indice e del pollice.

E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore, guardando la terra e dimenando un pocolino il capo siccome un poeta che cerca la rima, replicava:

— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una lira per testa...

— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano manco per la sacrestia.

— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro e patiscano gli eredi. Così, facendo saltare sulla palma della mano quattro berlinghe, parlava Cipriano, il quale calcolava sul maggior concorso che la devozione trarrebbe alla sua osteria.

— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa caldamente dal pulpito.

— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era sopraggiunta in mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta specialmente io, ed io è ben giusto ne ringrazii la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco, poichè vi dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere al lavoro.

Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama, erasi allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini da settanta gradi, esclamando: — Troppo onore; tutta bontà dell'eccellenza sua.

Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima? Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia del baccano che faceva l'ostino, annunziando alla gente una tale risoluzione. Poi, secondo gli ordini, cominciò questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio e ilarità, contava e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come pur troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla avea d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre davasi attorno tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando ragione all'ultimo che avea parlato. La madre pure, la quale, vistone gli effetti, non sapeva disapprovare il coraggio di suo figliuolo, se dapprima credeva che la legge di Dio vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni, ora, adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita cera quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non distingue il raso dal frustagno: tardi o tosto egli arriva i cattivi, comunque abbiano nome.