Della febbre guarì, non della pazzia: e un chierico del suo paese l'informò che maestro Enrico, confessore dell'imperatore, possedeva il segreto di preparare la pietra filosofale. Detto fatto, il nostro Bernardo passa le Alpi, è in Germania, e per difficilissimi mezzi e col procaccio di confratelli alchimisti, s'introduce presso il fortunato, e a quanti plurimi ne ottiene dieci marchi d'argento e la rivelazione del processo. Per null'altro che per un gran mercè noi lo regaleremo ai lettori. Recipe mercurio, argento, olio d'ulive, solfo: misce, fondi a fuoco moderato; cuoci a bagnomaria, rimescolando senza riposo. Dopo due mesi si asciutti in una storta di vetro, rivestita d'argilla, e il prodotto si tenga per tre settimane sopra ceneri calde. Allora vi si unisca piombo, si fonda il tutto al crogiuolo, e il prodotto si sottoponga alla raffinazione. Ciò fatto, que' dieci marchi d'argento dovevano trovarsi cresciuti di un terzo: — ma ahimè! al fine di tanto lavoro più non ne restavano che quattro.

Il Trevisano, come un amante corbellato, si vantò disilluso, giurò non badar più a simili fantasie; parenti e amici fecero giubileo della sua guarigione, per quanto cara gli fosse costata; ma due mesi appena erano trascorsi, e rideccolo al lambicco, alle storte, al farnetico di prima. Persuaso però che alla grand'opera gli fossero indispensabili i consigli di gran sapienti, andò a interrogarli in Ispagna, in Inghilterra, in Scozia, in Germania, in Olanda, in Francia; poi in Egitto, in Palestina, in Persia, culla e sede di quelle arcane dottrine; a lungo s'indugiò nella Grecia meridionale, e visitava principalmente i conventi, depositarj dei libri e delle dottrine tradizionali; e coi più rinomati monaci travagliava alla grand'opera. Così era giunto ai 72 anni, avendo dissipato il ricavo del venduto suo patrimonio; di modo che nel 1472 approdava all'isola di Rodi senza denari nè bagaglio, ma con sempre maggior fiducia nella polvere, cercata tutta la vita. Oh possano averne altrettanta i cercatori di ben più utili spedienti!

A Rodi fermava stanza un religioso, celebrato in tutto Levante come possessore del gran secreto; ma di avvicinarsegli non trovava più modo il nostro Bernardo, sprovvisto com'era del gran passa-pertutto, il denaro; se non che un mercadante veneziano, conoscente della famiglia di lui, gli prestò ottomila zecchini, e raccomandollo a quel professore. Tre anni lo tenne costui in istudj e sulle suste, onde preparare il magistero per mezzo d'oro e d'argento amalgamati con mercurio; alfine lo ammise al sommo secreto dell'arte ermetica; e nel gran codice della verità gli mostrò questo assioma:

Natura si fa giuoco di natura,

E natura contiene la natura.

L'avete capito, lettori dabbene? ma se volete che ve lo butti in moneta, ciò significa che bisogna gettare alle spalle le illusioni, non impigliarsi in ciurmerie, e persuadersi che per far oro ci vuol oro, e tutta l'alchimia non giunse mai od ottenerne in fine più di quello che adoperò in principio. Crediamo che a simili conclusioni arriveranno gli odierni eterogenisti.

Perdere a 77 anni l'illusione di tutta la vita, è pure straziante! Ma il conte Trevisano volle almanco giovare agli innumerevoli adepti della scienza ermetica occupando i sette anni che ancora sopravisse nello scrivere diversi trattati intorno a quella scienza: il più celebre dei quali è il Libro della filosofia naturale de' metalli di messer Bernardo conte della Marca Trevisana, che ognuno può leggere, ma che pochissimi leggeranno nel tomo II della Bibliothèque des philosophes chimiques.

L'acquisto della verità è così penoso, che molti ripugnano a manifestarla chiara, limpida com'essi la colsero, e far così fruttare agli altri la propria sperienza. Anche il nostro conte, invece di palesare e confessare schietto i suoi inganni, si rinvolse per modo che molti cercarono in esso la scienza ermetica; e lo credono, volli dire, lo credettero un de' migliori maestri della grand'opera. Ma quell'assioma fondamentale, intorno a cui egli si raggira continuamente, induce noi a tutt'opposta credenza, e se c'inganniamo, ci è di conforto questo passo del libro suddetto:

«Onde che io conchiudo, e credetemi. Lasciate le sofisticazioni e chi vi crede; fuggite le loro sublimazioni, congiunzioni, separazioni, congelazioni, preparazioni, disgiunzioni, connessioni, ed altre decezioni. E taciano quelli che vanno spacciando e preconizzando altro solfo che il nostro, il quale è latente nella magnesia; e che vogliono trarre altro argento vivo che dal servitore rosso, od altra acqua che la nostra, la quale è permanente, e non si congiunge che alla propria natura, e non bagna altra cosa se non l'unità della propria natura. Nè altro aceto v'ha che il nostro, nè altro regime che il nostro, nè colori altri che i nostri, nè altra che la nostra sublimazione, nè altra che la nostra soluzione, che la nostra putrefazione.»

Se l'ammaestramento non vi pare abbastanza evidente, non so che dirvi; d'altra parte sarebbe stato inutile, giacchè non si dà evidenza, a cui la passione ceda.