IL CORPO
DI BENIAMINO FRANKLIN
STAMPATORE
COME LA COPERTA DI UN LIBRO VECCHIO
DA CUI SIENO STRAPPATI I FOGLI
E CANCELLATO TITOLO E DORATURE
QUI GIACE PREDA ALLE TIGNUOLE.
NÈ PERÒ L'OPERA ANDRÀ PERDUTA
MA RICOMPARIRÀ
SECONDO CREDEVA
IN UNA NUOVA EDIZIONE
RIVEDUTA E MIGLIORATA
DALL'AUTORE.
1836.
INDIGNARSI E SOCCOMBERE
PERSEVERARE E RIUSCIRE
E' fu già tempo... come direbbe un novelliere; oppure — C'era una volta... come cominciava nostra nonna le panzane, ci fu un giovane inglese, di nome Tommaso Chatterton, miracolo di precoce talento, che a 16 anni faceva versi come i migliori poeti. Vedendo che l'oscurità del suo nome mal serviva al bisogno ch'egli aveva di denaro o di gloria, finse avere scoperto poesie di antichi, e il mondo festeggiò quelle pubblicazioni come un tesoro trovato. Sì; ma intanto egli non guadagnava tampoco di che vivere; i libraj non volevano dargli commissioni, perchè non poteano annunziarle accompagnate da titoli O da un nome famigerato; qualche signore lo faceva scrivere, ma lo retribuiva così a miseria da non bastargli a mangiare; il ministero, povero lui se dovesse assistere tutti quelli che si credono genj! E l'età passava; e la gloria non veniva; e la donna ch'egli amava non poteva sperare di possederla. Nel dispetto del successo fallito, nella mortificazione della gloria mancatagli, perdè la speranza e si uccise.
Allora il mondo a compiangerlo, a raccorne ogni frammento, a deplorare un genio perduto; e Chatterton fu ricantato per tutto il mondo come un esempio de' patimenti del genio incompreso.
Di que' suoi compianti noi abbiamo in casa il riscontro nei desolati versi di Giacomo Leopardi e nei dispettosi di Ugo Foscolo; n'abbiamo la scimmieria in quegli autori d'articoli e d'opuscoli, davanti ai quali l'uomo studioso incrocia le braccia al petto e abbassa la testa esclamando: — Oh s'io sapessi la centesima parte di quel che costui crede sapere!» È ben ragione dunque che piangano i tristi compensi che dà il mondo alla tanto loro dottrina e trovino indegno che non si pensi a collocarli nel Pritaneo; e nutrirli alla greppia del pubblico bilancio, affinchè scrivano opuscoli e articoli di giornali.
Glorie d'Italia e dell'umanità, noi v'inchiniamo le ginocchia della mente: ma collochiamo fra le piaghe, piuttosto fra le cachessie del secolo, quel credersi gran cosa, quel lamentarsi sempre della società e imputarla di tutti i nostri mali: quel trovare da per tutto ingiusti ed egoisti; quella nessuna fermezza nel volere riparare ai proprii danni, quel vagolare in un amor febbrile che viene da eccitamento de' sensi e passa col soddisfarli; quella dissipazione negli studi; quelle precoci disillusioni; quella scarsa fede in Dio, nel prossimo, nella propria perseveranza.
Nè pensiamo adempia il dover suo la letteratura che mette l'uomo in faccia alle miserie sociali, e al proprio nulla; snervandolo coll'intenerirlo; sviluppandogli una falsa sensività; e fra questo incessante declamare che rivela la debolezza; fra tante ostentazioni di coraggio che attestano la paura, pensiamo ci bisogni qualcosa di tonico, e di mostrar l'uomo che lotta coi mali, che persevera, che riesce.
Nel paese stesso del povero Chatterton era nato Giorgio Crabbe, da un uomo da nulla, il quale in prima era vissuto coll'insegnare l'abbicì, poi ottenne una dispensa di sale, e al tenuissimo guadagno suppliva col pescare; ebbe sei altri figliuoli dopo Giorgio, il quale per tanto crebbe in mezzo alle privazioni e agli stenti fra pescatori e contrabbandieri e grascini, e gente abbandonata a istinti brutali.