Giangiacomo Medici non s'era piegato agli Spagnuoli; anzi opere di leone e di volpe usò contro di loro, e non era impresa che non gli venisse ben fatta. Si finse una volta partito ad un lungo viaggio, e mandò uno scaltrito che offerse agli Spagnuoli di metterli in potere della rôcca di Musso. Essi, avendo creduto, inviarono alcuni: e il castellano li prese ed appiccò, col danno e colle beffe. Allora, buttata giù la buffa, si pose a sfavorire apertamente la Lega Santa, che erasi ordita per ultima ruina alla lombarda indipendenza: e sfogossi contro Como, amica, o dirò più giusto, serva de' Cesarei.
Debolissimi erano i provvedimenti contro di lui, sicchè su navi sottili correndo con rapine, prigionie ed arsioni il lago tutto, e facendo sua roba della roba di chicchefosse, si affacciò sino al borgo Vico di Como. Da terra poi acquistato il castello di Monguzzo, presso al Pian d'Erba, vi pose a guardia suo fratello Battista, come a Civello uno sbandito di Como, Luigi Borserio, che facevano star la campagna così che non poteva star peggio. Egli poi, a capo di quattromila, cerniti i più da Lugano, Bellinzona e Chiavenna, prese il borgo di Cantù, occupò i luoghi principali della Brianza, tutta sparsa di castellotti dominati da feudatarj, e corse sino ai forti di Brivio e di Trezzo sull'Adda, presidiati a diligenza dagli Spagnuoli. E sebbene, mentre si avviava a soccorrere Milano, toccasse dagli Spagnuoli una piena rotta a Carate presso il Lambro, nondimeno conservò tutte le conquiste.
Nè meno de' nemici nocevano al Comasco i difensori, lupi custodi del gregge, che succhiavano e cittadini e campagnuoli con gravose tolte; ed oltre gli alimenti, in cui spendeva il Comune cento scudi d'oro quotidiani, rubavano grano, liquori, panni; se qualche cosa avanzava, se la portavano i comandanti, esattori violenti delle pubbliche imposte; per insatollare le ladre brame degli Spagnuoli, si dovettero vendere alla tromba, non che i beni degli assenti, quelli ancora di presenti; e molti, fin donne, per impotenza a pagar le tasse, furono cacciati in prigione. Dava ombra al debole governo la forza della città di Como che s'era nelle passate guerre mostrata poco o tanto capace di resistere: sicchè, col pretesto che potessero venire occupate dal Medeghino, si diroccarono molte fortificazioni; perfino il castel Baradello, ove tenevasi scorta e munizione di cibi e d'armi, fu per ordine del Leyva smantellato, mandando con somma fatica in ruina le parate, i ridotti, le stanze, la cappella di San Nicolò, lasciando appena la torre, che fra quei ruderi rammenta tuttavia in quali tempi quell'edifizio venne ristaurato, in quali distrutto. Impedito poi ogni commercio col lago, chiuso fin il porto per assicurarsi dell'armata medicea guidata da Francesco del Matto, di giorno in giorno si facea più viva la penuria, cresceano i languenti, chi non piangea aveva il singhiozzo, e per tutto un contar guai, un cercar pane, una continuità di miseria e di morte. Un cronista scriveva nel suo zibaldone: «La terra da soldati et di fame è rovinata, et io ne ho visto che, volendo extirpare herba per mangiare, caschare indreto, et così di penuria atenuati morire: sì che pregate il maximo et optimo Dio che ne difenda da tal condizione et dalle mani degli stranieri.»
Volevasi altro che i deboli sforzi de' Cesarei a reprimere il terribile Giangiacomo. Il quale campeggiò Lecco (1528), e sebbene ne fosse snidato dai sovraggiunti soccorsi, pure quei della Santa Lega, conoscendone per prova il valore, mossero ogni pietra per tirarlo dalla loro. E vi riuscirono: onde, mutate le croci bianche in rosse, disertò dal duca all'imperatore, dalla causa nazionale alla straniera, e ne fu ripagato coll'investitura del castel di Musso, da cui prese il titolo di marchese, aggiunto il dominio del lago da Nesso in su, e Lecco, di cui si proclamò conte. Per esercitare interi i diritti della sovranità, fece anche battere moneta nel suo staterello; in questo nulla più riprovevole dei re e delle repubbliche d'allora, tutti legali falsarj del denaro[30]. E siccome il Leyva, sempre mal agiato di moneta, ne chiedeva al Medeghino, questi prometteva gran somme, purchè gli desse Como in pegno; e a poco più l'otteneva.
Per consolidare il suo dominio nelle Tre Pievi rinforzò la torre d'Olonio, posta allo sbocco della Valtellina, e singolarmente la sua di Musso; poi si diede in corso pel lago, mentre il Borserio guastava la terra ferma. La flotta di lui era numerosa di sette navi grosse, da tre vele e quarantotto remi, e munite di bombarde che scagliavano palle da quaranta libbre, oltre un'infinità di legni spediti. Per sè teneva riservato un brigantino di gran capacità, coi migliori remiganti; tramezzati da fucilieri, e con questo dominava il lago, anche quando era maggior travaglio di venti. Là sciorinava lo stendardo dalle palle d'oro in campo rosso, e quel brigantino stesso col motto Salve, Domine, vigilantes, era stato da lui tolto per divisa.
E poichè la virtù spesso è ridotta a prostrarsi a piè del delitto ed invocare la permissione d'essergli sostegno, fortunato reputavasi chi acquistasse l'amistà del Medeghino, e guai a chi ne provocasse gli sdegni! Ben se lo seppe Polidoro Boldoni di Bellano, che richiesto delle nozze d'una sua sorella, osò rispondere non voler legare parentela con ribelli e ladroni, e ne seguì l'eccidio di quasi intera la famiglia[31].
Ai padroni del mondo parlò una volta in cuore alcuna pietà della Lombardia, senza vantaggio sterminata; sicchè finalmente conchiusero la pace (1529), per la quale Carlo V si obbligava a restituire il ducato a Francesco Sforza verso il pagamento di novecentomila ducati d'oro: per sicurtà di essi l'imperatore occuperebbe Como e il castello di Milano.
Il Medeghino, sdegnando obbedire al duca, e possente d'oro, d'uomini e di delitti, più sempre estendeva gli ambiziosi disegni. Il cognato conte di Altemps gli assolderebbe truppe in Germania; col Borromeo avea pratica per ottenere Arona, e così porre piede nel Lago Maggiore: già teneva una rôcca in Valsoda, barche sul lago di Lugano, intelligenze a Bellinzona, gli occhi sulla val Leventina; stringerebbe lega difensiva cogli Svizzeri; e poichè si faceva delle cose umane a chi più tirava, chi sa che, nella discordia dei voleri e nel conflitto delle ambizioni, non riuscisse a ciuffarsi il ducato di Milano?
Vôlto a dar corpo a queste ombre, e già inorgogliendo della speranza, cominciò dall'impresa della Valtellina, disponendo agli inganni il suo pensiero. Procurò metter vescovo di Coira Giovannangelo suo fratello, allora arciprete di Mazzo, poi divenuto papa Pio IV: ma avvedersi i Grigioni dell'intenzione e sventarla fu tutt'uno. Mandò allora un suo fidato, che, col sarocchino e il bordone e con devoti atti da pellegrino, si pose alla Ràsega, luogo oltre Tirano, ove acconciandosi pie parole in bocca, persuase i popoli alla devozione verso san Rocco come riparo ai fieri contagi d'allora, fe' gettare le fondamenta, diceva egli, d'una chiesa, che in fatto dovea riuscire una fortezza. Affascinati dalla superstizione, davano i Valtellinesi e oro e mani per elevar la rôcca: ma scoperto infine, e distrutte le opere sue, il bugiardo pellegrino n'ebbe assai a campar la testa.
Allora, ricorso alla forza aperta (1531), Giangiacomo assoldò Tedeschi e Spagnuoli, e condottieri lasciati senza stipendj dalla pace, tutti uomini avvezzi a disprezzar ogni legge per soddisfare ogni voglia; ed armate tante braccia e le sue, sbarca in Valtellina, dove sostenuto da amici, e massime dai frati, s'insignorisce di Morbegno, sparpaglia le truppe raunaticcie de' Grigioni, uccide Giovanni del Marmo governatore della valle ed i prodi Martino Travers e Dietegano Salis, ed a tutti i principi annunzia in voce di trionfo una vittoria sì segnalata. E poichè spargeva di far ciò tutto d'intesa col duca, i Grigioni mandarono a questo un ambasciatore a prender lingua del vero. Ma il Medeghino lo fece in un agguato ammazzare. Rimase pertanto ai Grigioni la convinzione che il marchese dicesse il vero, fin quando un legato dello Sforza, trapelato fra le insidie, narrò ai Reti come il fatto stesse, e che il duca, non che aver mano a quell'impresa, gl'invitava ad ajutarlo a liberarsi da quell'audace ribelle, promettendo loro trentamila zecchini se ricuperasse quanto possedeva avanti la guerra. Fece anche impedir gli ausiliarj che venivano al Medici, e richiamare gli Spagnuoli che stavano a suo servigio, i quali, vista mal parata la cosa, facilmente obbedirono. Ad essi il Medeghino sostituì dei prodi laghisti, e continuò pertinace, benchè fosse bandita una grossa taglia addosso a lui ed a' suoi fratelli.