Quando gennajo copre di nevi o di brine le campagne, e tutto ringhiaccia alla buffa del tramontano, e sugli ispidi stecchi degli alberi non si fa intendere più lo stormire dei passeri a folate e il crocitare dei corvi, sogliono i contadini temperar lo stridore della stagione facendo crocchio nelle stalle; e a quel tepore lavorando, discorrendo, pregando, dispensare i giorni melanconici e le interminabili serate. Le vecchie già vi si sono crogiolate, non appena al mezzodì si furono refiziate col povero desinare; e poichè alquanto ebbero adoperato la striglia contro il tale e il quale, volentieri si rifanno sui casi di loro gioventù, quando, a sentirle, il mondo camminava così diritto, così allegro, così onesto; rammemorano le persone con cui vissero, e che ora da un pezzo dormono tra i più; e come predicava il curato, antecessore dell'antecessore del presente; e come l'andava innanzi che capitasse il Buonaparte; e del tempo quando v'erano tuttora le streghe e le paure, che ciascuna di esse ha veduto, ha udito cogli occhi, cogli orecchi suoi proprii. L'una rammenta quel palazzotto poco discosto, ove guai che qualcuno si fosse arrischiato di dormire, perchè sulla mezzanotte, vi correva di su di giù la fantasima con grande fracasso di catene, dopo che il diavolo se n'era, corpo ed anima, portato via il padrone, il quale era così ingordo avaro, che in una gran carestia avendo ammassato di molto grano, eppoi essendone scaduto il prezzo, per disperato s'appiccò.
— Io non so darmi pace (così dice la Simona, vecchia impresciuttita e rubizza) di certuni, che queste cose non le vogliono credere. E in castello? Al tempo dei tempi vi stava un cavaliero, che aveva una moglie delle belle che si potessero vedere con un par d'occhi. Ora, venuto geloso d'un bel paggetto, un giorno egli lo fece squartare, gli cavò il cuore, e bell'e fritto, quel cuore lo imbandì alla sua signora. Quando la signora se n'è accorta, si traboccò dalla finestra nella fossa. Il cavaliero poco dopo fece anche lui cattiva fine; e per questo, Iddio ci guardi dal commettere omicidi. Io stessa, non conto ciance, io stessa ho veduto, una volta come mille, un uccellaccio strano, che aveva la forma d'un ferro di lancia, aliare sulla sera attorno ai merli del castello, ed era l'anima di quel cattivo.
— Ma (interrompe comar Giuditta, mentre sbracia il veggio) dopo che vi alloggiarono dentro i Giacobini, quell'uccellaccio non s'è lasciato più vedere, come non ci s'è più sentito in palazzo.
— Uh! coloro, torna su la Simona: erano frammassoni, senza nè legge nè fede, che si ungevano gli stivali coll'olio santo, e giocavano alle palle colle teste dei preti.
— L'avete visto voi anche questo? domanda un'ingenua ragazzetta, che, sopra un sediolino, sta tutt'orecchi a quei paurosi racconti.
— No, risponde l'altra; ma lo dicevano tutti: e questo poi è frumento secco, che non andavano a messa neppure la festa.
— E sì, la festa bisogna rispettarla, aggiunge biascicando le parole la sdentata Teresa. E voglio dirvi questa, che mi contò, deh quante volte, fra Spiridione buon'anima sua. Che, quando si fabbricò il loro convento, avevasi a portare un masso smisurato, da collocare per fondamento al campanile. Sicchè il padre guardiano, il quale era un sant'uomo, pregò i terrazzani che la domenica venissero con tutte le leve, i carri, i bovi a trasportarlo. Si trattava di un'opera in servizio di santa chiesa, eppure quei buoni villani risposero, — Riverenza no; e che sarebbero andati piuttosto il lunedì, prima che cominciasse la giornata. Sapete che? quando comparvero, il padre guardiano si fece loro incontro e disse: — Buona gente, ecco fatto: il Signore, per chiarire come gli sia gradita la devozione che avete al suo giorno, ha voluto far un miracolo; e mostrò loro... indovinereste? quel ceppo, che così massiccio com'era, di per sè erasi levato dal suo posto, e collocatosi dove aveva a stare, nè più nè manco.
— E l'han creduto tutti? domandava la bambinuccia.
— Mi fai giusto da ridere, ripiglia la vecchia. Non volevi che si credesse una cosa tanto straordinaria?
Qui comar Giuditta entra dicendo: — E fu durante la fabbrica stessa, io credo, quando v'era quel converso, il quale faceva di sì spessi miracoli e sì strepitosi, che, per toglierlo dal rischio di levarsi in superbia, il padre priore gli intimò di non farne più senza sua permissione. Ora, mentre il converso stava guardando a murare, ecco si fiacca un palco, e un muratore casca giù fin dal tetto. — Ajuto, fra Vincenzo, gridò il meschino. — Ajuto, replicarono maestri e manovali. E fra Vincenzo tutto cuore avrebbe voluto fare su' due piedi un miracolo, ma n'avea la proibizione, onde stesa la mano, gli gridò: — Fermati, tanto che io corra a domandarne licenza. E corse; ma il miracolo era bell'e fatto, perchè colui si fermò a mezz'aria, come fosse stato in piana terra.