Così condiscendendo altrui, qual meraviglia se ottiene gl'incensi universali? In una festa da ballo è scelta la più bella fra trecento donne, che sulla fronte del filosofo americano deponga una corona e un bacio; e dappertutto vedonsi i suoi ritratti, con quel verso famoso di Turgot, che parve così vero, benchè contenga due bugie:

Eripuit cælo fulmen, sceptrumque tyrannis.

Qui giace Franklin. Breve pietra accolse

Chi ai re lo scettro, a Giove il fulmin tolse.

Or tutto questo che serviva alla sua missione? Che serviva? Non v'ha egli detto che vuolsi apparenza e ancora apparenza? Il buon Luigi XVI non sapea che farne di questo re repubblicano, e dicono adoperasse il ritratto di lui ad un uso ingiurioso: ma dovette sorbirselo. La stessa figlia di Maria Teresa e sorella di Giuseppe II dovette chinar la fronte all'opinione così universale; e si trattò con Franklin come scienziato e come uomo, prima di riconoscerlo ambasciatore. Fu ben il miracolo della rupe di Mosè il vederlo, colle sole qualità personali, cavar alla Francia oberata tre milioni in prestito nel 1779, altrettanti nel 81, quattro nel seguente anno, oltre a sei di puro regalo datigli dal re.

Così la Francia favoriva l'americana libertà coll'entusiasmo con cui, poc'anni prima, correva a comprar azioni alla banca di Law, e pochi anni dopo a vedere tagliar teste; e la Corte, trascinata da illusioni generose, o spinta dall'opinione, intraprendeva una guerra, contraria non solo ai suoi sentimenti, ma a' suoi proprj interessi; scassinava l'autorità monarchica; preparava il fallimento nazionale. Ma intanto la causa della patria e della libertà trionfa; gli Stati Uniti d'America offrono un modello nuovo alla posterità; e quando Franklin torna di Francia (1785), chi potrà dire le feste con cui fu trionfalmente ricevuto in quella città, ove sessant'anni prima era entrato con una pagnotta per braccio ed una al dente?

Ivi egli continua al ben del paese. Propostasi la costituzione, dice: — Io l'adotto con tutti i suoi difetti, perchè credo ci bisogni un governo generale, e che non v'ha forma alcuna di governo che non possa essere un bene, se saviamente amministrata»; si applica a correggerla ed assodarla, secondo i consigli del tempo e dell'esperienza; e se questa gli mostra che errava nel pretendere l'unità del corpo legislativo, ei si ritratta, come già erasi ricreduto a proposito dell'elettricità vitrea e resinosa: quando parla ne' consigli, non disserta, ma ragiona: fonda una società, per migliorare la sorte dei carcerati, una per abolire la tratta degli schiavi; e per combattere le ragioni con cui altri la sostengono, egli manda fuori l'elogio del governo algerino e della pirateria: nuovo saggio di quell'arguta ironia alla socratica che spira in tutti i suoi scritti, e che non è intesa se non dove colti gli ingegni, fino il sentimento, esercitata la regione.

O Catoni suicidi; o Attici spiranti di volontaria fame, o Vespasiani volenti morir in piedi, traete ad osservare la morte dell'eroe moderno. Il 17 aprile 1790 vede, senza terrore e senza ostentazione, avvicinarsi il fine de' suoi ottantaquattr'anni, esclama, — Rifatemi il letto, ch'io muoja comodamente»; e spira.

Nel suo testamento lasciava capitali che, col tempo accumulandosi, servissero poi a grandi opere pubbliche; altre piccole somme da prestare, per ajutar i faticosi passi di chi comincia la carriera o vuol effettuare qualche nobile disegno; al generale Washington legava il suo bastone di pomo selvatico, migliore di uno scettro.

Addio dunque, eroi magnanimi e temuti; eroi della spada e della fierezza! Oggi sottentrano le classi laboriose, gli eroi mercadanti e calcolatori, e la sostanza e il positivo; e nuova età vi annunzia questa limpidissima intelligenza senza poesia, questa onestà senza elevatezza. Sceverati da tutte le illusioni il mondo e i mondani, le azioni e le credenze, Franklin volle di là dalla tomba prolungare l'attico sorriso, e al sepolcro suo destinò quest'epitafio da libraio: