Altrettanto elastico è quello del Borgo, serie di lettere, ciascuna delle quali descrive uno degli elementi di cui si compone un borgo; la chiesa e i suoi addetti; le varie professioni; i convegni, le cause pie, le osterie, la scuola, la carcere, i mestieri.
Questa successione di quadri senza legame appare anche nelle altre composizioni di lui; quadri della vita domestica e reale, adatti a un tempo quando dalla vita aristocratica l'attenzione e l'importanza si ritorceano su quella delle classi medie.
Non sarà difficile indovinare che, pur cercando il vero, Crabbe vide gli uomini piuttosto in bruno, e nelle storie espose sempre qualche catastrofe. Il patetico lo governa il più delle volte, e alcuna sino a far sanguinare i cuori; e l'emozione che eccita il fece da molti collocar fra i primarj scrittori d'Inghilterra, benchè realmente sia più adatto a quei pochi che possono apprezzare le delicatezze dell'arte e la finitezza delle particolarità. Perciò, se non ottenne quel ch'è merito supremo, la popolarità, nessun altro autore moderno trovò tanto posto nelle antologie e nei pezzi scelti; talmente quei suoi brani sono finiti col fiato, e possono stare a sè come operette compiute.
Ma che vo io qui assumendo linguaggio di critico? I grand'uomini, gl'insigni scrittori non leggeranno questa pagina, non ha bisogno di tali esempj; forse l'avrà qualche animo giovane, che nel barcollamento de' primi passi tende la mano, e non trova che un'altra gliene stende.
Il gran cancelliere Thurlow, quando il vide famoso, invitò Crabbe, gli fece scuse d'averlo trascurato, e gli fece aggradire un viglietto di 2000 sterline. Il Crabbe ne distribuì gran parte a poveri studenti che aveva conosciuti ne' momenti peggiori; e anche più tardi non capitava mai a Londra senza informarsi se qualche giovane volenteroso si trovasse alle strette. Conscio di tali patimenti, voleva mitigarli, e sdebitarsi verso la provvidenza dei soccorsi ottenuti.
Non crediate ch'e' s'ostinasse solo a far versi. Entrò ecclesiastico; fu cappellano del duca di Rutland; delle mortificazioni che accompagnano l'uom di talento nella casa del ricco inghiottì la sua parte e la espresse nel sermone Il protettore. Cercò quindi modo a sottrarsene, e avuto un sufficiente benefizio, sposò la sua Sara, e non che mettere il mondo alla confidenza di tutti i versi che componeva, dai 30 ai 52 anni, dal 1785 al 1807, l'età migliore, non pubblicò nulla di letterario. Nè del letterato avea l'ambizione o la vanità; erasi coll'ingegno sottratto alla miseria; dopo 12 anni di prove avea sposato la donna del suo cuore; or badava alla sua parrocchia, senza dimenticare d'essere stato medico; allevava al bene i suoi figliuoli, il che aprivagli occasione d'educare sè stesso; dalla botanica cercava distrazione scientifica; nè però abbandonava la Musa, pago di farne giudicare i parti dalla moglie e da qualche amico. Più d'una volta fu sul punto di pubblicar qualche opera; ma ai riflessi dell'editore (notate bene che gli editori inglesi leggono o fan leggere le opere che s'accingono a pubblicare) ne ripigliò l'esame, e il risultato fu di buttarle al fuoco. Solo per istanza dell'illustre ministro Fox, e dopo che questo l'ebbe letto e corretto, pubblicò il Registro parrocchiale che dicemmo, opera lodatissima, come poi il Borgo uscito nel 1810.
Affeddiddio, le compiacenze letterarie son troppo scarso compenso per gli affanni domestici; e se repudiamo la grossolanità di Voltaire, che diceva darebbe tutta la gloria per una buona digestione, siamo certi che i più vantati scrittori cederebbero ogni loro vanto, e i titoli, e fin le laudi dei giornalisti per una buona moglie, un buon figliuolo, un amico provato: dirò di più, per un poco di pace. Crabbe ne' tardi anni provò ancora i dolori, e quali! Di sette figliuoli, cinque perdè; e Sara, men rassegnata e più appassionata di lui, n'ebbe diroccata la salute, onde tra affezioni nervose trascinò misera vita sino al 1813. Crabbe fu per morirle dietro, poi si rassegnò alla vita e alla panacea del tempo: e cercato a gara dopo che fu celebre nelle case aristocratiche che l'aveano respinto quand'era bisognoso, invecchiò tranquillo tra i figli de' figli, tra le lodi di lord Grey, di Canning, di Moore, di Walter Scott, di Jeffrey, di Gifford, di altri critici sottili, e morì nel 1832 a 78 anni. E se gli encomj all'illustre poeta si ripeterono per un mese sui giornali e le riviste, rimarrà perenne la lode che lo presenta come specchio del letterato dabbene.
E qui non so resistere alla tentazione di esibir un altro esempio inglese di quella perseveranza che riesce. Fu famoso ai dì nostri Guglielmo Cobbet per potenza politica, e molti avranno letto i suoi Avvisi ai giovani. Or egli racconta di sè: — Ero un povero soldato che guadagnava 12 soldi il giorno, quando da solo imparai a leggere e scrivere bene la mia lingua. Chi voglia imparare non ha bisogno nè di scuola, nè di camera, nè di spese; il mio lettuccio mi serviva di sedia, il saccone da leggio, un'assa da tavolino. Per comprare candele ed olio non avevo denari; ma l'inverno studiavo accanto al fuoco, e al lume di questo; e sì che non potevo accostarmivi che alla mia volta. Se un giovane senza parenti, nè amici, nè fortuna, nè educazione, ha potuto in capo a un anno, e pur facendo il tristo mestiere di soldato, venir a capo d'altrettanto, quale scusa avrà chi in qualsiasi circostanza, sotto qualsivoglia giogo, rimarrà ignorante e povero?
«Per comprare una penna o un foglio di carta ero costretto privarmi di parte del nutrimento, per quanto avessi fame. Non un momento avevo tutto a me; bisognava leggere e scrivere in mezzo ai soldati, che ridevano, canticchiavano, zuffolavano, e che nelle ore di ricreazione sono tutt'altro che decenti e quieti. Non beffate il quattrino che davo per comprar la penna o la carta e l'inchiostro, per me era una somma, una somma grossa. Ero gagliardo, pien di salute; facevo grand'esercizio; pagato il rancio, mi restavano appena quattro soldi la settimana. Mi ricorderò sempre che un giorno, dopo tutte le spese occorrenti, mi avanzò un soldo, il venerdì sera, e lo destinavo a comprar un'aringa per la modesta mia colazione del domani; il resto se l'erano divorato penna, carta e inchiostro. Mi svesto: Oh Dio! nel mettermi a letto, affamato a segno che avevo bisogno di tutto il mio coraggio per impor silenzio all'appetito, scopro di aver perduto il mio soldo, il mio tesoro. Nascosi la testa sotto il miserabile coltrone, e piansi come un ragazzo. Lo ripeto: se fra tali strettezze io giunsi a qualche cosa, qual v'ha giovane che, leggendo ciò, non avrebbe vergogna di pretendere che le circostanze abbiano contrariato la sua educazione, e siagli mancato il tempo d'imparare?»
Così Cobbet; e noi vorremmo che coloro i quali superarono penosamente i primi passi, od ebbero più ispidi sterpi a sbroncare, più scoscesi burroni a superare, lasciando molti brani del pelo e della pelle a quei sassi, a quei vepri, raccontassero le vinte scabrezze ai giovani, e colle severe prospettive delle difficoltà gli animassero a lottare, a non credere che per agevole pendio fiorito, e tra le carezze d'una madre, le lusinghe d'un'amante, le connivenze de' giornalisti condiscepoli, si giunga alla vicina meta, al meritato riposo; e mostrando que' tanti che soccombono sulla via, e che al principio di essa o si prostrano scoraggiati, o siedono svigoriti, o sviano distratti, ripetessero a tutt'uomo che bisogna perseverare, e non isgomentandosi degli inciampi e neppure delle cadute, ripigliar lena, e marciar più risolutamente appoggiandosi alla propria costanza, chiudendo le orecchie ai canti lusinghieri come ai fischi villani; non accasciandosi nel dubbio, non indispettendosi alla minutezza delle particolarità, non irritandosi contro i colpi di spillo che ci danno gli amici, più penosi che i colpi di coltello dati dai nemici, non offuscando l'occhio colle lagrime, ma tenendolo fisso a una meta sempre più elevata.