Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che fino i signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si struggessero di mescolarsi alla turba festiva: se non ne fossero stati rattenuti dalle imprescindibili leggi del decoro. Sopra un rialto protetto da un noce annoso, che il vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi dunque in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei rapidi passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il cuore e la lingua, e don Amadio, al quale vi so dir io che tal compagnia serviva (per usare un modo suo) di manovella a montargli la macchina dell'ingegno e fargliene pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava con essi la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè la gratitudine onde questi erano avvinti non lasciava temere che, abusando dell'affabilità, scemassero quella distinzione dei ceti che anche dai buoni credevasi la più importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme riandando il passato, a quel modo che la mattina si rincorre un sogno pauroso della notte colla consolazione di sapere che non fu che un sogno.
Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri al paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno fu pieno di quell'impresa; alla città formò parecchi giorni il trattenimento de' crocchi e delle veglie.
Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che, avendo per le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere i nemici della nazione, esercitavano i rimasugli del valore italiano con quelle vendette che la religione proibisce e l'onore comanda, mettendosi al caso d'accoppare o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte, la quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani insegnassero agli stranieri. Costoro dunque, contentissimi di trovare un caso sul quale sfoggiare le teoriche loro, si divertirono di rimbobolare il fatto del bosco d'Imbevera colle circostanze che meglio tornavano al proposito per farlo credere un vero e formale duello, contando per filo e per segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via come fossero stati presenti, sebben ognuno li narrasse diversamente; accordandosi poi tutti (e l'esito lo faceva chiarissimo) a renderne onore a don Alessandro. Il quale per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria, giacchè è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno secondo le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato maestro d'armi che ognun sa, e che ancora aspetta una statua dai moderni spadaccini milanesi, predissegli che diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse che il Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine di anima, ingenuità di carattere.
Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un galantuomo, a malgrado di quella prima impresa rientrò nell'oscurità, e più non andò per le bocche degli uomini giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro) pochi si curano di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne e più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che insegna a non propalare i tesori che si possedono.
L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco Isidoro, venne in cognizione del caso, ma avrebbe avuto un bel da fare se ella avesse preteso impacciarsi di tutti gli ammazzamenti che succedevano. Era anche troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a sterminare le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio, raccomandando clemenza e misericordia, rimetteva al braccio laico da bruciare. Ond'è che di questo fatto, non essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò se fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino d'un assessore, e fu sepolto in un archivio dove i sorci prevennero le ricerche degli eruditi.
Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo, è pur giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto più d'un navigante starsi delle mezz'ore fisso al mare, contemplando con certa quale compiacenza le onde, che per due o tre giorni di seguente, gli erano ruggite d'intorno. So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna a guardare e considerare con un fremito involontario quelle mura, ove passò tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti, e tirare il flato, ed esclamare: — L'ho scampata bella.
Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura l'anno seguente, volle nel giorno stesso ritornare al bosco. I paesani, che n'avevano avuto sentore, trassero colà in folla, ricordevoli di quell'avvenimento e di quel rinfresco. Come discesero laggiù, la Brigita comparve innanzi ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro d'agoni d'argento attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro, una pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino di broccato a fiori, tutto trinato a gale di nastri, due candide lattughe ove al gomito finivano le maniche, un grembiule di mussola bianca nuovo di bottega sopra una gonnella color di cielo, terminata in balza a gonfietti. Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è, Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno scatolino.
La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance, e con garbo contadinesco presentandole una manciata di confetti: — Illustrissima, son di nozze.
— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in chiesa la seconda volta, e questo qua è il suo fidanzato.
E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli tutto nuovo d'impianto, con una cintura rossa in vita, e che, traendosi di capo la reticella, da cui spenzolava una gran nappa bianca e rossa, fece una strisciata di piedi, e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi rallegro di quei signori.