Egli ci pensa, — E perchè no? finalmente trattasi di una volta. E se nol fo; costoro mi fan martire.

Si giuoca; se ne fa portare una mezzetta, poi un'altra: quell'urlare villano dà buon bere. Il primo sorso sapeva d'amarognolo a Tita, ricordandosi la gabbia; ma pensava: — Tanto non è che un bicchiere: poi all'osteria proprio non ci vo.

Al secondo colpo non fece così brutto ceffo: al terzo allappò la bocca dicendo — Come è buono! e in quattro e quattr'otto si trovò brillo e spensierato. La mattina, quando la balla fu smaltita, egli sentivasi scontento di sè; rinnovava mille bei propositi; ma alla bass'ora, per caso, tornò a passare di là, e guardare ustolando, e quegli oziosi ad invitarlo a giocare ai tresetti. Nicchiò sulle prime, ma quelli lo presero a berteggiare, e — Che? sei forse sul lastrico? non hai più gajo il taschino? Messo al punto, egli giocò e bevve. Altrettanto al domani: poi, bever fuori e bever dentro dell'osteria (pensava egli) non è tutt'uno? Entrò; alzò il gomito più del bisogno; tornò a casa tardi e colle traveggole.

I genitori s'accorsero d'essere alla cantilena di prima; il padre dava nelle furie, ma la madre lo assonnò, e gli diceva: — Sapete che? diamogli moglie, e metterà giudizio. Quanti col torre moglie son diventati tutt'altri!

Il padre, facendo spallucce, rispondeva: — Fate voi. La donna allora pose gli occhi sopra la Laurina; una buona ragazza; un angelo in carne. Aveva costei una nidiata di fratelli: onde i suoi, che erano povera gente, non vedevano quell'ora benedetta di darle il cristiano, pur che sia, per poter dire, — E una.

Veramente quando la mamma di Tita ne fece la chiesta, il maritarla a una stirpaccia di così cattivo nome pesava non poco ai parenti di lei: ma la madre di Tita li confortava. — Sì; ha dato quello scappuccio. Eh! ognuno una volta o l'altra ha da scorrer la cavallina. E chi rompe la cavezza da giovane, riesce poi un uomo come si deve. Adesso, credetemi, ha messo testa; ha un buon mestiero per le mani: del suo cuore poi non vi dico altro. Chiedetene e domandatene a chi volete.

Quelli in fatto cui domandavano, per paura di mormorare, non c'era bene che non ne dicessero, ed era fin troppo per contentare i genitori, il cui scopo astratto è sempre di dar marito alle ragazze. Alla sera dunque la madre domanda a Tita: — Prenderesti moglie?

— Perchè no? risponde questi, immelensito dal vino Ma chi ho da togliere?

— Ti piacerebbe la Laurina del Forno?

— A me sì.