E subito si dà alla poesia, sua vocazione prepotente; a forbire i versi precedenti per la stampa, a farne dì nuovi, persuaso che valessero tesori, come tutti crediamo delle nostre produzioni. Ma de' librai, uno gli dice: «Siete troppo giovane, maturate un pochino;» e l'altro a «Eh, il pubblico non sa che farne di versi;» un terzo: «Che? i tempi tirano ad altro che a libri.» Crabbe non si dispera; non si svelenisce contro i tempi, la società, la fortuna, e persuadendosi che ne vada la colpa alla poca perfezione de' suoi componimenti, si ostina a migliorarli, ma ahimè! per subire nuovi rifiuti. Finalmente un libraio stampa un suo poemetto anonimo, e due tre giornali, ne parlano con lode; ma che? il libraio fallisce prima d'avergli pagato pur un soldo.
E Sara? — Nel partire gli aveva detto come tutte: — Scrivimi spesso», ma poi pensando alla posta che allora costava carissima, si fece promettere solo qualche lettera di tanto in tanto, ma che notasse nel suo giornale le impressioni di ciascun giorno. E quel giornale ci restò, cara rivelazione di un'anima non vulgare, in conflitto colle difficoltà esterno, senza fiaccarsi, e appoggiandosi all'amore e alla fede. La sua miseria cresceva ogni dì; ogni dì le sue apprensioni; eppure egli ha il coraggio di celiare or sull'abito suo unico per la festa e pei giorni di lavoro; or sui bottoni che v'attacca, o sui pottinicci che vi fa nel rammendarlo. Gli editori non vogliono stampargli? i ricchi non riscontrano alle sue lettere? il posto ch'e' sollecita è già occupato? Egli se ne consola, che sarà per lo meglio; che Dio vuol provarlo, e intanto migliorerà i suoi versi, e l'amica sarà più contenta di lui.
— Quale giornata di timore e d'aspettanza sarà domani! Sara, le speranze dileguano, e non vedo che il lato nero. Due volte, anzi tre in un mese ho fatto un buco nell'acqua. Se avessi un'altra lira, mangerei volentieri qualcosa stassera per cacciare i pensieri sinistri, ma son costretto economizzare quest'unica che ho, per la speranza d'avere domani a pagare una lettera. Come sarò ricevuto? Il peggio ch'io possa aspettarmi è di vedermi restituito il mio libro dal servidore senz'altro: il men peggio è di udire un rifiuto polito. Ipotesi dolorose tutt'e due!»
Chi conosce l'alternar delle fidanze e degli sconforti in chi è alle prese colle difficoltà, non può non affezionarsi a questo nobile soffrente. E a volte a volte espone le sue angustie all'amica, come Foscolo alla Donna Gentile; ma con ben altra nobiltà e colla sola superbia della rassegnazione. Colla quale, sempre senza appoggi, cervava consolazione nel legger Tibullo, Orazio, Dryden, e far qualche passeggiata lungo il Tamigi, per quanto le mal nutrite forze gli permetteano. Perocchè, nella gran città di Londra molti sono che muojono a' pie' dei palazzi, ove un lord muore di replesione, o s'attedia per non saper come spendere dieci milioni d'entrata annua; o davanti ai magazzini dove si fanno affari per dugento milioni l'anno. E Crabbe la soffriva come Chatterton; ma si rassegnava con Dio, col pensiero di Sara, co' suoi libri.
Oh! sicuramente l'età nostra, tutta positività e numeri, è poco fatta per compassionare un poeta, il quale sente in sè la favilla del genio; e come il baco venuto a maturanza, dee metter fuori il nobile filo che vestirà il re, e gli altari; perchè non si mette a lavori che acquistino pane, che importerebbe se Paganini si fosse fatto calzolajo, o Duprè muratore, o Manzoni impiegato al lotto?
Eppure anche al material vedere d'oggidì si cerca tanto il piacere, e nella fisiologia di questo avran sempre parte primaria gli intellettuali. Una grande nazione poi non vive di solo pane, e la Germania e la Spagna e l'Italia si ringrandiscono dei nomi di Göthe, di Calderon, di Dante, quanto di qualsiasi altra gloria o potenza. Da ciò il dovere dei governanti di favorire i buoni ingegni, non dico gli intriganti e i sollecitatori di impieghi e di pensioni, cui unico titolo è l'alta opinione che hanno di sè stessi.
E Crabbe la pensava così, e diresse varie epistole a lord Nord e ad altri ministri, e massime a lord Turlow, ricordando come il proteggere le lettere fosse sempre stato uffizio del gran cancelliere d'Inghilterra; ma queste gli rispose: «Scusate, ma le occupazioni non mi lasciano tempo di legger versi.» E per verità poco glie ne lasciavano la guerra allor calda contro le colonie ribelli d'America, lo scontento della plebe di Londra, le finanze scarmigliate, gli attacchi rabbiosi dell'opposizione. In questa primeggiava il famoso Burke, e a lui mandò Crabbe una lettera chiedendo, come voleva il Parini
onorato e parco
Con fronte liberal che l'alma pinga.
Come uscirà il nuovo tentativo? Sarà vano l'appello alla generosità anche di questo? Domani gli sarà reso il suo manoscritto da un servo col solito complimento che si fa al pitocco: — Andate in pace?» Quest'incertezza dovette agitare i sonni di Crabbe, metterlo in convulsione al domani mentre avviavasi al palazzo di quello; e traversando il Tamigi, guardò giù dal parapetto, ricordandosi di Chatterton, di cui allora appunto avea conosciuto la miserabile fine; e riflettendo che la vita sua dipendeva dal capriccio, da una buona notte, da una cattiva digestione d'uno sconosciuto. Oh, certo allora, pensando al suo villaggio,