La vecchia madre di Giulietta, contentona di abbracciarci, ne ricevette con mille benedizioni. Il nostro tesoro fu dato a lei in deposito; ma, per quanti avvisi io facessi affigere sui cantoni e sulle gazzette, mesi e mesi passarono senza che alcuno comparisse a reclamare sia il cavallo e il calesso, sia il denaro.
Al termine dunque delle avventure mie, rimasi più ricco che mai non l'avessi sperato, e con Giulietta per moglie.
Mandai al mio amico di Berlino un lauto compenso per quella tal vettura che il signor Maggiore, m'avea menata via, senza tanti complimenti: rinunziai alla cura d'anime; una bella campagna, in situazione deliziosa, e all'ombra di tigli e di castani, una casetta grande abbastanza per Giulietta, sua madre e me, ecco il mio paradiso.
1845.
UNA FIGLIA DI GALILEO GALILEI
Se vi è titolo a scusare i romanzi storici, gli è l'introdursi che fanno nella vita privata, vorremmo dire nel cuore di coloro, di cui la storia non ci mostra che il braccio o la testa. Ma se la storia cesserà di essere un mostro convenzionale, se si convincerà che, di tutte le arti belle, ma di essa principalmente, la materia vera è l'uomo; l'uomo coi sentimenti, coi pensieri, colle speranze sue proprie; essa potrà raggiungere appieno l'intento suo d'essere l'immagine della vita, e non farà più bisogno di ricorrere a quelle ibridi composizioni, dove si è incerti anche del poco vero che serve d'intelajatura al molto finto.
E che la storia possa riccamente soddisfare a questo bisogno, lo mostrarono que' pochi che seppero, ai dì nostri, farla discendere dall'epico suo sussiego, perchè versasse nella vita; scapitando forse in dignità di procedimento, ma guadagnando in verità. E noi oggi vogliamo sfogliare alcune di queste pagine prosastiche della vita d'un grand'uomo. Non sono i contrasti che fan il bello (dico il bello formale) de' quadri? Non è per questo che si accostano sempre Marte e Venere, Otello e Desdémona, satiri e ninfe, santi e demonj; e in un'arte più plateale quegli spazzacamini, quei servitori mori, quelle scimmie?
Or noi, a canto all'austera figura di Galileo Galilei, che rammenta tanto senno, tanta perseveranza, tante contrarietà, ne abbiamo riscontrata un'altra, pura, ingenua, religiosa, che protegge quasi di candido velo gli occhi sfolgoranti che scopersero macchie nel sole, e circondano di carezze la risoluta volontà che, a fronte dei sofisti potenti, esclamava, Eppur si muove.
È noto che Galileo ebbe la disgrazia d'aver più d'una creatura fuor di matrimonio, e il conforto di poter confessarle. Due figliuole si resero monache in San Matteo d'Arcetri col nome di suor Arcangela e suor Maria Celeste. Di quest'ultima, a lui prediletta, rimangono da 120 lettere nella biblioteca Palatina di Firenze, donde alcune furono messe nell'edizione delle opere di quel grande, che, a cura di Eugenio Alberi e a spese del granduca, fu fatta in Firenze.