«Non ho mai veduto un albero spesso trapiantato far gran rami, nè arricchirsi una famiglia che spesso muta focolare. Tre San Martini equivalgono ad un incendio.

«Un vizio costa quanto due figliuoli.

«Cucina grassa, testamento magro. La gola porta via la camicia. I pazzi imbandiscono, e i savj godono.

«Chi domanda un prestito, domanda una mortificazione. La quaresima è assai breve per coloro che a Pasqua devono danaro. Meglio andar a letto senza cena, che alzarsi indebitato.

«L'ambizione che pranza colla vanità, a sera digiuna col disprezzo. L'orgoglio fa colazione coll'abbondanza, desina colla povertà, cena coll'infamia.

«L'esperienza tiene una scuola che costa assai; ma è la sola dove i pazzi possono imparare.

«La strada che mena alla fortuna, se volete saperlo, è piana, facile come quella che mena al mercato. Onde seguitarla due cose bisognano, assiduità e sobrietà; o in altri termini, non gittar mai il tempo nè il denaro, e dell'uno e dell'altro fare il miglior uso possibile.»

La filosofia di Franklin, come vedete, è il deismo di Locke. Shaftesbury e Collins l'avevano tratto nello scetticismo e nell'indifferenza di ciò che sta di sopra dei tetti; onde va senza dogmi, come senza passione; stretta probità, ma nessuno slancio, come quel vaso da lui inventato, ove la fiamma s'abbassa, invece d'ascendere. Eliminando dalla morale l'idea divina, tolse il tipo supremo del bello e del giusto, la chiave maestra di tutte le teoriche, e ne fece una dottrina buona per un uom pacifico, spassionato, cresciuto da genitori profondamente religiosi come lui, ma inetta contro l'urto delle passioni.

Chi non sente un tale difetto nella Scienza di Ricardo Buonomo? Egli stesso in più matura età se ne accorse: ma se all'analisi sua sfuggiva quest'idea così complessa e così semplice della divinità, non però si scostava mai dalla morale, arida qualche volta, ma sempre retta, amica dell'uomo, senza robusti sacrifizj; non atta a creare eroi, bastante a formare onest'uomini.

Poi sempre dritto sulla pratica applicazione, alletta la curiosità coi titoli medesimi delle opere sue, e colla brevità, giacchè gli scritti per esser utili conviene sieno brevi. E al modo d'un divino modello, piacesi delle parabole, forma tanto popolare. Or racconta di quand'egli era ragazzo, e che, avendogli i suoi per una festa empito il borsellino egli corse a vuotarlo nella compra d'uno zufolino Un bel balocco, ma tutti gli dicevano ch'e' l'aveva pagato troppo caro. Dopo d'allora, quando vedeva taluno spendere per farsi nominare, o sprecar la pace e la libertà per ottenere un grado, o rovinarsi per acquistar l'aura popolare, e sciupare ingegno e forze per correre dietro alla voluttà, gli dicea; — Lo zufolino costa troppo caro.»