La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un secolo che non crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle intenzioni, quando il Gioja si congratulava di vedere scemata l'affluenza al santuario di Caravaggio e ad altre sagre, chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera aumentò straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi risponderemmo: — È la moda; ragione la sola che molti possano rendere delle loro azioni, e fin della loro guisa di pensare. Nè crediate vi si faccia una musica, una fiera, qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo è quello degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento eretto là d'accosto, ogni otto di settembre si popola così rapidamente, così variamente, come si legge che un giorno solevano le selve al cenno delle fate.
Chi drizza a quella volta, già da assai lontano ode una romba, simile al romoreggiare della marina. Ed ecco le strade, che d'ogni parte vi capitano, brulicare di gente, contadini, artigiani, mestieranti, soli, a coppie, a gruppi, a frotte. Giovinetti con cappelli di paglia artificiosamente trecciati a trafori, adorni con piume, specchietti, galanterie quali contenti del frustagno e del taglio all'antica, mentre gli altri vestono giubbe più moderne, colla cocca del fazzoletto affacciata alla tasca e con larghi pantaloni, invano e dal curato e dal fattore rinfacciati loro siccome indizio evidente d'insubordinatezza e d'irreligione; pigliansi al collo gli uni degli altri, a spintoni rompono la calca, od in ischiere arditamente festanti colla zampogna fanno risonare concerti, che sentono il sole e il vento della montagna. Le caute madri, tutte occhi a vigilare le ingenue fanciulle, quel giorno permettono che, per devozione, esse vadano a Imbevera. Tu scerni la Brianzuola alla snella corporatura, ai baldanzosi fianchi che davano per la fantasia al mio Parini, ad un'aureola d'argento al capo: distingui la briosa Bergamasca al bustino cortissimo di vita, ai vezzini d'oro, ai cincinni della fronte, ad un agone a trafori infisso nelle trecce cascanti bizzarramente da una banda, a certi sguardi bricconi. E tutti ne' vari loro dialetti chiedono, cianciano, gridano, fanno fiera. Il garzone, che per la prima volta vi trae, interroga curioso un vecchio, che ci veniva prima del 96, quando vi comparivano indemoniati strillando, e buli che deponevano alla soglia della chiesa la omicida loro carabina; che si ricorda quando i Giacobini in nome della libertà proibirono quella sagra, e quando Russi e Cosacchi, tornandoci cattolici, l'ebbero ristabilita; c'è venuto coi Francesi repubblicani, coi Francesi imperiali, ed ora seguita da vent'anni a venirci con cotesti, sperando venire coi loro successori.
Nel bosco e sul piazzuolo s'innalzano assiti e baracche, si spiegano tende, curvansi e intrecciansi i rami a pergole, a capricciosi frascati, si dispongono tavole, trespoli, sediuoli; è un mondo di gente, è un tremoto di faccende. Qui fierajuoli a sfoggiar mercanzia: là bettolieri a rosolare braciuole e friggere galletti: il buzzurro allessa e brucia le castagne primaticce: un gruppo di villani già mezzo brilli urlano a chi più i punti della mora, altri straziano costolette così guascotte, e le irrorano di acquavite, di vino, di mosto appena spremuto dall'uva non ben matura. La fanciulla compra un santino per la nonna devota: la nonna gingilli per ispassar il bambino quando il portano a mimmi; il becerume, bocca ed occhi spalancati, attende alle forze, o al bagattelliero che ha rimedii per tutti i mali e per altri ancora, o al cantambanco che sul cartellone dimostra vita e morte del famoso Pacino, l'incendio di Mosca e l'inondazione del Danubio; o a qualche Orfeo che, strimpellando la ribeca o raschiando un violino, attira le pietre. La chiesa, che fu già occasione della festa, è la meno che si visiti: in quella vece fitti, serrati, vanno come un'onda di su, di giù, per la spianata e pel bosco vicino.
Così la pedonaglia. Ma quelli di maggior bussola non compajono se non nel basso del giorno, tanto più tardi quanto ciascuno è, o si crede da più. Monza, Milano, Como, Bergamo (e si v'è due passi) risentono ai corsi loro la mancanza della crema o della schiuma dei cittadini e dove sono? al bosco d'Imbevera. Zerbinotti che sbraveggiano su sbuffanti puledri, o trionfano in tilbury eleganti: gran signori rimpettiti in comodi cocchi, con ambiziose mute, condotte a centinaja di zecchini dai pascoli dell'Holstein e dell'Olanda: fittajuoli che staccarono dalla benna e dall'aratro i robusti ronzinanti svizzeri, e rivestirono di nuova livrea il carrettiere: nobili scadenti, o sorgenti plebei, i quali noleggiarono ad alto prezzo un calesse, due rôzze e un vetturale, il quale cornando e schioccando fa rumore per quattro: particolaretti che coll'industria sperano quando che sia mutar in carrozza la timonella di cui ora mal s'accontentano: il granajuolo nella sedia o nel baroccio che lo porta il sabato ai mercati di Lecco o alle calende a Bergamo; tutti insomma qui piovono a darsi aria, a vedere, a farsi vedere. Gli alberghi più capaci della città appena basterebbero a tanto concorso, non che le meschine bettole del contorno, poco migliori di quella ove, ducencinquanta anni fa, vendeva vino il nostro Cipriano. Quindi vedi i cavalli affidati a ragazzi su pei prati; e da tutte le bande disposti in fila cocchi a centinaja, che dico? a migliaja: e tra quelli sparsi i pitocchi, che sporgono la mano o il bossolo, ostentando al passeggero piaghe, moncherini, una nidiata di puttelli, e strillando Pietà, limosina. — Concordanze sociali!
Chi credesse che una sagra campestre dovesse far luogo a quella semplicità, che aggiunge tanto più allegria, quanto più la scioglie dagl'impacci, sarebbe troppo in inganno. Il lusso più ricercato, le più sontuose gale di vesti, di fronzoli, di gioje, sono di balzo trasportate dal corso delle città al bosco d'Imbevera. La signorina, venuta, già è un mese, a villeggiare qui poco lungi, fra il grosso bagaglio non si dimenticò di qualche bel capo o di un vestitino a posta per questo bel giorno: la fidanzata vi fa la prima comparsa coi vezzi donatile dallo sposo: quella sciarpa, quella cappottina furono rinnovate per farne spocchia alla Madonna di Imbevera. Belle dall'arguto pallore e dal fuoco raccolto degli occhi pensosi, meraviglia dei teatri e dei ridotti cittadini; forosette dalle gote rubiconde e piene come melerose, che nelle solenni processioni del villaggio sentonsi dire Ve' com'è bella, qui compajono insieme: le prime appoggiate ad uno sposo fedele, beando di lusinghiero ritenuto sorriso il fedele milordino, che con membra e con andar femmineo sbircisce colla lente e susurra meditate cortesie; l'altre colle compagne, dando ascolto e risposta ai vivaci scherzi ed alle espressioni più clamorose quanto più cordiali, del bifolco e del bottegajo; finchè vanno queste a tracannare l'acquavite e la spumosa birra, l'altre a gustar la gramolata, il sorbetto e le paste sfoglie sotto ai padiglioni dell'effimero acquacedrajo.
Chi di là gira lo sguardo, vede brulicare una folla di teste; cappelli da villano, da signore, da prete, da cittadino; brillanti colori e delicati; il sedan ed il velo crespo alternati colla stamina e col bambagello; fogge testè arrivate da Parigi presso a quelle da un anno abbandonate alle provinciali, all'altre che già discesero al contado, alle arcaiche, custodite dalle matrone in commemorazione de' tempi migliori. Qui le piume d'uccello di paradiso ondeggiano a canto al pennacchio del gendarme, la cui vista fa sguisciar via il tagliaborse, frena l'allegria d'un ubbriaco e le ominazioni di due baffuti, che battendo i tacchi, ragionavano della buona causa. Qui gli uomini creati dalla natura a consumare e godere, misti con quelli da essa destinati a sbracciarsi e stentare per la soddisfazione dei primi: contadini imbruniti e ingagliarditi dal sole e dalle fatiche sono riurtati sdegnosamente dal prediletto dalla fortuna, gonfio per dieci generazioni di antenati, al par di lui oziosi, il colore e le membra dilicate del quale fanno prova del sangue più gentile, cioè degli squisiti bocconi e del non far nulla. Qui un veterano della legion d'onore e dai mustacchi bruciacchiati dalla polvere d'Ulma e d'Austerlitz, e che sarebbe colonnello se le cose, dic'egli, fossero ite come dovevano, trovasi a fianco del coscritto che una sola notte passò in caserma fra gli stravizzi, il fumo e le facili beltà. Qui la schifiltosa mantenuta pavoneggiandosi raccomanda al suo ganzo che le sontuose trine da lui donatele non lasci mantrugiare dal contatto del ruvido guarnellino che la setajuola guadagnò di sacrosante fatiche.
Quando poi, veduto ed ascoltato intorno il linguaggio de' ventagli, de' fazzoletti, delle lenti, lo sguardo ansioso di chi cerca, il dolente di chi troppo ha trovato, il confidente susurrio delle recenti spose, e l'inesorabile cicaleccio delle terribili madri che hanno tre fanciulle da maritare, tu volgi dall'altra parte ove sale il bosco, ecco per tutta la pendice una mobile decorazione di gruppi che disposti nel più pittoresco modo tra le fratte e i castani e sul molle tappeto del muschio, godono la merenda e lo spettacolo che l'onda della folla scendendo e poggiando cangia ad ogni batter d'occhi al loro piè.
Deliziata a tale scena, la vispa zitella esclama, — Deh! com'è bello! nel mentre stesso che un'altra, coll'ingrata maestà del quarantesimo anno, ripete contraendo il labbro, — Al confronto d'anni fa: non c'è la metà gente, la metà lusso, la metà allegria.
Così il giovane, cui l'età del primo amore dipinge tutto a color di rosa, trova qualcosa di gajo tale mescolanza del boschereccio collo scialoso, della naturalezza coll'eleganza, della franca giovialità campestre colla contegnosa della città; intanto che un altro, cui l'esperienza rese itterico lo sguardo, raggrinza il naso esclamando: — Pazzie! venirsi a pompeggiare in un bosco!
V'è intanto chi si perde per la selva a cercare una pianta remota, dove, anni sono, in questo giorno istesso incise un nome, — il nome d'una fanciulla, con cui si erano giurati eterno inseparabile amore. La pianta crebbe, crebbe il nome con essa, ma l'amore svanì; ed egli appena ricordò l'amica perchè la rintoppò laggiù, contenta madre dei figliuoli d'un altro.