Suo padre lo menava alla pesca? non poteva addestrarlo nè a tendere le nasse, nè a raccorle, nè a remare, onde s'indispettiva e gli diceva: — Bestione non sarai buono a nulla.» Ma quando la sera egli si raccoglieva attorno i sette figliuoli e tirando a mano alcuni de' libri di quand'era maestro, leggeva qualche storiella, delle poesiette religiose, un racconto biblico, Giorgio non batteva palpebra, non perdeva una parola, capiva tutto, e il ruminava nella notte, e non davasi pace finchè non sapesse ripetere quella storia, e recitare a memoria quei versi.

Pertanto suo padre lo pose a scuola, e n'avea stupende informazioni; ma la spesa era forte; e prima de' 14 anni dovette ritirarselo in casa. Se Giorgio ne fu scontento vel lascio pensare; non però cadde nello scoraggiamento che svoglia dall'azione; anzi ajutava suo padre nell'umile impieghetto, e il tempo che anche troppo gli avanzava occupava a legger quanti libri potesse trovare nel villaggio, a vagare lungo la spiaggia, e da marinaj, da pescatori, da naufraghi farsi raccontare storielle, costumi avventure, e formarsene tesoro nella mente.

Vedendolo letterato, suo padre lo destinò alla professione più letterata d'un villaggio, quella di speziale, unita, come suole in campagna, a un po' di chirurgo. Crabbe v'aveva tutt'altro che inclinazione, ma vi si rassegnò, e ne' cinque anni di pratica cercò svago in uno studio, consono eppure più omogeneo quello della botanica.

Non dee mancar mai un amore nella storia d'un giovane; e Crabbe s'invaghì di Sara Elmy, orfana povera raccolta, da un ricco zio; e da lei furono inspirati i primi suoi carmi. Coi quali fattosi qualche nome nel contorno, non però fortuna, a 21 anno passò a Londra onde impratichirsi negli spedali; ma ben presto gli venne meno il danaro, e dovè tornare al natio villaggio. Là aveva un nidio di parenti, tutti poveri; e correano a lui a cercargli un consulto, una medicina, un'operazione: ma il pagamento era un grazie, come si suole tra parenti; gli altri compaesani che il vedeano erborizzare, volevate che gli pagassero i succhi che estraeva da erbe comuni? Restava adunque sempre in lotta colla miseria; e quel ch'è peggio in lotta colla propria coscienza, ben egli conoscendo di non avere nè sufficienti studj, nè pratica, nè franchezza quanta voleasi per operare sui proprj simili, e salvar le vite. D'altra parte Sara ricambiava l'amor di lui; ma ragionevolmente pensando ch'è follia e quasi colpa il matrimonio senza i mezzi necessari, protestava non lo sposerebbe finchè non avesse uno stato; ed egli nei cassetti non vedea crescersi se non i componimenti in versi, dettatigli dal cuore e dalla ammirazione de' classici; e li credea belli, e belli erano, ma nessuno li conosceva, nessuno li pagava.

Diveniva dunque un valoroso poeta, un esperto botanico; ma di speziale e di chirurgo andava sempre alla peggio; nè vedeva avvicinarsi quell'indipendenza, che è prima necessità del genio. E coi tormenti del genio si struggeva; s'ammalava come Chatterton; ma lo sosteneva la fede in sè e in Dio. E l'ultimo giorno del 1779 scriveva sul suo giornale:

— Quest'anno di afflizioni, di pene, di povertà, di svilimento, di disinganno, di disgrazie, finisce, e va a raggiungere l'eternità. Signore, ten prego, ricorda i miei patimenti e le preghiere mie; dimentica i falli e le follie. Tu, sorgente di felicità, dammi maggior sommessione al tuo volere, maggior docilità a reprimere le vanitose mie speranze, maggior coraggio a sopportare la mia oppressione. L'anno che cadde non sia per me un tormento; quel che nasce non gli rassomigli: però la tua volontà si faccia e non la mia».

E l'ultimo giorno del 1779 scriveva sul suo giornale: ... (Pag. 209).

E risolse di tornare a Londra a cercarvi il pane inacetito di letterato. Trovò (e questa fu una prima e grande fortuna) trovò a prestito 3000 lire, con metà delle quali, spense i piccoli suoi debiti, e s'imbarcò per Londra coll'astuccio dei ferri chirurgici, un fascio di manoscritti, un valigiotto e 1500 lire, avventurandosi in una città immensa, senza un amico, ma colla gioventù e la speranza, e colla consolazione che non correva più rischio di storpiare qualche malato.