L'ULTIMO DEGLI HOHENSTAUFEN
Milleducento cinquantotto appunto
S'incarteggiava allor che Corradino
Tradito fu, e per Carlo defunto.
Dittamondo.
La melanconia che s'attacca sempre al ricordo delle dinastie perite, massime se raccomandate dal coraggio e dalla sventura, spinse un'infinità di giovani letterati a cavare una tragedia od un romanzo dalla morte di Corradino, ultimo degli Hohenstaufen. E un romanzo veramente è il racconto che sogliono farne gli storici usuali, che, contraddetti invano dal buon senso vecchio e dai documenti nuovi, si ostinano a narrare il passato per via di luoghi comuni e di aneddoti convenzionali. Tentiamo di restituire quel fatto, all'appoggio di testimonianze o nuove o non comuni.
Precedenti.
La casa di Hohenstaufen, primeggiante fra quelle di Svevia, competè all'impero romano germanico coi duchi di Franconia e di Sassonia, e lo ottenne nella persona di Federico Barbarossa, uno degli eroi più insigni del medioevo, ancora vivo nelle tradizioni tedesche con quanto v'ha di prode e di generoso; e che, dopo rimesso l'ordine fra i contrastanti baroni dell'impero, andò a morire crociato in Palestina. Il suo nome ha suono ben diverso fra noi italiani, che ricordiamo come volle qui comprimere il movimento municipale, che avviavasi a repubblica; quel movimento che rinnovò la civiltà del nostro paese, e ne diede l'esempio agli altri. Federico si propose di rimettere al freno le nostre città, di piantarvi come diritto l'assoluta volontà del capo, ed ebbe il torto di adoprare mezzi feroci e di non riuscire; laonde l'odio nazionale lo marchiò fra coloro che soffocano un germe quando n'è inevitabile lo sviluppo; respingono verso il passato, invece di avviare all'avvenire.