Fra tanto battagliare di parti, grand'opera rimaneva ai frati. Già al tempo delle crociate, molti si davano attorno a calmare le risse, persuadendo a volgere piuttosto contro il comune inimico questo bisogno d'azione. Nel che Iddio con mirabili effetti di paci prosperò san Bernardo di Chiaravalle, che mentre bandiva la cacciata de' Saraceni da Terrasanta, venne a comporre in concordia Milano, Genova, Pavia, Cremona. Il beato Alberto mise in accordo i paesani delle due sponde dell'Adda, fra Brivio e la val san Martino, quand'erano già per venire ai ferri. Il qual beato Alberto aveva fondato il convento in Pontida, ove poi, ad insinuazione di frati, venne conchiusa la Lega Lombarda, formidabile al Barbarossa; e donde alla guida di un frate (frà Jacobo) si mossero le città per ricostruire la distrutta Milano, e redimere la patria dagli stranieri.
In Genova ferveano le contese fra nobili, e un figlio di Rolando Avvocato era stato ucciso dagli arcieri di Marchese di Volta; marchese di Volta fu trucidato poco poi; sangue per sangue, nè fu il solo. Invano i consoli si adoprarono per rappattumare i feroci, onde finsero di voler risolvere il litigio con sei duelli. Accorsero le madri e le spose dei trascelti per impedir quel sangue; il che già disponeva a una pace ch'essi dissimulavano di desiderare. Perchè fosse più solenne il giudizio di Dio, invitarono l'arcivescovo; nel mezzo dell'adunanza le reliquie del Battista; attorno il clero in pontificale; croci alle porte della città: tutto che incuteva un insolito rispetto. Allora l'arcivescovo parlò di Dio e del precetto suo nuovo, la carità; cavò le lagrime: quei ch'erano venuti per uccidere si confusero in un abbraccio di fratellanza; e uno scampanìo universale e un fragor di Te Deum annunziò la pace (1169).
Quei di Gubbio conservano la tradizione che sant'Ubaldo, vescovo nel XII secolo, non potendo impedire le frequenti risse tra' cittadini, proibisse loro di usare armi o sassi, ma le risolvessero solo a pugni, nel che continuarono fin a tempi civili. Specialmente in tutta l'ottava dopo Pasqua, i quartieri di S. Giuliano e S. Martino combattevano contro quelli di S. Andrea e S. Pietro, cercando cacciarsi dai rispettivi quartieri e dalle abitazioni a forza di pugni: e chi rimaneva vinto e pesto non imputava l'emulo, ma la propria debolezza o sfortuna[37].
Grandi concordie conchiuse Francesco d'Assisi: e udito esser risse fra i magistrati e il vescovo della città sua, mandò i suoi frati a cantare al vescovado il suo Cantico del sole, al quale aggiunse allora questi versetti:
Lodato sia il Signore in quelli che perdonano per amor suo, e sopportano patimenti e tribolazioni.
Beati quelli che perseverano nella pace, perchè saranno coronati dall'Altissimo.
Tanto bastò per mitigare gli sdegni. — Il dì dell'Assunta del 1222 (scrive Tommaso arcidiacono di Spalatro), stando io a studio in Bologna, vidi Francesco predicare sulla piazza davanti al pubblico, dove tutta quasi la città era raccolta. E fu esordio al suo predicare il parlar degli angeli, degli uomini e dei demonj: intorno ai quali spiriti tanto bene propose, che a molti letterati ivi presenti recò non poca meraviglia un parlare sì giusto di persona idiota. Ma tutta la materia del suo ragionare tendeva ad estinguere le nimicizie, e stabilir patti di pace. Sordido d'abiti, spregievole d'aspetto, di faccia abbietta, pure Iddio aggiunse tanta efficacia alle parole di lui che molte tribù di nobili, fra cui inumana rabbia d'inveterate inimicizie aveva con molta effusione di sangue infuriato, vennero ridotte a consiglio di pace».
D'altre paci fu autore il seguace suo sant'Antonio da Padova, che affrontò l'orrido ceffo di Ezzelino immanissimo tiranno, per campare dalle costui zanne i vinti Camposampiero. Sul costoro esempio, Ugolino cardinale di Ostia pacificò Genova con Pisa (1217), nel tempo stesso che altri religiosi riconciliavano Milano, Piacenza, Tortona ed Alessandria. Poco poi (1229) il vescovo di Reggio rimetteva in concordia i Bolognesi coi Modenesi; il cardinal Giacomo, vescovo di Preneste (1232) accordava in Verona i Montecchi coi Capuleti, fazioni troppo note per la ricantata avventura di Giulietta e Romeo; frà Gherardo da Modena acquietò i suoi concittadini: i Vicentini il beato Giordano da Forzaté: frà Leone da Perego (1233) riconciliava i nobili co' plebei milanesi: frà Latino de' Predicatori (1278) i Geremei co' Lambertazzi in Bologna: in Faenza gli Acarisj coi Manfredi: in Ravenna i Polenta co' Traversari; frà Guala bergamasco riamicò i Bolognesi co' Modenesi nel 1229: e nel 1233 i Trevisani coi Bellunesi, dopo divenuto vescovo di Brescia. Anzi frà Bartolomeo da Vicenza istituì l'ordine militare di Santa Maria Gloriosa, intento a mantenere in armonia le città italiane.
Siena ricorda sempre con pia tenerezza la sua Caterina, la sposata da Cristo, che con questo divino nome cominciava e finiva tutte le lettere, da essa dirette a re, a papi, a condottieri; da essa, povera fanciulla del popolo, per ispirare concordia e mitezza. I Fiorentini, cui un tratto era parsa più preziosa la libertà che la religione, presto ravveduti pregarono Caterina a riconciliarli col pontefice. E la pia, fattasi apostolo di misericordia, scriveva a Gregorio IX: — Pace, la pace, la pace per amor di Cristo crocifisso, e non ponete mente all'ignoranza, all'acciecamento, all'orgoglio de' vostri figliuoli. La pace sospenderà la guerra; distruggerà l'ira nei cuori e la scissura, riunirà tutti gl'interessi».
In Milano, quando si contrastavano le fazioni de' nobili e dei popolani, (1257) vennero compromesse le differenze in quattro frati, e tutti stettero al lodo di loro: poi novamente essendo scoppiate, i discordi si raccolsero a Parabiago, ove due frati dettarono le condizioni della pace. Più tardi qui venne a predicare la legge d'amore il beato Amedeo, cavaliere portoghese mutato in francescano, che fabbricò di limosine la chiesa di Santa Maria della Pace, nuovo titolo pietoso, aggiunto ai tanti onde il medioevo incoronò la regina del dolore e dell'amore.