FRANKLIN
Un giovinotto sui ventun anno s'avviava un giorno a Filadelfia, senz'altro in tasca che qualche spicciolo, con cui comprò tre pagnotte; e l'una si pose sotto un braccio, sotto l'altro l'altra, mentre sbocconcellava la terza. Veniva egli da trecento miglia lontano, per cercar fortuna; — cercar fortuna, senza amici, senza conoscienze, senza titoli, in popolosa città, dove ciascuno bada a sè e a spinger innanzi il proprio carro!
Ma che capitali reca egli in un mondo che calcola ed invidia, che considera scapito proprio l'altrui vantaggio? Reca industria, economia, applicazione, perseveranza, osservazione. E basteranno a fargli passo, ve lo assicuro; e quel garzonetto riuscirà un insigne fisico, un fondatore della libertà del suo paese, e sopratutto un grand'uomo.
Ma grand'uomo, intendiamoci, non come quelli dell'antichità e di Plutarco, che sterminano ventimila nemici in una giornata; che per zelo di libertà uccidono il proprio fratello, e assistono al supplizio del proprio figliuolo; che per magnanimo sprezzo del sentimento trafficano di schiavi e prestano le mogli; che per avidità di gloria sommovono, congiurano, conquistano, fanno stordire il mondo; insomma eroi, ma non uomini. Eh! ben altro è l'eroismo moderno, placido, paziente delle contraddizioni, aspetta la lenta ma sicura opera del tempo, calcola gli eventi, e sovratutto risparmia le lacrime e il sangue. Quelli erano fulmini che spaventano e colpiscono; questi sono fabbricatori di macchine a vapore, che con lunga opera le congegnano, finchè producano quegli effetti che s'ammirano e benedicono.
Beniamino Franklin, il giovinetto che v'additai, era nato a Boston il 1706, tredicesimo d'una famiglia d'artigiani; e appena imparò a leggere e scrivere lo posero, di dieci anni, a far candele come suo padre. Il ragazzo vi s'applicava, ma ogni momento che potesse aver libero, correva al mare, e divenne spertissimo nuotatore e remigante; i pochi quattrini poi che sparagnava di bocca, li convertiva in libri di viaggi e di storia. Suo padre, crollando il capo sopra il letterato di casa, lo pose stampatore sotto un altro fratello, ove stette fin a ventun anno maneggiando caratteri e casse, regoli e torchi. E perchè vi lavorava di passione, tosto divenne abilissimo, e, che più gl'importava, potè dai fattori dei libraj con cui trattava, ottener libri, che leggeva a furia. Il Saggio sui progetti di Foe, autore del Robinson Crosuè e un volume scompagnato dallo Spettatore di Addison, lo inclinano ad un'istruzione svariata ad una delicata morale, al veder in ogni cosa quali miglioramenti vi si può recare. E volle scrivere anche, e compose alcune canzoncine da cantare gli orbi per le strade, e gli furono lodate: ma fortuna sua, qualche amico sincero gliene disse la verità, e così lo salvò dal pericolo di restare un poeta cattivo, o, quel ch'è peggio, un poeta mediocre.
Dalle costoro censure comprese la necessità di limar lo stile, e non farne, all'usanza di troppi, un affare del caso e come vien viene; e ripetè intorno a' suoi periodi quelle pazienti prove che i savj conoscono e i presuntuosi deridono: oscure e diuturne prove, che di poi sono compensate dalla precisione e facilità con cui si compone e s'è intesi. A sedici anni legge Locke Sull'intelletto, la Logica di Portoreale, i Memorabili di Senofonte, e ne impara a rendersi conto delle proprie idee e chiarirle. Quest'analisi volgeva egli sulla propria vita. S'impose un regime stretto di dieta: il maggior risparmio nel cuocere le patate e il riso; lasciare il vino per fare il serbo di qualche soldo e di sanità e robustezza più che i beoni e pacchioni suoi compagni, e procacciarsi stima fra questi come avviene di chi non si lascia mai trovare sprovvisto nè di danaro nè di senno, due cose che, mancando, rendono tanto spregevole, da che Sparta fu distrutta.
Poi la virtù stessa analizzava, e la decomponeva ne' varj suoi elementi, come Neuton colla luce, Lavoisier coll'aria; e al fine della giornata, della quale con altrettanta esattezza avea distribuito i denari e le ore, esaminava sè stesso; quanti quattrini avesse speso fuor del necessario, di quale difetto si fosse corretto, a qual buona qualità avviato. E perchè la presunzione è uno dei più forti ostacoli al miglioramento, s'avvezzava a non dir mai — Ne son certo, Sta proprio così, Ci scommetterei;» ma — Parmi, Sarei d'avviso;» ad abolire sè medesimo per giungere al suo scopo; a lasciare altrui il fumo per ottenere il sodo; ad abbassarsi a tempo, come un vecchio gli aveva insegnato una volta che battè del capo in una trave; a confidarsi nella propria attività, sobrietà, e perseveranza.
Suo fratello, lo stampatore, si pose in mente di pubblicare una gazzetta, la seconda che in America fosse; e Franklin vi traforò qualche articolo suo proprio, ma in istretto incognito, onde non farsi burlare. E perchè se ne ignorava l'Autore, il lodavano, e piacque; e potè darsi a conoscere. Che spine incontri l'onest'uomo sui primi passi della letteratura e del giornalismo chiedetelo a chi ne sanguina ancora; e non vi farà meraviglia se presto Franklin fu in lizza col fratello, col governo, cogli emuli; onde indispettito, come molti fanno, coll'ingrata patria, se n'andò, nell'arnese che dicemmo, a Nuova-York e a Filadelfia. Quivi, a forza di lavorare, fece incontro, ma qualche progettista, di quelli che trovano strada troppo lunga del far fortuna il lavorare, l'aver pazienza, e lo spendere sempre un soldo meno del guadagno, il consigliò a viaggiare a Londra: Londra il paese dei tesori e degli impieghi.
V'andò: ma a Londra chi bada al forastiero che capita senza titoli e senza ghinee? Svaniti i castelli in aria, consumati i pochi avanzi, Franklin si trovò solo in quel caos immensurabile; solo, senza mezzi nè appoggi; e in amicizia e in amore e in protezioni provò quei disinganni che tanto costano, e che il debole avviliscono, al robusto finiscono a persuadere di non confidare che in sè. In fatto egli pose fiducia, non in poderosi amici e promettenti padroni, ma nelle proprie braccia, colle quali or tirava robustamente i torchi d'una tipografia, or i remi d'un navicello sul Tamigi, or insegnava a nuotare; e così guadagnava dì per dì il suo pane.