Mi vanno a sangue la poca brigata e il passeggiare in un bosco. Ebbi una venerazione involontaria pel Sole, e il suo tramonto mi lasciava spesso di mal umore. Dei colori amavo il celeste; di mangiari, il manzo col ramolaccio; di bibite l'acqua fresca; di spettacoli, la commedia e la farsa; d'uomini e donne, le fisonomie aperte ed espressive. I gobbi dei due sessi m'avean un'attrattiva, che mai non seppi definire.
CAPITOLO XI.
Mie avversioni.
Nutrivo repugnanza per gli scioli e pei facchini, per le donne intriganti che ostentano virtù, disgusto per l'affettazione; pietà per gli uomini ritinti e per le donne imbellettate; avversione pei sorci, i liquori, la metafisica e il rabarbaro; sgomento della giustizia e dei cani rabbiosi.
CAPITOLO XII.
Analisi della mia vita.
Aspetto la morte senza paura, ma senza impazienza. La mia vita fu un melodramma.
CAPITOLO XIII.
Rimunerazione del cielo.
La mia gran fortuna è di sentirmi indipendente da tre che reggono l'Europa. Essendo ricco che basti, divezzo dagli affari e abbastanza indifferente alla musica, non ho di che intrigarmi con Rothschild, nè Metternich, nè Rossini.
CAPITOLO XIV.
Mio epitafio.
Qui fu posato
perchè sia riposato
con un animo saziato
un cuore vuotato
un corpo sciupato
un vecchio diavolo trapassato.
Signori e signore passate.