— In istrada! gettar là così il mio povero Sandro? come un cane? ed è morto per me! Io no, io no. E se gli buttava sopra, e piangeva e singhiozzava, convulsa, spasimante replicando pure, — Io no, io no.
Onde la Bia stringendosi nelle spalle, — Allora non so cosa dire: pensaci tu, e chi s'è visto s'è visto; e faceva viso d'andarsene. L'Agnese la richiamava, la rimboniva, tornavano a consultare, e la risoluzione era sempre la stessa: onde trovandosi tra l'uscio e il muro, anche l'Agnese dovette acconsentire. Fra tutte e due a stento lo cavarono fuori, e chete chete trascinatolo in sulla via, più lontano che poterono, rinvennero ciascuna a casa sua.
Che notte per l'Agnese! Altro che le passate, quando, appena giù, dormiva per ore ed ore della grossa, senza un pensiero al mondo, oppure fra pensieri sereni, giulivi, sinchè svegliavasi col nome del suo Sandro sulla lingua. Ora, altro che dormire! se una pulce basta a tenerci sveglie, figuratevi, con questo posolo sul petto. Lì, presso quella cassapanca, con sugli occhi irremovibile quel cadavere, che smanie, che batticuore! Si gettava di qua di la pel letto: si copriva sotto le coltri: si tappava gli occhi, gli orecchi; ma sempre le pareva di vederlo; sentivasi ancora sotto le mani, sulle guance, alle labbra il tocco di quel gelo inanimato. — Ma chi sa? forse quello non fu che un male, uno svenimento passeggiero: si sarà riavuto, tornato a casa sua, e domani lo vedrà ancora. Che consolazione, rivederlo vivo!.... Ma.... che gli dirò? averlo gettato fuori a quel modo? E raddoppiava il pianto, come cresce la pioggia dopo che un lampo rischiarò per un momento l'oscurità. Poi aveva da venire la mattina: la voce si sarebbe sparsa: suo padre comparirebbe, e non poteva non accorgersi dello stato di lei. Cosa dirgli? come scusarsene? come contenersi con chi le racconterebbe la morte del povero Sandro?
Di fatto la mattina buon'ora si sente un pissi pissi, un via vai per la strada, un visibilio di congetture; il padre si affaccia alla finestra e domanda: — Che novità c'è?
— Non sapete? risponde uno che passava. Hanno trovato morto Sandro.
— Cosa mi dite! ammazzato?
— Mai più: non ha nessuna ferita, non gli hanno tolto i soldi; deve essere stato un colpo d'apoplessia. Povero giovane! e tirava innanzi.
Il padre corse alla camera della figliuola. Che coltellata per lei allorchè sentì tirare il catenaccio! Sforzatasi a dissimulare, quando esso le contò l'occorso, si finse nuova di quel caso, ma non potè a lungo tenersi di non rompere in un pianto dirotto, e dare sfogo al crepacuore represso. A suo padre parve quel cordoglio fuori di misura, pure pensò fra sè e sè: — Bisogna che fosse un po' briciolata di lui, tanto più che, uscendo, intese dirsi dalla gente: — Porterà il bruno, eh, la vostra Agnese, che gli parlava!
Ma l'Agnese, dopo una tale batosta, non è più quella. Non le dà il cuore di lasciarsi vedere attorno, onde in casa a piangere, a strillare. Se sta su, tutto le fa ricordare di lui: se si corica, non vi dico altro. Guai se un mobile scricchiola di notte! guai se ode sbatacchiare una finestra! guai se un cane ulula per la strada! Passano e passano giorni, ma il dolore non si disacerba. Suo padre, che la sente ogni tratto mettere singhiozzi da soffocare, le dice: — Ti compatisco: gli volevi bene, eh, a Sandro? perchè non me n'hai fatto motto, ma ora che vuoi crepargli dietro? Si dava ad intendere di consolarla, ed era come si scarificasse una piaga, fresca tuttavia e sanguinante: onde ella dava in nuovi scrosci di pianto, e diceva cose che nessuno la capiva. La gente vedendola così accorata, la lodava di fedeltà; alcune tolsero a confortarla, pensando più al ventre che al cuore, come fanno spesso le comari; molti ragazzi dicevano alle loro belle:
— Badate mo l'Agnese. Quello si chiama voler bene. Ma voi, se io morissi, vi voltereste ad un altro; e chi n'ha avuto n'ha avuto; è vero?