Consola il leggere in Cicerone celebrati i vantaggi della vecchiaja con sentimento vero, con abbondanza, con splendore. Luigi Cornaro, che diceva, «La miglior medicina è la vita ordinata,» a 95 anni scriveva: — Io son così sano, allegro e contento, che mangio con appettito, dormo quietamente; i miei sensi son tutti nella loro bontà e perfezione:» e godeva ancora di potere giovar alla sua Venezia, insegnandole a frenar il mare cogli argini, e ridurre a coltivazione campagne paludose, e fortificarsi contro i nemici.

Quant'altre belle cose potrebbero trarsi dal Lessio e da altri che filosofarono intorno alla vecchiaja!

Al dotto Fontenelle, di 95 anni, taluno domandava quali fossero i venti anni di sua vita che più ribramava: rispose che poche cose ribramava, però l'età dov'era stato più felice era dai 55 ai 75 anni; a 55 anni la fortuna è stabilita, fatta la reputazione, ottenuta la considerazione, fisso lo stato della vita, svanite o contentate le pretensioni, incarnati o dissipati i progetti, soddisfatte o raffreddite le passioni; quasi compiuto l'ordito dei lavori che ciascuno deve alla società; meno nemici, o piuttosto meno individui nocevoli, perchè il contrappeso del merito è imposto dalla voce pubblica.

Buffon, che qualche volta irrorava l'aridità di filosofista con assecondare il cuore, a 70 anni scriveva: — La vecchiezza è un pregiudizio, dovuto all'aritmetica; gli animali che non san computare, non s'accorgono d'invecchiare.» E prosegue: — Ogni giorno che io mi alzo in buona salute, non ho il godimento di questa giornata pieno e presente quanto il vostro? Se conformo i moti, gli appettiti, i desiderj miei ai soli impulsi della sapiente natura, non son io savio al pari, e meglio contento di voi? La vista del passato, che cagiona rammarico ai vecchi insensati, non mi offre ella godimenti di reminiscenze, quadri giocondi, immagini graziose, da valer ben più che gli oggetti di piacere? Perocchè dolci sono tali immaginazioni; son pure; nè recano all'anima che un soave ricordo; le irrequietudini, le amarezze, tutta la funesta coorte che accompagna i vostri godimenti di gioventù spariscono dal quadro che me li riproduce; sparir deve anche il repetìo, ch'è l'ultimo lancio di quella pazza vanità che mai non invecchia.»

Dicesi che i vecchi pensano solo al presente e a sè stessi: ma quanti invece s'affaticano a «inserir piante, di cui i nipoti corranno i frutti!» Dicesi che mancano d'immaginativa. Se fosse anche vero, ne li redime la ragione. — Il vecchio (dice il medico filosofo Reveillé-Paris in un libro sulla vecchiaja che, insieme con quello di Cicerone, merita di divenir il manuale di noi vecchi) sorride talora, ride ben di rado. La bontà, che è la grazia della vecchiaja, trovasi spesso sotto apparenze gravi e severe: giacchè la prima vien dal cuore, e le seconde dall'essere fisico, ch'è indebolito. La pazienza è il privilegio della vecchiaja. Un gran vantaggio dell'uomo che visse è il saper aspettare. Nel vecchio ogni cosa è sottomessa alla riflessione.»

Ben detto! e in fatto lo spirito ha due moventi: l'attenzione e la riflessione. Ne' giovani l'attenzione viva, mobile, sempre affrettata, diffondesi su tutto; ma la riflessione difetta. Negli uomini maturi l'attenzione e la riflessione si dan mano, donde la forza loro. Nei vecchi l'attenzione sfugge, cresce la riflessione; il cuore umano si ritorce sopra sè stesso, e si conosce meglio; alla freschezza, alla grazia, allo slancio si surrogano la solidità, l'elevazione, la ponderatezza: perdonsi le illusioni ottiche, s'acquista la verità; s'impara a conoscere il pregio del tempo e a meno esigere dalla vita.

Ma la vecchiaja ha bisogno anch'essa di regole: e un dottore filosofo mi detta le seguenti, ancor più filosofiche che mediche:

I. Sapere invecchiare, e saper che s'invecchia.

II. Ben conoscere sè stessi, e non pretendere dal corpo e dallo spirito più di quel che possono dare.

III. Disporre convenientemente la vita abituale. Il corpo, non men dello spirito, obbedisce alla legge suprema dell'abitudine. Convien dunque conservare le abitudini che si contrassero, per quanto il comporta la natura. L'accordo delle buone abitudini fisiche forma la salute, come forma la felicità l'accordo delle buone abitudini morali: e i vecchi, che fanno tutti giorni la stessa cosa, colla stessa moderazione, collo stesso gusto, vivono sempre.