È uscita nel 1867 un'opera d'un insigne fisiologo, il dottore Schröder, professore all'università di Utrecht, dove, parlando de' rapporti dell'anima col corpo, ragiona che, se il corpo e l'anima fossero la cosa stessa, se la ragione, l'intelletto, la vita morale fossero prodotti di forze materiali, la loro energia dovrebbe esser proporzionale a queste: mentre è il contrario.
— È un inganno il non veder nel vecchio che un uomo logoro, ottuso, fiacco, gelato. La vecchiaja ha i suoi malanni, ma spesso sono gli amari frutti della vita passata. Non bisogna dipinger la vecchiaja sotto la figura d'un vecchio infermo, come non rappresenterebbe la gioventù un giovane tisico, perchè l'etisia s'incontra principalmente fra i giovani... Le pretese miserie della vecchiaja sono il risultato d'una disposizione sapiente e armonica... Ciò che distingue il vecchio è l'esser meno influenzato dal mondo esteriore, e meno operar all'esterno. Non ha più la vivacità del giovane, nè la forza dell'adulto: ottusi gli organi de' sensi, affievoliti i muscoli, le impressioni esterne operano men vivamente su lui; non può nè desidera prender parte alla vita attiva del giovane; cerca silenzio e riposo. A misura che le pulsazioni del suo cuore s'allentano, e il sistema nervoso s'indebolisce, va men soggetto alle passioni: la ragione, più fredda e calma; il giudizio maturato dall'esperienza prevalgono: men s'attacca alle cose esterne; svanisce nella memoria dei fatti ordinari della vita, ma conserva le rimembranze giovanili: di rado s'affeziona a qualcosa di nuovo.
«Le forze diminuiscono, non l'intelligenza. Spesso i capelli bianchi ombreggiano un'intelligenza splendida; sempre alla vecchiaja si attribuì la saviezza e il giudizio. Mal si cercherebbe dietro al gelo del viso un rigido verno; arde ancora di dentro quel fuoco che già sfavillava di fuori: l'io superiore non si fiacca se non quando il corpo diviene fragile e stecchito.
Il vecchio sa per esperienza quanto tutto è passeggero, onde s'appiglia fortemente a ciò che gli pare fisso e durevole: negli ultimi anni, il sentimento della verità del dovere, della virtù della religione vanno crescendo. Prende parte a una decente allegria fra amici, ma in generale è serio, concentrato. I suoi figliuoli son divenuti grandi e indipendenti; quasi tutti abbandonarono la casa. La gioventù viva e spiritosa allontanasi naturalmente da lui, correndo dietro alle distrazioni, gli amici suoi morirono quasi tutti, e la generazione che segue ha meno simpatie con lui, perchè allevata in nuove idee. Laonde egli vive di passato e d'avvenire... Lo scopo costante d'una vita ben adoprata è raggiunto: ha vinto le sue passioni, e gode ora della sua vittoria. Riguardando alla vita trascorsa, sentesi pieno di riconoscenza verso l'Eterno sovranamente buono, che lo condusse alla meta fra tanti benefizj. Il pensiero della vicina sua fine ne eccita i sentimenti religiosi. È convinto che l'interna voce, che mai non cessò affatto d'udire, è reale, onde guarda l'avvenire con calma e confidenza.
«Da quest'aspetto la vecchiaja non è una fine compassionevole, ma la corona della vita umana; essa dà all'uomo la vera libertà. Il corpo invecchiò, non arrestossi lo svolgimento dello spirito.»
IL LETTERATO
Chi vorrà una volta, o colla sentita meditazione del romanzo, o colla potente vita del dramma, o colla profonda leggerezza dell'umorista, rivelarci al vivo la condizione singolare dell'uom di lettere nel nostro piccolo mondo? Essere, la cui sensività fu raffinata dagli studj, chiamati per questo umani; coll'ingegno e la coltura mira a conquistare nella società quel posto decoroso, che ad altri preparano la nascita, le ricchezze, le raccomandazioni; nel conflitto ha bisogno di forza, e la trae dalla convinzione e da una certa fidanza in sè, la quale può prendere l'apparenza, e talvolta anche la natura di superbia. Viene nel mondo coll'idea di giovarlo o almeno dilettarlo: e il mondo l'accarezza e lo strapazza, l'assume strumento alle sue gioje e bersaglio alle sue malignità. I maestri, e quei che lo precedettero nel faticoso cammino, lo incoraggiano fino al momento che dalla palestra non esca sull'arena; gl'imperaticci suoi, i primi versi, i primi racconti, i primi articoli suoi, sono un trionfo. — Chi di noi al suo cominciamento non udì una lode da quelli che poi sempre si sarebbero guardati dal dirci una parola di cortesia?
Ma ben presto anche i maestri gli diventano nemici come i colleghi, e colla folla spettatrice non sanno se non avvertire ogni passo in falso, ogni movimento men grazioso, ogni botta, ogni ferita contro l'arte; i coevi lo invidiano, quando ancora i maggiori lo disdegnano; ne' suoi impeti di nobile e generosa ispirazione egli non trova una parola simpatica che l'incoraggi; nell'ora del dubbio non un consiglio che lo avvii; ne' passi scabrosi non una mano amica che lo sorregga; sentesi solo, non inteso in una società ch'egli deve frequentare per non essere eccentrico, e schivare per non divenire ozioso o vano.
Povero letterato! Un attore, che si presenti sul teatro, sa come può piacere; urli, e non gli mancheranno applausi. La cantatrice, se ha robusto gorguzzule e passa il tetto colla possanza di trilli in cui non s'intenda verbo, è certa di ricevere trentamila lire per stagione. Sa la ballerina come gradire all'universalità: sa lo scultore, sa il pittore come s'abbagli e s'illuda: il povero letterato no. Egli si presenta a un pubblico, ove son tanti i giudizj quanti i cervelli, ed ogni cervello pretende che tutti gli altri pensino al modo suo; eppure due non se ne scontrerebbero, per gran ventura, che vedessero coll'occhio stesso. Chi dunque lo vuol a un modo, chi all'opposto; chi biasima la sentimentalità, chi trova disopportuna l'allegria; chi crede inutile la storia, chi dimostra falso genere il romanzo; chi grida morta la poesia, chi si ostina a canticchiare spose e dottori e principi; questi ama il periodo rotondo, cui l'altro torce il muso; uno vorrebbe il pretto Trecento, l'altro rifiuta ogni voce che non suoni viva sulle labbra e da queste nel cuore; chi vuol la lingua e lo stile ornati, fraseggianti, cortigiani; chi, al contrario, sdegna ciò che non va limpido, trasparente, secondo il cuore, ed