E il guardacaccia facevasi più presso confermando.

— Se ce n'era, illustrissimi! e con tanto di pelo sulla coscienza. Il Caino di Pusiano, il Raspagno di Garbagnate, lo Spazzacampagne di Broncio, altri ed altri cani, che avrebbero assalito anche un frate.

— Capisce? soggiungeva don Alfonso. Ma ci abbiamo trovato riparo; e da poi che occhieggiano intorno questi gatti (accennava con sorriso i suoi uomini), di simili sorci è scemata la razza, ed ella deve starsene senza paura.

— Ma dica... voleva ripigliare il giovane, ben altro che soddisfatto di quelle risposte. L'Orso però, cui tali domande non parevano dar troppo per lo genio, lentò il freno al cavallo, toccandolo d'una gagliarda spronata, e dietro a lui tutti gli altri. Se non che avendo esso liberato contra d'un uccello il suo falcone, questo riuscì a strappare la lunga annodatagli al piede, e datosi a libero volo, dopo ampie ruote fu veduto posarsi sul comignolo d'una bettola, che sorgeva rasente la strada del bosco. Era una povera casipola, colla parete a tramontana rivestita di edera, mentre a quella di mezzodì stava dinanzi un piccolo ma ben disposto orticello, da cui presso al muro sorgeva una vite novella, destinata, crescendo, a contornare co' suoi pampani una finestra, adorna con pensili ciocche di garofani vivaci. Verso quella si drizzò dunque la comitiva per ricuperare il falco, richiamandolo e procurando calmarne lo spavento colle note voci e col mostrargli l'esca.

Come s'intese dirigersi colà la cavalcata, fu un sottosopra nella tranquilla osteria. Un giovinotto, che affaccendavasi per la casa, corse a rintanarsi in una botte sdogata: la madre, che stava rigovernando le stoviglie, tutta spaurita gittò in là il ceneracciolo e l'asperella: l'oste, confuso, impacciato, svolgendosi le maniche rimboccate della camicia e traendosi di capo, si fece sulla soglia, incontro alla comitiva. — Illustrissimo!.... quale onore!... e strisciava i piedi, e faceva profusi inchini a don Alfonso. Ma questi non gli badava come se non fosse: e i servitori ad un suo cenno entrati nella casipola, senza un riguardo al mondo cacciandosi per le camere e su pel tetto, riebbero al fine l'uccello fuggiasco, non prima però che questo, lanciatosi di nuovo a volo per la cucina, mandasse a frantumi gli orci, i bicchieri, i piatti che capitarongli sotto l'ala.

L'oste non proferiva parola di lamento, e appena osava dare una timida occhiata alla moglie. Don Alfonso, dopo che s'ebbe in pugno il falcone, l'accarezzò, lo battè, gli parlò a lungo: poi volgevasi già per andarsene senza far motto al vinajo, quando soccorrendogli un pensier nuovo, disse al guardacaccia: — Poichè opportunamente siamo capitati qua, date a costui la preda che avete a lato. E tu (soggiungeva all'oste) la cocerai, e preparerai vino in abbondanza, chè fra tre o quattro ore saremo qui. Oggi si fa colazione nel bosco.

— E se mancherà un'ala me la pagherai salata, soggiungeva la guardia, coll'arroganza propria dei ministri d'un cattivo padrone, nel mentre consegnava all'oste la selvaggina. Toccarono, e via.

L'oste, per cui quell'arrivo era un sinistro augurio, com'è sempre quello d'un tristo signore, quando li vide voltare esclamò, rimettendosi la sua berretta: — Sia ringraziato Iddio!

— E i poveri morti, aggiunse la donna sua segnandosi: e raccogliendo il fiato, chiamò, — Cipriano, Cipriano! vieni fuori.

E Cipriano, quel giovinotto lor figliuolo che se la era fumata, comparve fuor, nettandosi dei ragnateli, mentre la madre, raccogliendo i cocci delle rotte stoviglie, raccontava l'accaduto colla fredda rassegnazione, ond'altri racconta una febbre effimera avuta jeri; ed il padre, dando mano alla selvaggina lasciatagli, esclamava: — Non ha torto il sindaco quando dice che certa gente sono come le lumache; dove passano, lasciano il segno.